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Il computer nuovo

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Illustrazione di Agrin Amedì
Si era seduta davanti al suo nuovo computer per scrivere il racconto della settimana e non aveva proprio idea da dove cominciare. La sua mente era come bloccata. Le venivano solo spunti poco interessati. Non erano adatti alla linea fornita da Agrin, l’insegnante di scrittura creativa, nell’ultima lezione.

Si era seduta davanti al suo nuovo computer per scrivere il racconto della settimana e non aveva proprio idea da dove cominciare. La sua mente era come bloccata. Le venivano solo spunti poco interessati. Non erano adatti alla linea fornita da Agrin, l’insegnante di scrittura creativa, nell’ultima lezione.
Si alzò e cercò un po’ di aiuto in una sigaretta, come era solita fare quando si sentiva in stallo. Si sedette sul divano e la accese, aspirandone il fumo con calma.
Finita la sigaretta tornò a sedersi davanti al pc. Niente. Non le veniva proprio un’idea decente. Pensò a quello che le era successo nell’ultima settimana sperando di trovare uno spunto per il racconto; era stata una settimana tranquilla priva di eventi particolari e degni da seminare una traccia per il lavoro da fare.
Decise allora di cominciare comunque a scrivere il titolo. Già, il titolo… altro problema.
Le venne in mente una vecchia storia sulla quale avrebbe voluto scrivere un romanzo e cominciò a digitare le prime parole: Mancavano pochi giorni a Natale e quella mattina aveva deciso di andare in centro a fare gli ultimi acquisti; non era stata una buona idea. C’era un traffico spaventoso e faticò parecchio a trovare il posteggio. Aveva anche iniziato a piovere. Arrivò al grande magazzino che era completamente bagnata e imprecò quando una signora la bagnò ancora di più per chiudere il suo ombrello.
Poi guardò lo schermo e non vide le parole che aveva appena scritto. Com’era possibile? Il pc era nuovo, appena comprato. E quel nuovo modello le era costato anche parecchio.
Provò di nuovo. Niente; le parole non comparivano sullo schermo.
Chiuse il file e lo riaprì: sullo schermo compariva ancora un file vuoto. Si stava innervosendo quando vide che i tasti muoversi da soli: «Ciao… ma sei sicura di quello che stai scrivendo?».
Il pc stava scrivendo da solo… vabbè che era un modello super nuovo ma che scrivesse da solo non lo avrebbe mai immaginato. Continuò: «Mi rifiuto di scrivere la cretinata che hai appena digitato. Ci vuole una cosa più dinamica. Più interessante. Non va bene quello che hai pensato».
«A sì? E allora visto che sei così bravo perché non lo scrivi direttamente tu questo racconto? Io non riesco a trovare niente di meglio» disse lei rivolta al pc.
«Se avessi una mente per pensare lo farei ma purtroppo posso solo scrivere quello che tu digiti. Ma certe cose proprio no. Non le tollero.»
«E sentiamo, secondo te cosa dovrei scrivere? Il mio stile è questo.»
«Beh, sicuramente una storia diversa da questa…»
«Senti oggi non è proprio aria. Sono in ritardo con il racconto e martedì lo devo consegnare. Che ne dici se scrivessi un racconto di fantascienza? Ma sì, vediamo un po’…» 

Tutto era cominciato con l’esplosione di una bomba nucleare nel Pacifico. Gli USA avevano assicurato che sarebbe stato solo un test senza conseguenze e invece quell’esplosione aveva innescato una serie di terribili terremoti che nel giro di pochi minuti avrebbero distrutto quasi tutte le città dell’Europa e dell’America. In poche ore la serie tellurica si sarebbe poi era spostata in Asia, Africa e Oceania. Ormai sulla terra non c’era quasi più vita.

Anche questa volta le parole non comparvero sullo schermo. Apparve invece: «Non è adatto a quello che devi scrivere questa settimana, prova con un’altra cosa».
«Ora mi stai facendo innervosire veramente. Adesso provo a scrivere di nuovo e tu fai il tuo dovere. Capito?»
«Scrivi qualcosa di decente e lo farò senz’altro.»
«Ora mi hai proprio scocciato. Scrivo un giallo? Non sarò Camilleri ma ti farò vedere che un bel commissario me lo invento se voglio.»

Era stata trasferita d’ufficio presso la Questura di Catania da pochi giorni. Non era ancora riuscita a stabilire un contatto con i colleghi. Era il nuovo commissario e tutti le portavano quel rispetto affettato che lei non desiderava. Solo il vice commissario le aveva mostrato un po’ di delicatezza chiedendole se avesse trovato di suo gradimento il nuovo alloggio e rendendosi disponibile ad accompagnarla per un giro in città.

Scrisse di corsa senza guardare lo schermo.
«Questa volta non dirmi che non ti piace…»
«Mi rifiuto di riportare anche questo; la solita storia del commissario donna che viene trasferita in una città lontana, che si trova a combattere con i colleghi maschi, che si innamora del magistrato… Storia vecchia, bella mia.»

Ora era proprio esasperata.
«Cosa vuoi che scriva? Una storia d’amore… La so scrivere sai? Non ci vuole niente…

Si erano innamorati appena si erano conosciuti. Si erano incontrati per caso all’uscita di un bar. Avevano entrambi chiamato un taxi ma ne era arrivato uno solo. E lui, molto gentilmente, le aveva dato la precedenza. Lei aveva proposto di prenderlo insieme e così avevano fatto. Avevano scoperto di abitare nello stesso quartiere e così fecero l’intero tragitto insieme. Avevano chiacchierato per tutto il tempo fino all’arrivo sotto casa di lei.

«Ecco, così ti piace?»
Alzò gli occhi sullo schermo e vide che era ancora bianco.
«Ora basta! Ti chiudo e vado a farmi una passeggiata. Quando torno ne riparliamo.»
«Fai come vuoi, ma tanto non scriverò quello che non mi piace. Ma perché non provi a scrivere una storia surreale?»
Lei ci pensò un po’ su. Ma sì, il computer aveva ragione. Una storia surreale era quello che ci voleva.
«Grazie pc… è proprio una buona idea!»
Così iniziò a scrivere: 

Si era seduta davanti al suo nuovo computer per scrivere il racconto della settimana e non aveva proprio idea da dove cominciare. La sua mente era come bloccata. Il computer la fissò a lungo, poi cominciò a parlare.

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