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Io per X = …

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Illustrazione di Agrin Amedì
Si era chiuso nel bagno a finire i compiti di matematica per non dover sentire il rumore della madre perennemente in cucina. Seduto sulla tazza col quaderno addosso, fissava una misera equazione: questo per X è uguale a questo. Perciò quanto vale X?

Si era chiuso nel bagno a finire i compiti di matematica per non dover sentire il rumore della madre perennemente in cucina. Seduto sulla tazza col quaderno addosso, fissava una misera equazione: questo per X è uguale a questo. Perciò quanto vale X?
Si chiedeva se quella X valesse tanto o poco.
Per il padre valeva tanto, visto che per colpa di un cinque non lo aveva fatto uscire per una settimana.
Per la madre valeva sicuramente poco, dato che non guardava mai nemmeno una pagella decente.
Per lui quel valore oscillava fra tanto e poco e sul foglio vedeva la sua X espandersi e contrarsi in un modo quasi ipnotico, partendo da un puntino minuscolo fino a occupare tutta la pagina.

Si era risvegliato a terra col quaderno aperto sotto la pancia e il pennarello accanto al lavandino. L’orologio, che la madre aveva preteso anche in bagno, segnava due ore in più rispetto a quando era entrato.
Ancora disteso sulle mattonelle rosa, osservava come non fossero di un rosa uniforme, ma con tante piccole striature parallele di una gradazione più scura, come le righe di un quaderno.
Si trovava circondato da pagine rosa sulle quali chi avesse lasciato anche il minimo segno sarebbe stato punito con severità. Rimase sdraiato, si stiracchiò sonnacchioso, recuperò il quaderno e il pennarello nero. Cominciò a copiare l’equazione su una mattonella del pavimento, proprio sotto al lavandino.
Questo per X uguale questo.
Capii che X valeva uno e non gli era mai riuscito così facile.
Ma uno, era tanto o poco?
Un centesimo era poco.
Un amico era tanto.
Una madre era troppo.
Così andò avanti a scrivere equazioni in cui toglieva o aggiungeva, raggruppava o divideva.
Disponeva tutti i valori che per lui avevano un senso all’interno di calcoli e operazioni le cui regole erano familiari.
Cinque in matematica per una volta faceva zero uscite.
Un latte versato per un secondo faceva un ceffone per tutta la vita.
Associava il concetto di infinito a quello di insopportabilità.
Osservare le mattonelle ancora vuote gli dava un senso di soffocamento. Così continuava a scrivere sommando tutti gli eventi che ricordava. Un cinque in matematica più un latte versato più due pipì a letto più quattro opinioni non richieste…
Arrivato al bordo della vasca si impose di mettere un uguale e non gli venne altro che una casa. Cominciò a disegnare il contorno sull’ultima metà della mattonella in fondo e immaginò che continuasse, inglobando tutto ciò che conosceva. Seduto, con le spalle quasi appoggiate alla parete, si abbracciava le ginocchia e abbandonava la testa. Si rese conto di avere esaurito i ricordi. Le pareti erano adesso minuziosamente riempite di tratti, simboli, quantità e relazioni. Mancava solo un quadrato di quattro mattonelle proprio sotto di lui. Così accovacciato, prese il pennarello e seguì con la punta il suo contorno a terra, dai fianchi alla schiena, i talloni attaccati alle cosce. Quando si alzò in piedi, vide che lo circondava uno zero. Quella curva chiusa su sé stessa limitava il suo spazio. Provò a fare un passo ma non ci riusciva. Era chiuso in un cilindro che non gli consentiva alcun movimento laterale. Provò ancora, più e più volte, venendo ricacciato all’interno. Cominciava a sudare e, nell’asciugarsi la fronte, puntò il gomito verso l’alto. Capì in quell’istante che quella direzione non gli era preclusa. Tentò lentamente di allungare entrambe le braccia: tutto sopra di lui era libero. Più in alto sulla parete riconobbe la piccola finestra che dava sulla chiostrina, unica discontinuità tra le mattonelle.

Mentre il suo respiro si faceva pesante e accelerato, le pareti intrise di segni si avvicinavano richiudendosi su di lui come un tovagliolo accartocciato dopo colazione. Anche il pavimento si incurvava e le sue incognite ora puntavano dritto verso di lui, lasciandogli poco tempo e una solo strada: un bagno rosa tinto di nero.
Un cerchio a terra sotto la finestra aperta.
E al centro del cerchio un quaderno, con un’equazione.

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