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A proposito del Salone del libro

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Un’edizione affaticata dalle polemiche, quella dell’ultimo Salone del libro di Torino, segno di una tendenza tutta contemporanea a concentrarsi troppo spesso sulla forma e meno sulla sostanza.

Un’edizione affaticata dalle polemiche, quella dell’ultimo Salone del libro di Torino, segno di una tendenza tutta contemporanea a concentrarsi troppo spesso sulla forma e meno sulla sostanza. Con il libro sempre più trasformato in feticcio, collezionato, fotografato e accarezzato dall’effimero alone della bellezza. Come si sia evoluto l’oggetto libro, attraverso l’emancipazione dell’immagine dalla parola, è storia lunga e complessa, che vede coinvolta e spesso complice silenziosa l’arte, con il suo desiderio di appropriarsi della forma per trasformarla in contenuto kantiano. Un’edizione premiata dai numeri, dalla massiccia presenza di visitatori, che non hanno esitato a fare file chilometriche, spostarsi da un padiglione all’altro per assistere a incontri di vario genere e toccare, sfogliare, comprare libri. Tra gli stand presi d’assalto quelli delle case editrici che hanno costruito la loro immagine su una forte e consapevole identità: Iperborea con la sua letteratura nordica, Minimumfax il cui valore riposa tuttora sulla letteratura giovanile e nordamericana. L’Orma editore si conferma amatissima dai blogger intenti a fotografare i libri della loro icona letteraria Annie Ernaux, nonché gli scaffali cromaticamente ordinati. L’imperfezione, infatti, non appartiene al mondo culturale contemporaneo e i libri non fanno eccezione. “La levigatezza è il segno distintivo del nostro tempo. […] L’oggetto levigato elimina la propria oppositività”, scrive Byung-Chul Han ne “La salvezza del bello” (Nottetempo). I libri, trasformati in modelli di ordine e di perfezione, diventano strumenti dell’ossessione postmoderna di rimozione del brutto, di tutto ciò che non è gradevole, simmetrico, amabile. Dimenticando che proprio i libri sono pieni di storie imperfette, fragili, sgradevoli, persino brutte. La perfezione non ci appartiene, come imparò duramente il mondo classico, che vide morire la perfezione estetica per concentrarsi su quella morale. Viene da chiedersi cosa accade, allora, ai libri sottolineati, vecchi, impolverati o viziati dal crimine dell’usura: probabilmente non troveranno spazio nelle librerie ossessivamente ordinate ma continueranno a vivere negli spazi di chi ama veramente leggere.

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