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Come un leone!

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Illustrazione di Agrin Amedì
Oggi ho un dibattito. Non è la prima volta, certo, ma questo rappresenta un aggancio fondamentale tra chi sono e chi voglio diventare; un aggancio fondamentale tra il mio passato e il mio futuro. Il topic è “l’Italia può uscire dall’Europa?”.

Questo racconto è stato scritto nell’ambito di un laboratorio di scrittura creativa
Progetto scuola-lavoro 2019, tenuto presso il Liceo Scientifico Tullio Levi Civita di Roma
 dalla Scuola Omero

 

Oggi ho un dibattito. Non è la prima volta, certo, ma questo rappresenta un aggancio fondamentale tra chi sono e chi voglio diventare; un aggancio fondamentale tra il mio passato e il mio futuro. Il topic è “l’Italia può uscire dall’Europa?”. Io sono stata assegnata a coloro che dicono “Sì”. È un momento importante, perché saranno presenti persone di spicco all’interno delle varie università e potrebbe essere un’ottima occasione per essere notata. Faccio capolino da dietro le quinte, ascolto le parole encomiastiche del professore e, nonostante sia concentrata sul mio discorso, riesco a notare il tendone rosso. È rosso, ma non di un rosso qualunque; quella è la tonalità definita “rosso sangue” – colore che rappresenta la vittoria di uno dei felini più voraci del mondo: il leone –. Ecco che, appunto, compare l’immagine limpida dei leoni in branco, visti in un documentario con mio nonno qualche settimana fa. In questo momento dovrei concentrarmi sul dibattito e non su un documentario di poca rilevanza. A un certo punto sento gli applausi, sul palco c’è un cambio di voce e l’ultima udita è quella del presentatore che annuncia i nostri nomi. Io e il mio avversario saliamo sul palco e ci sistemiamo dietro i nostri banchetti. Attendo il silenzio e inizio a parlare. Tiro fuori uno degli argomenti più delicati del topic: il debito pubblico. L’altro ragazzo mi lascia terminare il discorso e poi risponde, argomentando le sue idee. Sono concentrata e sto ribattendo, per l’ennesima volta, ma un’immagine si fa limpida nella mia mente, la stessa immagine che aveva attirato la mia attenzione durante la visione di quel documentario. Ricordo lucidamente le movenze eleganti e maestose del leone mentre continuo a parlare, ma mi rendo conto di aver rallentato il ritmo, proprio come fa questo felino quando si abbassa per osservare e studiare la sua preda. Il mio avversario, allora, aumenta la velocità e la convinzione delle sue argomentazioni, suscitando l’interesse degli spettatori; il leone alza leggermente le zampe posteriori e punta gli artigli nel terreno, così come io sto lasciando parlare l’altro dibattente, affinché termini le sue tesi. La gazzella sente dei rumori provenire dal terreno, e allora inizia a correre. Ecco il campanellino d’allarme per il mio avversario, il quale inizia ad arrampicarsi sugli specchi nonostante io abbia contestato una sua solo tesi. Il leone insegue la gazzella, la quale ansima per l’ansia. Il mio avversario comincia a sudare freddo. La gazzella inciampa, l’altro dibattente si contraddice da solo – cosa che in un dibattito non si deve mai fare –. Il leone salta alla gola della gazzella, io inizio a parlare senza prendere fiato, distruggendo le argomentazioni della mia preda, a partire dal deficit e a concludere con il tasso di disoccupazione. La gazzella muore, il mio avversario resta in silenzio, il leone ha rispettato le leggi della natura, io ho vinto il dibattito. Non so come o perché mi sia venuto in mente quel documentario, ma è proprio grazie a quello che ho capito chi voglio essere… un leone!

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