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Il patto

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Illustrazione di Agrin Amedì
Aperto, chiuso. Nero, bianco. Scuro, luce. Fiiico! Se li strizzi così, gli occhi fanno tanti giochetti.

Aperto, chiuso.
Nero, bianco.
Scuro, luce. Fiiico!
Se li strizzi così, gli occhi fanno tanti giochetti.
Ma che ne sanno tutti di questo? niente di niente. Io invece so tutto perché guardo sempre Focus e i documentari striming che mi caricano sul computer e ne vedo tanti, a testa in su e pure a testa in giù e ci riesco sempre, in tutti e due i modi anzi, a testa in sotto o anche sotto al tavolo è sempre meglio, perché le idee mentali mi cascano direttamente dal cervello in bocca e poi le tiro fuori con le parole e dico cose che fanno ridere oppure no. O in verità mi escono i suoni che però tutti dicono che ho ruttato e invece no, non è vero, quelli sono i ruggiti dello Pterosaurus Cratereanus Mentale, che ho creato io e che fa proprio quel suono e che se s’arrabbia deve per forza ruggire, bramire, no, com’era, l’aveva detto la maestra, che certe cose le sa, aveva detto una cosa tipo come gruttisce, squiraglia, boh comunque lo deve fare, il suono dico, perché lo Pterorosaurus Cratereanus Mentale si deve sfogare, che sennò si inferocisce e allora diventa davvero cattivo e magari muoiono tutti.
Magari.
Magari muoiono.
Tutti, senza nessuno vivo!
Stecchiti.
Come quella lucertoletta fuori al cortile della scuola ieri pomeriggio, che quando stamattina ho fatto le scale per entrare, sempre a scuola, e ho cercato di rivederla, ero troppo lontano e manco co st’occhiali ci sono riuscito, a vederla, dico, che invece mamma diceva che erano speciali, boh, a me non sembrano poi così tanto particolari, in verità, o forse un po’ sì, che adesso per vedere le lettere non mi devo spiaccicare più il foglio del quaderno sul naso però non è che sia chissacché, che è sempre difficile pure aprirlo, il quaderno, certe mattine.
Certe.
Tipo oggi, in verità.
Bianco, nero.
Luce, buio.
Aperto, chiuso.
Che in verità oggi me ne starei proprio con gli occhi chiusi, perché stanotte pure non ho dormito bene e oggi sto tutto girato, come il pigiama mio quando mi sveglio la mattina. Sì, sì, ora prendo il quaderno e scrivo: Roma, 10 novembre…, ah ’mbè, che questa è la matita tua? Scusa, l’ho vista lì e l’ho presa. E allora, la matita mia? La matita, la matita… non c’è, eppure ieri c’era! In verità ieri ce l’avevo ma poi, giuro, lo giuro, giurogiurissimo che scriveva male e così s’è trasformata! Peddavvero! Ieri pomeriggio, a casa, a un certo punto è diventata tipo una bacchetta magica e tutto l’intorno cambiava colore e poi scompariva, tanto è vero che la pagina da completare, in verità, s’è tutta cancellata.
Ma che ne sanno sti scemi dei compagni miei, che non c’hanno l’astuccio stregato, e che ne sa la maestra che me parla veloce e certe volte con quella voce mi entra nel cervello e me lo gira da dentro a fuori e lo tremola tutto e io, ecco, sì lo apro sto libro ma a che pagina? 137? Cavolo, so’ tre numeri, cifre per essere esatti, che questa cosa la so io e pure la maestra, forse, ma loro, gli altri, non credo e comunque un numero così grosso è troppotanto e io qua arrivo a pensare fino a 41 al massimo, 41 è tanto, tantissimo! Pure la maestra lo sa che non ci so arrivare, a 137 dico, però mi dice sempre forza, concentrati, e dice pure che facciamo un patto, dieci minuti di patto e io devo respirare e pensare, pensare e respirare ma non mi devo muovere e roba simile per almeno per dieci minuti, ma in verità penso che 137 saranno gli anni che ha lei, a guardarla bene, perché è vecchia, davvero tanto e si capisce perché è piccoletta, perché le vecchie, col tempo, s’accorciano e s’abbassano ma si abbassano pur per parlarti e per guardarti da vicino, come fa sempre lei e tu non puoi muoverti più, specie quando ti mette la sua mano sopra la tua e ti fa scrivere al modo che dice lei e io no, non ci riesco e non voglio perché poi, quando se ne va, la matita mi ricasca sempre per terra e alla quinta volta lei s’arrabbia e diventa un Topogiraffa e ‘sto scemo qua vicino a me ride e io prendo un’altra bacchetta magica dall’astuccio mio stregato, anzi due, e mi metto a suonare la batteria sul banco e allora succede l’urlo gigante e… stop!
Come adesso.
Nero.
Buio, luce
Aperto, chiuso.
Chiuso, nero.
Nero… pero, vero, zero… fanno rima.
Ah ecco la maestra di che parla! E almeno il titolo lo devo copiare bene: LE RIME.
Epperò dalla lavagna non leggo, non vedo, troppe righe, me so’ perso quello che ha dettato ma qualche cosa mi ricordo in verità. Com’era? Rima baciata, rima alternata… rima strozzata, rima cacata, rima pisciata e pure sbavata, non mi ricordo più e ‘sto scemo qua vicino ride sempre, ma fammi vedere sul quaderno tuo, no? Sì sì, lo so, maestra, abbiamo fatto un patto, mi concentro, ecco lo vedi, sto fermo, guarda, ci riesco, forse recupero, sto pure quasi mezzo seduto, una chiappa è seduta, è l’altra che forse un po’ si muove con la gamba, è che sto tipo in moto sulla sedia perché così sto comodo e mi sembra che vado pure più veloce con la scrittura però, sì, va bene, mi fermo, non urlare, ecco ho appena parcheggiato e ho tirato su il cavalletto e quindi le rime baciate dicevi, anzi no, il titolo è così: scrivi tre rime baciate con frasi, tre baciate con rime, aspetta, no, sì: scrivi tre frasi con le rime baciate; ecco, quasi finito anzi, fatto!
Ma che ne sanno tutti, che ne sa la maestra mia, in verità, del mio compito? Intanto il mio titolo è super bello, ho pure contato le parole, sono sette e non c’è manco una lettera girata e nemmeno un errore e poi la rima, sì, lo vedo, ho scritto solo una frase e le frasi sono tre, maestra dammi un altro tempo, sta scadendo il patto, che significa che non ha senso quello che ho scritto?, guarda che belle lettere ti ho fatto, tutte nella riga, senza uscire, la O è chiusa e la S fa le curvette che dici sempre, ho scritto pure la parola “rImE” in corsivo così che sembra un disegno, in verità, un po’ in stampato e un po’ in corsivo e pure due parole tutto in minuscolo. Non ti piace? Dieci minuti tutti per te maestra e pure per me, che queste parole mi sembrano proprio belle tutte insieme messe così e, in verità, se strizzi gli occhi le vedi pure meglio e le puoi anche sentire, che hanno le voci stellate e no, non è una sciocchezza e però dai non ci fare i segni sopra con sta matita rossa, che me le rovini, no, me l’hai tutte sgozzate come fa il Topogiraffa quando attacca e squarta lo Pterosaurus Cratereanus Mentale, che poi è normale che vince no? Vince sempre lui…
Buio.
Nero.
Chiuso.
Ti lascio il quaderno, maestra, che sono proprio stanco e non ho dormito tanto; le altre due frasi vedile tu, che sono passati dodici minuti, devo risalire in moto e me ne voglio andare, in verità.
Buio.

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