La fantasia va a spasso

Quello che capita in un laboratorio di scrittura è qualcosa che non si realizza in nessun altro spezzone della vita: la fantasia, i tentennamenti, i desideri, le sconfitte e le speranze prendono forma. Una forma concreta.

Giacomo Grande

Stati allucinatori avanzati. Possibile schizofrenia.

Dorotea Branca prese questo appunto prima di alzarsi dalla scrivania e ricevere il prossimo paziente.

Polpette in umido

Non riesco mai a lasciare lo studio prima di sera. Mi piacerebbe uscire al tramonto, almeno una volta ogni tanto. A quell’ora i platani hanno cortecce d’argento e foglie d’oro e i tavoli dei bar si colorano di arancio spritz e verde oliva.

Tortellini

Il supermercato è freddo e ha le luci al neon come quelle dell’ospedale. Si trova al piano interrato di un grosso edificio all’inizio della Boccea. Sono le sei e mezza di sera. Incrocio diverse persone che fanno rumore con i carrelli trascinati sulle piastrelle del pavimento.

Lo sguardo tuo

T’ho vista, sa’. Me guardavi co’ quell’aria divertita, quasi soddisfatta. C’ero ricascata. No, nun è ‘na metafora, no. Ero proprio cascata de novo. A tèra. Spalmata come la Philadelphia su ‘n cracker. Carambolata, ecco. Roteando, annaspando, contorcendo ‘e mani e ‘e braccia in quei secondi che conoscevo troppo bene.

Hai un capello?


«Hai un capello…»
«Cosa?»

Pochi sanno che cosa fa davvero uno psicoanalista tutto il giorno. Pensa? Prende appunti? Lascia che la sua mente associ liberamente idee fino a raggiungere gli angoli più reconditi dell’inconscio del paziente?