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Illustrazione di Agrin Amedì
Mi terrorizza la morte, è l’ unico momento che non posso misurare, la mia morte intendo, non sapere quanto possa durare quel momento mi atterrisce più della morte stessa, finché non firmo non sono libera, 15 minuti di ritardo avvocato,

Mi terrorizza la morte, è l’ unico momento che non posso misurare, la mia morte intendo, non sapere quanto possa durare quel momento mi atterrisce più della morte stessa, finché non firmo non sono libera, 15 minuti di ritardo avvocato, sempre stato così ma non ha mai ecceduto in secondi, in tutte le cose, Matteo ci mette 5 minuti esatti per lavarsi i denti, 7 quando si passa il filo…..ah è arrivato, si va bene preparate i documenti, dove firmo? Qui? Anche sotto? Il problema della mia morte è che quando succederà non potrò dire sono morta in 14 minuti, se perdo i sensi il cronometro cadrà e chi mi trova sbaglierà la misurazione, Giovanna ha impiegato 2 ore, 15 minuti e 22 secondi per morire lo dice il cronometro e se si fosse fermato per l’impatto sul terreno? Ed io agonizzante sono morta non so quanto dopo, mi fa tremare quel non si quanto dopo, è panico puro, stomaco bloccato, giramento di testa sì un bicchiere frizzante grazie, sì l’ aspetto avvocato ci prendiamo un caffè, anche Matteo, sì, la morte degli altri si può misurare basta essere abituati a misurare tutto, è una lusinga per il tempo stesso essere misurato, è amore per la mia vita amo e misuro tutto, un clacson sta suonando da 8 minuti e 25 secondi con un’ intermittenza di 5 secondi, anche 4 di silenzio, la morte di mia madre è stata una morte ben misurata, precisa, non lasciava adito a dubbi, perdita dei sensi 35 minuti gli occhi roteavano indietro Carlo la richiamava e per 2 secondi le pupille tornavano al centro dell’occhio poi si ribaltarono di nuovo , io la fissavo e misuravo, un sospiro di un secondo e una morte effettiva di 7 minuti, ben visibile, chiara, netta, solo l’occhio del misuratore la può vedere, sguardo allenato da tutto, 2 bustine di zucchero grazie, ma che amaro Matteo, ho cambiato abitudini, sei rimasto a 3 mesi e 8 ore fa, non è una mania di misurare la mia ma un modo di amare la vita, Matteo ma come puoi capire, metti la bustina quando l’acqua bolle già da 5 minuti con le bolle grosse tipiche da pastasciutta, sì, quelle da 8 minuti al dente, manco Carlo capisce il mio modo particolare di amare il tempo, mi chiese di sposarlo allora ma non potevo, dovevo misurare la morte di mamma, sì avvocato la chiamo stasera grazie di tutto ora ho voglia di mangiare qualcosa, Carlo mi chiese di togliermi il cronometro dal collo, sembra un ciondolo, è grazioso, piccolo, d’argento, non pesa nei momenti in cui non misuro, perché ci può stare e mica posso sempre, del resto sono libera ora, ho tanto tempo, è impossibile misurare tutto ma preferisco non pensarci, mi terrorizza, sudo freddo, non respiro, se non c’ero io a misurare la morte di mamma chi lo faceva? Carlo? 27 minuti di pianto con 5 minuti di urla, no mamma no, tanto io e mio fratello lo sapevamo, ce lo aveva detto, ha calcolato solo male i tempi, primo mese di vita, la dottoressa Fusco con i tacchi ticchettava a ogni passo ma dico io si può ticchettare per 20 minuti di corsia in corsia? dovrebbe essere vietato, mamma morì dopo 22 giorni, 14 ore 9 minuti poi i 7 minuti di morte ben misurata. I 7 minuti sono una misura molto importante per me, m’innamoro in 7 minuti, integrale al miele, il clacson suona da 12 minuti, mi sono sempre innamorata così, Antonio 3 minuti per sprofondare nel lago dei suoi occhi blu, sembravano lunghissimi quei minuti, forse non erano 3 ma 4, non ricordo ma preferisco non perdermi nei meandri dell’impreciso, il tempo non lo merita quindi sono 7 minuti, non dovevo dubitare di quei 7 minuti, Antonio era perfetto per me, ma con lui il tempo spariva e mi perdevo, una lacerazione, l’imprecisione temporale non definisce i contorni, espande, dilegua anche lo spazio, l’indeterminato, l’ineffabile, l’impreciso non ci si può sciogliere così, ho bisogno del tempo per esserci, sennò non ci sono più, sono l’ accumulo di tutti i minuti passati che custodiscono me stessa come argini, senza l’impetuoso fiume dell’essere che esonda e io non ci sono più, il tempo va misurato, quando è scandito ci sono limiti, contorni di autodefinizione, forte finzione di quella che mi ritengo essere io e che senza tempo non avrebbe memoria e senza memoria smetterebbe di essere sé stessa, per essere qualcun’altra basterebbe scambiarsi i minuti, le misure del proprio tempo ma quello che si rischia è cadere nell’indeterminato, cadere nel nulla e io non respiro, mi sento franare, poi c’era il discorso di Matteo, 45 minuti di retorica mirata al mio cuore, ben riuscita, in macchina, una macchina che tossisce, per la frizione dice lui per le sigarette che ti fumo dico io, due pacchetti di Camel al giorno, sono libera, piano piano mi sgretolo il cuore mi batte ma non riesco a misurarlo, non sapere quanto dura ogni battito non so dove finisco io e dove inizia quello che mi sta intorno, sto franando, mi aggrappo a quel clacson che suona da 15 minuti precisi, 15, mi devo concentrare su di lui così la mente non può sfuggirmi, sono libera, sto cadendo nell’indeterminato, può un iceberg sciogliersi così, si pensava perenne, solido e invece ritorna nel suo liquido amniotico fino a non essere più quello che era e diventa altro, senza contorni, indefinito, sciolto nel mare ne diventa parte, libero, libero di muoversi ovunque senza costrizione di forma alcuna, ha fumato per 5 minuti Matteo prima di andarsene il posacenere fuori dal bar è pieno, c’è chi butta le sigarette anche quando non sono finite, acciaccate e curve sembrano vermi, li ho sotto le finestre, erano sporchi e neri, li ho portati in via Belli qui vicino, il clacson suona da 17 minuti, smacchiano  e disinfettano in 5 minuti ma non è così, ci hanno messo 7 minuti e 45 secondi di più o meno, come quando m’ innamoro. e io se avessi saputo questo non sarei qui a fare i conti con la mia libertà fatta di solitudine e attimi non scanditi, che mi fa perdere in tutto e non mi ritrovo più, mi sciolgo nel tempo sgretolandomi in infiniti attimi, il clacson suona da 22 minuti, ci ho messo 4 ore per innamorarmi di Matteo, un pranzo lunghissimo con le mazzancolle che sembravano scorpioni, la festeggiata ticchettava sui tacchi avanti e indietro per i tavoli, come si chiamava? No la multa no, macché un’ ora, sono passati solo 30 minuti non 60, se ho misurato bene ma non ci voglio pensare anzi ne sono sicura, sono 30 minuti che suona questo benedetto clacson e io ero al bar, lo sa che il freddo dell’aula fa a cazzotti con l’ odore dei cornetti, posso pagarla in ricevitoria, ci puoi mettere anche 5 minuti, ma ero alla sentenza di divorzio, sono stata sposata 13 anni e 4 mesi, ho divorziato in 7 minuti, cioè in 7 minuti ho firmato, ha una macchia sulla camicia, a via Belli gliela tolgono subito, non ci mettono 5 minuti come dicono a portar via la macchina, sono bravi, ci mettono 7 minuti.

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