Condividi su facebook
Condividi su twitter

L’altra me

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Chi mi parla è la voce di lei nella mia mente. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Mi parla mentre mi trascino lungo queste strade, dicendomi cose che non voglio sentire. Quando l’altra me mi parla è fastidiosa, insopportabile.

Questo racconto è stato scritto nell’ambito di un laboratorio di scrittura creativa Progetto scuola-lavoro 2019, tenuto presso il Liceo Scientifico Tullio Levi Civita di Roma
dalla Scuola Omero    

 

Chi mi parla è la voce di lei nella mia mente. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Mi parla mentre mi trascino lungo queste strade, dicendomi cose che non voglio sentire. Quando l’altra me mi parla è fastidiosa, insopportabile. Per colpa delle sue parole il mio umore sta cambiando. Ero sempre sorridente, felice così com’ero, difetti compresi. Ora che c’è lei è tutto diverso. Tutto più pesante, straziante. Si diverte a farmi credere a ciò che dice, anche se è tutto finto; sono tutti complessi che lei crea nella mia mente e che io non riesco a distruggere. Stanno prendendo il sopravvento su di me. Sono soffocanti. È una parte di me che non mostro a nessuno, pochi la conoscono. Lei è molto diversa da me. Non faccio mai ciò che vuole, non dico mai ciò che pensa, forse perché mi terrorizza l’opinione degli altri e mi vergognerei a fare ciò che dice. Ogni volta che devo fare qualcosa litighiamo. Prima di uscire ho il vizio di guardarmi allo specchio e lei mi critica sempre. Ha da ridire su tutto. Io riservata, un po’ sulle mie. Lei estroversa, appariscente. Io solare, sorridente. Lei cupa, pessimista. Mi tormenta già da un po’, non riesco ad abituarmi. È fastidiosa, irritante. Non mi accetta, non le piace il mio aspetto fisico. Secondo lei dovrei mangiare meno, in modo più sano e dimagrire qualche chilo. Io però mi accetto così come sono, o meglio, ci provo. Non voglio farmi influenzare. Alla fine le sue sono solo chiacchiere, no? Amo mangiare. A volte, però, per colpa delle sue parole mi si chiude lo stomaco e non riesco a mangiare quello che vorrei. A me non piace il rap, ascolto volentieri il pop che a lei fa schifo. I miei colori preferiti sono il giallo, il rosa, il verde. Anzi lo erano. Mi sta influenzando. La mia camera, i miei vestiti e perfino il mio umore con il tempo stanno diventando più cupi, si stanno tingendo di nero. Sto cambiando. Ho paura. L’altra me non sopporta il mio carattere, non le piacciono la mia timidezza e il mio essere riservata. Lei, da egocentrica qual è, mi obbliga a parlare, a farmi notare tra la folla. Io bianco, lei nero. Come i tasti di un pianoforte. Si sta impossessando di me. Io però questa notte l’ho sfidata.
Stavo tornando a casa, era notte fonda, buio pesto e lei non faceva che parlare. Stufa di quelle orribili parole apro l’armadio pieno di vestiti colorati e sgargianti, come la vecchia me; lo fisso ed entro lì, proprio come facevo da bambina. Amavo tuffarmi in quel mare così soffice e variopinto per poi trasformarmi in qualsiasi principessa o eroina di quei tempi. Questa notte volevo solo tornare me stessa. Mi sono addormentata lì dentro e questa mattina, mentre stavo sistemando la camera, ho visto per qualche secondo un’ombra vestita tutta di nero che stava uscendo dalla mia stanza. Inizialmente non capivo chi fosse. Sapevo solo che mi sentivo più tranquilla, libera e spensierata. Lei non parlava più. L’avevo sconfitta, me ne ero liberata. Guardo l’orologio, è ora di pranzo. Mi precipito in cucina, papà ha preparato la carbonara. Io sono felice e lei si è ammutolita per sempre.

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'