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Due fette

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Illustrazione di Agrin Amedì
È stato da adolescente che ho iniziato ad associare la cucina al sesso. Fino ad allora, la cucina era stata il simbolo delle feste e dei momenti di condivisione con la famiglia.

È stato da adolescente che ho iniziato ad associare la cucina al sesso. Fino ad allora, la cucina era stata il simbolo delle feste e dei momenti di condivisione con la famiglia.
È stato proprio in cucina, infatti, che ho visto le mie prime scene d’amore e di nudo riflesse sui vetri della porta che dava sulla veranda, alle spalle di mio padre. Eh sì, perché quelle scene apparivano sempre durante i film in prima serata mentre cenavamo tutti insieme. Il programma lo sceglieva papà, e se all’arrivo della scena “incriminata” ero tanto brava da fingere indifferenza, potevo anche sperare che lui non cambiasse canale. Per cui all’arrivo del momento cruciale in cui i due protagonisti esageravano, il messaggio (muto) era chiaro: «Non guardare altrimenti cambio canale». E io buona buona mi giravo e fingevo indifferenza, godendomi il riflesso dietro le spalle di mio padre.
Ma la consacrazione definitiva a luogo del sesso la ebbi al primo appuntamento con un ragazzo, quando si presentò alla porta vestito del solo grembiule. Non me ne resi conto subito, vista la naturalezza con cui si muoveva, ma non appena girò le spalle e mi condusse in cucina vidi solo una cosa: un sedere perfetto che danzava nell’aria. Non feci una piega, fingendo un’indifferenza e un’emancipazione che non sentivo. Con “le budella aggrovigliate” come la Roberts di fronte allo spettacolo dell’Opera, io non avevo occhi che per il suo culo. Non ricordo cosa mangiai; l’unica cosa che mi rimase impressa fu la perfezione assoluta di quelle natiche che come due piccoli meloni mi regalarono uno spettacolo indimenticabile. La mia mente non registrò altro, e scattò qualcosa dentro di me.
Diventai una proctologa alla ricerca del sedere perfetto, prendendomi cura ogni giorno di sederi di tutte le età. Principalmente vecchi, ahimè, ma non disperavo: continuavo a cercare quello che eguagliasse il primo sedere d’uomo sul quale avessi posato lo sguardo. Era una ricerca quotidiana automatica: non appena individuavo un soggetto interessante lo invitavo a cena, nella mia cucina calda e attrezzata, e lo invitavo a cucinare per me con il solo grembiule indosso. Non dovevo più guardare il riflesso, lo spettacolo ora era davanti a me e nessuno me lo avrebbe tolto.
Naturalmente, quelle serate avevano poi una degna conclusione,. Ma presto sentii che c’era qualcosa che mi mancava, un’insoddisfazione di fondo per non poter godere appieno di quel meraviglioso oggetto del desiderio. Carezze, baci e sculacciate non erano più sufficienti. E un giorno, di fronte a un sedere meravigliosamente rotondo e sodo che mi si offriva, non riuscì a trattenermi dal morderlo con forza. L’uomo, sorpreso ma eccitato, mi lasciò fare non sapendo di dare il via a una nuova ossessione che oggi troverà finalmente la sua piena soddisfazione: potrò infatti “gustare” il soggetto numero 83, un maschio bianco di 35 anni a cui ho appena tagliato due fette di culo, nella mia cucina pulita e super attrezzata.

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