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Hip hop

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Illustrazione di Agrin Amedì
Non mi piace ballare. Ballare mi fa schifo. Tutti i sabati però mi costringono ad andare nei club hip hop. «È pieno di figa», dicono loro. «Non ho l’attitudine»  rispondo io.

Non mi piace ballare. Ballare mi fa schifo. Tutti i sabati però mi costringono ad andare nei club hip hop. «È pieno di figa», dicono loro. «Non ho l’attitudine»  rispondo io. Sono l’esatto opposto del tipo stiloso e fashion. Spalle piccole, forfora, fisico mingherlino e attitudine bianca. Bianca come la panna montata. Quando parte quel fastidioso Tun-tatun-ta tipico del reggaeton mi faccio ancora più piccino, implodendo in un angolino del locale come una supernova. Nemmeno bevo. Mi bastano gli zuccheri della Coca-Cola e già mi sento euforico. Sono il contrario dell’hip hop. Quando provo ad accennare qualche passo sembro lo zio sessantenne che fa le corna gridando “yo yo” mentre ascolta Serenata rap. Non so cosa c’entro in questo posto. Poi mi rispondo da solo: «È pieno di figa». Questo basta per mandare avanti la mia tribolazione.

All’inizio della serata, quando ancora il locale non è pieno, un gruppo di ragazzi inizia sempre a pirioettare allegramente a ritmo dei grandi classici rap anni 90. Marcano il territorio per dopo. Stasera c’è una splendida musa dalla folta chioma nera che fisso da quando sono entrato e che mi mette in imbarazzo per la sua bellezza. Sembra un angelo caduto dal cielo. Lo so, è una figura retorica banale, ma non mi viene in mente nulla di diverso. Sono bravo solo in matematica. Ha gli occhi puntati sui ragazzi che ballano breakdance. La vedo mordersi il labbro inferiore mentre un tizio dal fisico asciutto e la pelle color ebano compie acrobazie sulla pista da ballo. Sarebbe bello diventare di colore. Solo alle serate hip hop, però. Se non altro per non dover vivere quella sensazione sgradevole del non sapere come chiamare gli altri ragazzi di colore. “Di colore” suona talmente tanto politically correct da ottenere l’effetto contrario. Potrei entrare nella discoteca e, dopo aver elaborato un saluto personalizzato con l’altro socio, uscirmene con un “Bella negro!” senza paura di essere picchiato. Sì, durante quelle quattro ore in discoteca vorrei essere un negro stiloso che domina la situazione. Vorrei essere uno di quei negri vecchia scuola. Uno di quelli con il fisico atletico senza fare nulla. Anzi, vorrei avere un fisico palestrato. Ma non quel palestrato asciutto. Vorrei avere uno di quei fisici alla 50 cent, uno di quei fisici che le ragazze subdolamente etichettano come “troppo grosso”, salvo poi twerkargli sul pisello appena parte la prima canzone di Cardi B. Potrei fare tutte quelle cazzate che quando vengono fatte da un nero, anzi negro, sembrano fighe. Quelle cose che rifatte da un bianco sembrano puttanate. Potrei vestirmi da idiota, tingermi i capelli di lilla e vestirmi da donna ma apparire swagg e non caso umano. Un fucking nigga! Del tipo che mi infilerei nel cerchio dei breakers e con un pò di moves mi conquisterei tutte le pussy del club. 6-step , powerfoot work, elbow spin, thomas e air flare in chiusura. Tutti a bocca aperta, bitches bagnate e io che come se nulla fosse me ne vado verso il bancone, dove la barista mi regala un mojito perché s’è bagnata a vedermi breakare e vuole un pò di uccello negro.
Avrei bitches di tutti i tipi. Bianche, nere e asiatiche. Tutte però devono avere il culo grosso. Un fottutissimo culo grosso per il king del party, baby.
Avrei la mia crew sempre pronta a pararmi il culo. Avrei Lemon Haze indoor infinita direttamente da Amsterdam e un rollatore personale come quel fottuto genio di Snoop. Adoro quel figlio di puttana. Droppa merda vera dai novanta. Ce l’avrei tra i contatti, conosciuto durante le riprese di qualche video dove curavo le coreografie. Da lì la condivisione di Mary Jane, la regina a sette punte da smookare insieme tutti i weekend.
In questo club probabilmente nemmeno ci verrei. Mi limiterei a suonarci, ma solo se ricoperto di big money e con qualche bella signorina pagata dagli organizzatori per l’after party. Un paio solo per me e una per ogni membro della gang. Con i fratelli ho condiviso la strada e sono scappato dalle luci blu quando ancora spacciavo crack per pagarmi il primo disco. Guardatemi ora! Sono un fottuto king del jetset. Dove vado ora non vedono più un negro del ghetto. Quando passo mi srotolano red carpets. Sono l’attrazione delle serate ormai. Sono un negro che ce l’ha fatta ed è uscito dalla merda con i suoi fratelli. Le pussy lo vedono, sanno che mi basta prendere un mic in mano per creare faia nel posto. So fare fottutamente bene il mio lavoro. Beyoncè vorrebbe darmela, mi scrive spesso e mi manda selfie infuocati. A volte penso che una ripassata vorrei anche dargliela, ma poi penso a Jay-z, cazzo quello è un bro, non potrei mai mancare di rispetto a un fratello. Quel negro è il top. Un fottuto buisnessman che ha creato un impero. Non potrei mai. Finirei per compromettere il brand che sto creando con impegno e fotta. Finirei per farmi nemici, e quando ti fai i nemici il piombo diventa l’unico pensiero che ti frulla in mente. Bang bang e fine dei giochi, amico. Le pussy impegnate portano rogna, o almeno quelle dei fratelli. Delle bitches che conosco ai concerti invece me ne fotto. Vogliono me, hanno me. Arrivederci e grazie baby, tocca alla prossima. Anzi, alle prossime. Il mio limousine è così grande che solo in due mi sento fottutamente solo. Ne voglio almeno quattro o cinque. Magari se fanno le brave con il big pappa possono avere in regalo una bella borsa Gucci o qualche bling bling luccicante fatto per me dal mio orafo ebreo Joseph. Ho talmente tanti bling bling che brillo di una luce tutta mia, tipo il sole e le lampadine. Roba ai livelli di Edison, you know? La cosa bella dei bianchi è che vorrebbero essere come me, perché tutto quello che faccio mi riesce sempre alla perfezione. Sai black mamba? Sì, Black mamba, Kobe, quello dei lakers. Quando ancora giocava in Nba spesso mi chiamava al telefono. «Aiutami bro, sono sotto tensione» mi diceva prima di qualche partita dei playoff. «Cazzo bro, sei forte, durante la regular season sei sempre così rilassato. Resta concentrato, fai pace con Shaq e butta dentro qualche bomba da tre punti» rispondevo controllando il mio orologio d’oro zecchino. Segna le quattro del mattino e comincio a sentirmi stanco. Sto sentendo le energie venire meno. Forse perché in questa fottuta pista da ballo ci saltello da qualche ora goffamente, con le pussy che non sono poi così interessate. Sono prese dagli altri neri del locale. Sono belle, troppo belle per un rospetto senza spalle e forforoso come me. Anche questa sera in bianco panna, come la mia attitudine hip hop. 

Perché vengo in questo locale? Perché continuo ad umiliarmi ogni singola volta? Perché la mia conformazione fisica è ectomorfa, ossia lunga fina e senza neanche un muscolo? Potevo essere mesomorfo? Un mesomorfo con spalle larghe e vitina fina che rimane sempre magro ma atletico. Perché sono qui?
Ah, già.. perché è pieno di figa.

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