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Le cuffie

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Illustrazione di Agrin Amedì
Apri di fretta quella scatola, quasi con furore, noncurante di tenerla integra. Vuoi toccare le tue nuove cuffie il prima possibile per sentirne fluire la musica, sperimentarne la purezza del suono, apprezzarne la morbida spugna sulle orecchie.

Apri di fretta quella scatola, quasi con furore, noncurante di tenerla integra. Vuoi toccare le tue nuove cuffie il prima possibile per sentirne fluire la musica, sperimentarne la purezza del suono, apprezzarne la morbida spugna sulle orecchie. Ogni pezzo della confezione che ti struscia tra le mani – il nastro adesivo, il cartone, il cellophane che le richiude – è come una matrioska da aprire strato per strato prima di arrivare a quello finale, lo scrigno prezioso. Eccole, finalmente!
Di tutti i regali ricevuti per la tua laurea, quei due grandi dischi ricoperti di materiale soffice e collegati tra loro da un supporto semicircolare nero sono ciò a cui tieni di più. Un dono inaspettato, come oggetto e come provenienza. Il bigliettino che era con loro lo avevi letto di fretta ieri: “Noi non ci siamo più, la nostra musica sì. Alessandra”. Una lieve presa alla bocca dello stomaco, per un attimo, ti aveva distolto dai festeggiamenti che avevi in mente. Ma avevi deciso di reprimere tutto ciò che quell’oggetto e quel nome ti avevano trapanato dentro: avevi una voglia matta di spensieratezza. Ed era andata proprio così. Avevi passato una serata composta solo ed unicamente di presente, ricordi e progetti cancellati per qualche ora: quella sera era stata solo tua, passata con gli amici più cari e terminata con una sontuosa scopata con la tua amichetta di turno.
Ma oggi sei di nuovo qui, con tutta la scorsa notte che ancora ti rimbomba nello stomaco, a pensare ad Alessandra con un’intensità che credevi scomparsa.
Senza tradire emozioni, dopo la frenesia dell’apertura della scatola, ti prepari all’ascolto con movimenti lenti e solenni, quasi stessi officiando un rito laico. Ti siedi sulla poltrona, ne accarezzi il tessuto beige apprezzandone la morbidezza come fai ogni volta che ti appresti ad ascoltare musica. Tiri un lungo respiro e indossi le cuffie, sistemandotele con attenzione sulle orecchie. Una lieve tensione interiore (funzioneranno?). Le colleghi e fai partire il pod. La playlist è come al solito impostata in modalità casuale.
Is it a Crime di Sade parte quasi istantaneamente, e pensi che migliore scelta il destino non poteva farla. Fin dalle prime note di sassofono cominci a vibrare in sincrono con la canzone. Ascolti il ritmo dei bongos. E poi la voce della cantante: calda, sensuale, con un’estensione pazzesca. Lasci che tutto l’insieme ti invada il cervello. Chiudi gli occhi senza rendertene conto e hai la certezza che a scrivere le parole del pezzo sia stato qualcuno che ha vissuto la tua stessa vita. Ripensi ad Alessandra. La fedeltà di quelle cuffie è assoluta al contrario di quella di lei, pensi.

This may come
this may come as some surprise
but I miss you
I could see through all of your lies
but still I miss you…

Le note calde, il ritmo da jazz lento, la voce che sembra a tratti afona: tutto esce dalla gomma celeste che ricopre i padiglioni delle cuffie ed entra dentro di te, anzi diventa parte di te. Sussurri le parole con la bocca, senza cantarle. Continui ad avere gli occhi chiusi e non lo sai neanche. Rivivi la passione, i litigi, i tradimenti e tutta la vita passata con Alessandra. Non stai cantando una canzone, stai parlando con lei.

Is it a crime
Is it a crime
That I still want you
And I want you to want me too…

Quel calmo ritornello ti riempie all’improvviso di un dolce rimpianto. Bassi, percussioni e sintetizzatori con poche note che esaltano quella fantastica voce; ti fanno sorridere. Le cuffie sembrano capire il momento e attutiscono il suono, ovattando quel momento di nostalgia. Il tuo corpo si rilassa, sprofondando in una morbida tristezza.
Ma tutto questo dura lo spazio di poche decine di secondi, forse neanche un minuto. Assieme ai fiati che cominciano a urlare all’unisono, sale anche la tua rabbia. Senti le braccia che si irrigidiscono, il sangue che fluisce con furore, tanto da sentire le tempie e il cuore pulsare con violenza. Diventi furioso. Per la fine traumatica di quell’amore. Per le cattiverie dette. Per i tradimenti. Quegli strumenti di ottone sembrano urlare il nome di Alessandra e il tuo mentre stridono insieme, non più armonici come un tempo.

I can’t give you more than that, surely you want me back…

No, non ti vuole di nuovo. Né tu vuoi più lei adesso. L’assolo di tromba con la sordina restituito da quella meraviglia tecnologica penetra dentro di te, imprimendoti nella testa la parola Fine. La fine di quel rapporto sublime tormentato, la fine del tuo percorso di studente, la fine del tuo essere un ragazzo. Ora è tutto finito. Ti senti sfinito e indolenzito come dopo una lunga corsa.
Il pezzo termina con una dolcezza struggente e le cuffie si rilassano assieme ai tuoi pensieri. Adesso puoi rilasciare finalmente la tensione accumulata in questi cinque minuti. Apri gli occhi che non sapevi di avere chiuso all’inizio della canzone.

Is it a crime
Is it a crime
That I still want you
And I want you to want me too
It dives, it jumps and it ripples like the deepest ocean
I can’t give you more than that, surely you want me back…

Cominci a depurarti. Ti accorgi che hai pianto in silenzio dalle lacrime che ti bagnano la faccia, dal sudore che cala copioso dal tuo cranio tanto da inumidire le spugne delle cuffie che scuriscono il celeste verso un blu elettrico. Spegni rapidamente il pod. Non vuoi che altre sensazioni coprano quello che stai provando adesso.
Sì, ti dici, devo iniziare la mia nuova vita. Ti togli le cuffie e le osservi con attenzione. Rivedi quella gomma bagnata, pensando che se quell’oggetto ti ha regalato con il suo suono pochi minuti di rivoluzione sentimentale anche tu gli hai dato qualcosa: i tuoi ultimi umori turbolenti. Porti il lettore sotto i piedi e lo sbricioli con calma e maniacale dedizione, fino a quando si trasforma solo in dei pezzi inutili di plastica e metallo. Poi butti tutto nella spazzatura.

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