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San Valentino

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Illustrazione di Agrin Amedì
«Dormi?» Si sentì una voce femminile nel buio. Giulia si era appena addormentata, era stanca, tornata da poco da lavoro; per San Valentino, infatti, lavorava sempre moltissimo. «No», rispose mentendo. «Dimmi!», disse pensando che a svegliarla fosse stata la sua coinquilina. 

«Dormi?»
Si sentì una voce femminile nel buio. Giulia si era appena addormentata, era stanca, tornata da poco da lavoro; per San Valentino, infatti, lavorava sempre moltissimo.
«No», rispose mentendo.
«Dimmi!», disse pensando che a svegliarla fosse stata la sua coinquilina. 

«Senti, dobbiamo parlare.»
E la ragazza, un po’ più sveglia, si rese conto che quella non era la voce della sua coinquilina e che il cassetto vicino al letto era aperto. Giulia si stropicciò gli occhi incredula a ciò che, nella penombra della notte stava vedendo: il suo vibratore fucsia fluo era in piedi sopra il comodino e le stava parlando.

«Io ho provato a capirti», disse il vibratore fucsia con tono serio ma comprensivo. «Ho provato a venirti incontro… So che lavori sempre e fai orari improponibili, che sei un po’ sfigata e che non esci mai la sera con gli amici, un po’ per i soldi e un po’ per stanchezza. E che devi sopportare le milioni di telefonate di tua madre, soprattutto ora che la tua sorellina si sposa, la quale, prima di chiudere, ti chiede sempre se qualcuno ti accompagnerà al matrimonio, nonostante sappia che tu non hai straccio di uomo da una vita.»

Giulia rimase in silenzio, con la bocca aperta e non sapendo nemmeno che cosa pensare.

«So anche» continuò il vibratore «che quando sei con me hai solo voglia di staccare la spina e di non pensare a niente. Ma adesso non ce la faccio più!».

«Come non ce la fai più?», intervenne Giulia confusa. «Non ce la fai più a fare cosa?».

«Voglio un po’ di attenzioni!», rispose il vibratore con tono scocciato. «Io sono stufo! Hai capito? Mi lasci sempre qua solo, chiuso dentro il cassetto, nascosto sotto pile di calzini come se ti vergognassi di me. Se tu non lo avessi notato sono un bel modello e ho anche un bel colore! Sì, è vero che è uscita già una versione aggiornata di me, ma…. ma non mi avrai mica sostituito con un altro modello?»

«Ma no, che dici, io ho solo te; sei stato li primo e non ho mai avuto nessun altro.»

«E allora perché non hai più voglia di fare l’amore con me? E poi non usciamo mai, stiamo sempre in casa. Che ne so, una passeggiata ogni tanto, una cenetta fuori, anche un caffè…qualsiasi cosa!»

«Cosa pretendi, che ti porti in giro presentandoti alle mie amiche?»

«Invece tu da me qualcosa pretendi sempre, vero? Non mi consideri mai e poi quando vuoi vieni, anche in piena notte, solo per ottenere ciò che sai che ti posso dare e poi te ne vai, non mi dici niente e mi rinchiudi di nuovo nel cassetto, dimenticandoti di me…»

«E che vuoi, le coccole?», disse Giulia con cinismo.

Dopo questa frase i due rimasero un po’ in silenzio. 

«Perché, non pensi che anche io possa provare emozioni?», disse il vibratore con molta tristezza. «Sai, mi ricordo la prima volta che abbiamo fatto l’amore. Tu mi hai scartato con frenesia, avevi tanta voglia di me. Tutte le mie funzioni, al tempo, ti eccitavano, amavi scoprirmi e riscoprirti con me. Non facevi altro che aggiornarmi e, subito dopo, con delicatezza e curiosità mi inserivi. Sentirmi dentro di te era sempre un’emozione incredibile. Tutto era caldo, tenero, avvolgente e i tuoi sospiri mi creavano imbarazzo.»

La voce del vibratore si era fatta più fine, a tratti rotta dalla tristezza. Giulia non poteva credere che il suo vibratore avesse provato tutto questo, dopotutto per lei era stato solo un regalo, uno scherzo delle sue amiche con cui si era divertita per un po’.

«Adesso quando ti avvicini,» riprese il vibratore «lo sento che lo fai solo per sfogare rabbia, frustrazione e stress, tanto che spesso, dopo poco, mi fai uscire, alcune volte senza nemmeno venire. E questo mi fa male. Prima stavamo ore insieme, ora qualche minuto e subito dopo mi richiudi nel cassetto. Non ci godiamo più. Io non ti riconosco più. Come vorrei che tu mi capissi…»

Giulia guardò il suo vibratore e per alcuni istanti ricordò i momenti in cui erano stati insieme, momenti di forti emozioni.
«Mi dispiace… Come posso capirti? Aiutami a capirti!»

«È ancora San Valentino, no? Dedicami una serata.»

«Che cosa vuoi fare?»

«Usciamo. Portami a fare una passeggiata…»

Giulia si alzo dal letto si tolse il pigiama e si mise in fretta un jeans e un maglione, poi prese il cappotto, si mise le scarpe e si girò a guardare ancora il suo vibratore. Era strano. Tutto era strano. Ma dopotutto, se aveva già discusso dei suoi problemi sentimentali con un vibratore, poteva farci anche una passeggiata.

Il vibratore guardò Giulia. «Come sei bella», le disse. E Giulia rimase colpita da quel complimento, tanto da arrossirsi. Era tanto che nessuno le diceva che era bella. Così prese il suo vibratore fucsia fluo e si ritrovò a vagare per i vicoli di Roma. Tutto era silenzio. Camminò tutta la notte. Da via Ripetta al Pantheon e dal Pantheon fino al Teatro di Marcello; e poi si misero insieme a contemplare la spianata da Campo Marzio e in poco tempo arrivarono ai Fori. E lì il vibratore sospirò: «L’uomo distrugge e l’uomo crea. Mi piacerebbe provarlo».
Giulia si sentì in pace e pensò che i Fori di Roma, la notte, camminare nel buio dei propri pensieri con la luce dei lampioni che illumina i ricordi fosse incredibile. Ma solo arrivata davanti al Tevere, con le prime luci che incominciavano a illuminare il fiume Giulia, fissando l’orizzonte disse: «Grazie… Sono stata  bene». E dicendolo si rese conto di provare anche lei un sentimento, molto simile a un affetto, per il suo vibratore. Aveva sempre visto quel buffo oggetto dal colore imbarazzante come qualcosa di divertente e un oggetto come gli altri, ma adesso Giulia, ripensando anche lei a tutte le volte in cui avevano fatto l’amore, si rese conto del legame che li univa.
«Torniamo a casa?», disse il vibratore. Giulia annuì e si ritrovarono in poco tempo già sulla via di ritorno.

Una volta arrivate a casa il vibratore disse a Giulia: «Prendimi e mettiti dentro per l’ultima volta. E poi fai di me ciò che ti pare.»

Giulia si spogliò, si sdraiò a letto, e dopo pochi minuti il vibratore era già dentro di lei. Il vibratore azionò tutti i suoi programmi, iniziò a scoparla e la scopò per molte ore; e quando finì, si spense per sempre.

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