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Esercizi di ispirazione

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Illustrazione di Agrin Amedì
Caro amico, ho dato una letta alla ricerca che mi hai inviato riguardo a questa nuova tecnica di ispirazione di cui sei tanto entusiasta. Senza dubbio quella del professor Rampini è una proposta interessante.

Caro amico, ho dato una letta alla ricerca che mi hai inviato riguardo a questa nuova tecnica di ispirazione di cui sei tanto entusiasta. Senza dubbio quella del professor Rampini è una proposta interessante. Ma sono tenuto a dirti, in qualità di medico professionista e navigato quale sono, che abusare della masturbazione anche se a fini, diciamo, poetici, può provocare alla lunga una serie di gravi conseguenze per il tuo corpo. Non parlo della leggendaria perdita della vista. Insomma, amico mio, siamo stati giovani entrambi, e mi sembra che a parte qualche acciacco dovuto all’età che avanza i nostri occhi possono vantare ancora un’ottima salute. Mi riferisco più che altro al pericoloso quantitativo di dopamina di cui il tuo corpo abbonderebbe al termine della giornata. La letteratura medica è ricca di informazioni in merito: questa molecola prodotta dal cervello, infatti, funziona come una vera e propria droga che, al pari di tutte le sostanze stupefacenti, a lungo andare crea una vera e propria dipendenza. Per questo motivo l’ansia di masturbarsi genera nel soggetto stati di irritabilità e nervosismo che potrebbero spingerlo a comportamenti bizzarri e, nella peggiore delle ipotesi, persino illegali. E poi, ecco, l’idea per cui i concetti astratti e le immagini si addensino, cito dalla ricerca, «nell’essenzialità concreta della parola poetica al momento del coito», non mi convince poi tanto. Prometto di approfondire gli studi del professor Rampini che ad oggi, ci tengo a sottolineare, non sono ancora stati verificati su nessun paziente. Nel frattempo ti invito a tentare vie di concentrazione più classiche, come una passeggiata in riva al mare, una gita in campagna, un buon libro. Sono sicuro che, da scrittore saggio e coscienzioso come sei, riuscirai a trovare un modo alternativo di uscire dal tuo blocco.
Tuo,
A.

 

Gentile amico e dottore, ti ringrazio di aver messo a mia disposizione la tua sapienza medica. Ma sono fermamente convinto che io e te apparteniamo a due categorie umane opposte: tu a quella degli scienziati, per i quali due più due farà sempre quattro, e io a quella degli animi danzanti, ai quali non dispiace affatto scambiare la proverbiale merda per uno sfizioso cioccolatino. Ecco perché non riuscirai mai a comprendere le mie ragioni. Prima di leggere lo studio del dottor Rampini non vedevo via d’uscita alla mia crisi: trascorrevo giorni interi davanti al computer senza scrivere nemmeno una pagina, ma che dico una pagina, una parola! Poi, simile a un faro in mezzo a una tormenta, è apparsa la rivelazione dell’onanismo poetico. Il dottore sostiene che differentemente dall’osservazione di un paesaggio innevato o dall’odore di un mare d’autunno, che ispirano una ricerca intima e silenziosa delle parole, un orgasmo indotto consente a un’anima sensibile di visualizzare le parole esatte, che basterà poi riportare tali e quali sulla pagina. E sai una cosa? Funziona. Da una settimana sono un fiume in piena, scrivo senza riposo. Inoltre, va detto, è una soluzione estremamente comoda: non appena sento che l’energia poetica si affievolisce, filo in bagno e in cinque minuti mi ricarico come un telefono cellulare. E poi lascia perdere le controindicazioni fisiche di cui mi hai parlato; sono roba superata ormai. Semmai, l’unica rogna è che la sera, stanco morto, devo sorbirmi le bizze di mia moglie, che, beh, ecco, puoi immaginare il motivo per cui si lagna. Ma piano piano anche lei si sta abituando alla cosa. Perché lei, santa donna, mi capisce. Adesso è felice che io abbia ripreso il ritmo di lavoro di un tempo, è fiera del mio entusiasmo e mi sprona a proseguire nel mio metodo. Ecco perché la amo.
Ti abbraccio,
B.

 

Amico, mi rallegra che il tuo lavoro proceda per il meglio. Ma non credi di stare esagerando? Voglio dire, nelle ultime foto che hai postato sui tuoi profili social mostri un aspetto a dir poco terrificante. Sei pallido che manco avessi la malaria, hai due occhiaie da anemico che fanno spavento e ti sono spuntati diversi brufoli in volto che ammettilo, alla tua età fanno un po’ ridere e hanno ben poche giustificazioni. Ora, va bene che in ballo c’è la tua carriera, ma non sei più un ragazzino! Peraltro, credo che non dovresti trascurare tua moglie sotto quel punto di vista. Vedi, l’insoddisfazione del desiderio sessuale genera nella donna un accumulo di ossitocina, che a sua volta porta a suscettibilità, nervosismo, stress, pensieri negativi… e se le saltasse in mente di sfogare altrove la sua ossitocina in eccesso? Lavoro e vita privata non dovrebbero mai entrare in conflitto. Fossi in te, ci darei un taglio con questo onanismo poetico.
Ancora tuo,
A.

 

Caro il mio dottorino, forse non m’intenderò di medicina, ma di uomini ne so eccome dato che sono uno scrittore. Ebbene, percepisco dell’invidia nelle tue parole. Non è che forse non ti va giù che il mio romanzo proceda a gonfie vele mentre tu non riesci a pubblicare uno straccio di articolo da quanto?, una decina d’anni? Oppure devo pensare che sotto sotto hai un debole per mia moglie e per le sue eccitantissime e illibate ossitocine? O peggio: sei invidioso che il mio amichetto lì sotto abbia una vita più esaltante di quella del tuo bozzolo che da secoli è in attesa di sfarfallare? In ogni caso, vedi di stare in campana: vanno bene le critiche ai miei metodi non propriamente ortodossi di scrittura, ma trovo davvero sgarbate le tue insinuazioni sul conto della mia amatissima sposa. La fedeltà e la sacralità del matrimonio, per noi, vengono prima di ogni cosa. Tu chiuditi pure nella tua polverosa biblioteca, che io intanto vado a produrre.
Saluti,
B.

 

Esimio scrittore, mi scoccia dover insistere ma voglio metterti in guardia dal dottor Rampini. Le mie ricerche non hanno dato i frutti sperati. Non soltanto non c’è traccia della sua teoria, ma il suo nome non figura nemmeno nell’albo dei medici. Ne devo dedurre che lo studio che hai letto è una bufala bella e buona, frutto di una mente calcolatrice e perversa. Pensa che quest’oggi, in ospedale, abbiamo avuto strani casi di pazienti collassati a causa di masturbazione compulsiva. Una volta rinsaviti, poi, hanno tutti affermato di essere scrittori e poeti, seguaci del tuo profeta! E vuoi sapere la cosa più curiosa? Nessuna moglie o fidanzata al loro capezzale. Strano, non trovi? Lo dico per il tuo bene: non farti prendere troppo la mano, prima che sia troppo tardi.
Ancora tuo, nonostante tutto,
A.

 

Gentile collega, la ringrazio dei preziosi consigli di cui sopra. La teoria dell’onanismo creativo, o poetico che dir si voglia, in effetti andrebbe rivista in qualche punto. Non avevo considerato, ad esempio, gli effetti deleteri della dopamina e l’invasione dei brufoli. Ma a conti fatti sembra funzionare. Che saranno mai due o tre bollicine in viso a confronto con la grandiosità dell’ispirazione? Dico questo non per modestia, ma perché il romanzo del suo amico è davvero bello. Non si preoccupi per lui, né tantomeno per l’integrità della sua vita di coppia. Ne ho risolti diversi altri di casi simili. E così come ho provvidenzialmente soccorso il nostro scrittore con le mie intuizioni scientifiche, allo stesso modo ho risposto alla richiesta di aiuto della sua dolcissima compagna e delle sue disgraziate ossitocine con profonda umanità. Negli ultimi giorni il nostro amico è stato preda di una foga poetica incredibilmente produttiva ma, lei capisce, anche terribilmente sfiancante. Adesso dorme da settantadue ore filate. Nel reparto psichiatrico di un ospedale fuori città, con un’accusa di atti osceni in luogo pubblico sul groppone. Niente di irreparabile. Ma lei, ribadisco, stia tranquillo. A consolare le pene della signora, ci penserò io. Siamo o non siamo dei medici?
Con affetto, 
il dottor Rampini.

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