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Gli occhi del nonno

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Illustrazione di Agrin Amedì
«Devi rimanere fuori con me e mamma, papà. Non devi entrare nella maniera più assoluta.» «Zitta Livia, sta nascendo mio nipote.» «Papà, in verità Lucrezia ti ha detto più volte che…»

«Devi rimanere fuori con me e mamma, papà. Non devi entrare nella maniera più assoluta.»
«Zitta Livia, sta nascendo mio nipote.»
«Papà, in verità Lucrezia ti ha detto più volte che…»
«Zitta Livia, è un momento solenne questo. Finalmente un nipote! Già lo vedo… muoverà i suoi primi passi nel mio giardino, gli insegnerò a piantare le gardenie, i gerani e i limoni mentre discorreremo dello stile del De Bello Gallico, uno stile asciutto come solo il grande Cesare può avere, efficace, risoluto; allora mi guarderà con i suoi occhioni che ha preso da Lucrezia che a sua volta ha preso da me e dirà Gallia est omni divisa in partes tres e mi si gonfierà il cuore. Tutto suo nonno…
«Ma papà Lucrezia ti ha detto più volte che…»
«Zitta Livia, fammi parlare del mio primo nipote! Ci diletteremo leggendo Virgilio, non solo l’Eneide ma anche le Bucoliche, passeggiando in giardino sotto l’ombra del faggio che piantarono i nostri avi…»
«Papà il faggio fa parte del parco nazionale adiacente al nostro giardino; è terreno di demanio civico, non può essere privatizzato ed è là da secoli.»
«Zitta Livia, come al solito non capisci niente. Suvvia, vai ad esercitare il tuo mestiere altrove! Voi donne non dovreste essere avvocati, ma solo donne occupate con la casa.
«Dicevo… lo guarderò e lui mi guarderà con quegli occhioni belli che sua mamma ha preso da me ed esclamerà citando il poeta Tytire tu patulae recubans sub tegmine fagi; io orgoglioso gli darò una pacca sulla spalla e gli parlerò della Pax Augustea e della corte di Augusto dove erano presenti personaggi eccelsi, non solo Virgilio ma anche Tito Livio, da cui il tuo nome…»
«Papà, me l’hai detto cento volte. Piuttosto senti Lucrezia quanto urla, sono le doglie. Mi sa che ci siamo, vado a chiAmare mamma, torno subito.»
«Zitta Livia. Muoviti, esci! Voglio rimanere qui! Senti come urla tua sorella… dalle doglie si capisce subito che mio nipote è uno spirito guerriero. Già lo vedo con il suo fucile che mi seguirà durante le battute di caccia al cinghiale: portamento fiero e occhi attenti come suo nonno; nessuno sarà in grado di sostenere per più di dieci secondi quello sguardo profondo connotante un piglio deciso come quello di Lucerzia che lo ha preso da me.»
«Eccomi di ritorno papà, mamma è al bar. Ma parli da solo papà?»
«Zitta Livia, per favore non mi interrompere.»
«Papà, Lucrezia ti  ha già detto che…»
«Zitta Livia, sto parlando seriamente, non è il momento di disquisire di argomenti futili tipici di voi donnette; gli insegnerò le cose che ogni uomo deve sapere e che di certo quel terrone del padre non gli insegnerà mai.»
«Papà, Danilo è di Rieti, e se proprio vogliamo essere precisi è più a nord di Roma, alto Lazio.»
«Zitta Livia, Roma è Roma e Rieti è Lazio, i reatini? Mandriani sul Velino, ecco che sono, bevitori di genziana sottobanco!»
«Papà Danilo non è un mandriano, ha un buon lavoro, è colto ad è anche laureato alla Sorbonne.»
«Zitta Livia, conosco bene i colleghi gallici della Sorbonne, manco alla stessa scrivania mi ci siederei con quei mangialumache senza bidè. Suvvia Livia, puzzano di Roquefort; facile fare i raffinati con le nostre opere chiuse dentro i loro musei. E poi vogliamo parlare perfezione dell’Amore e Psiche del Canova? Sì, Canova. Mio nipote avrà un fisico statuario degno di tale scultore, come suo nonno. Mio nipote avrà un assetto fisico che tutti invidieranno: forte, elastico, armonioso, non come quei fannulloni dei miei allievi che quando spiego latino stanno perennemente stravaccati sul banco con le loro schiene storte, con i loro lardi bianchi, figli dell’ozio e della Nintendo, rammolliti incurvati dalle loro scoliosi. No, mio nipote sarà l’orgoglio della sua squadra di calcetto, farà i goal a cucchiaio come Totti, tiferà la Roma e verrà con me allo stadio sfoggiando il completo giallorosso che la nostra famiglia si tramanda da generazione in generazione.»
«Papà, quel completo te l’ho regalato io tre anni fa…»
«Zitta Livia, che ne sai tu, sono cose da uomini queste. Mio nipote saprà accendere la brace e a pasqua sgozzerà l’agnello, procurerà lui stesso la cacciagione per far mangiare la sua famiglia – come fanno i veri uomini – e mentre noi prepareremo le pietanze che voi donne cucinerete, ripasseremo le odi e gli epodi oraziani. E quando mi rivolgerò a lui con una pacca sulla spalla esclamando Carpe diem, nipote, lui mi guarderà con i suoi occhi vispi e attenti, gli stessi di Lucrezia che ha ripreso da me, e dirà Quam minime credula postero, nonno e ci abbracceremo davanti al barbecue perché è così che fanno i veri uomini.»
«Papà, quando esce l’ ostetrica fermala e chiedile notizie…»
«Zitta Livia, cosa dici? Non posso disturbarla, non voglio distrarla con domande futili mentre mio nipote viene alla luce; e gli insegnerò a coltivare i pomodori e tutti gli ortaggi, non avrà il bisogno di acquistarli, nella sua dispensa ci saranno solo conserve fatte con i prodotti del nostro orto. Sì, nonno e nipote coltiveranno pomodori succosi e polposi, orgoglio della nostra famiglia, invidia dei nostri vicini che solo perché producono vino si sentono chissà chi. Ubriaconi, rammolliti laziali… Se non avessero bonificato l’agro pontino sarebbero affogati nella melma del loro paese natale.»
«Basta papà! Sei pesante.»
«Zitta Livia, ancora parli! Braccia tolte ai fornelli, ecco che sei! Manco una semplice ajo e ojo sai fare. Ma io insegnerò a mio nipote a scegliere una ragazza virtuosa senza grilli per la testa, una sapiente padrona della cucina e ovviamente della stanza da letto; chissà quante ne conquisterà con quegli occhi vispi e intelligenti che ha preso da me.»
«Papà, ecco l’ ostetrica!»
«Zitta Livia…»
«Signori, complimenti…»
«Com’è? È bello? Ha gli occhi come i miei?»
«Signor Leonardi, sua figlia ha avuto un parto meraviglioso. E complimenti, è il nonno di una bellissima bambina dall’aria vispa.»

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