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Spider girl

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Illustrazione di Agrin Amedì
Quello che accadde alla dottoressa Barbara Pucci, insigne biologa dell’università di Roma con un master conseguito a Londra e un dottorato di ricerca negli Stati Uniti, i greci l’avrebbero chiamata la “nemesi storica”.

Quello che accadde alla dottoressa Barbara Pucci, insigne biologa dell’università di Roma con un master conseguito a Londra e un dottorato di ricerca negli Stati Uniti, i greci l’avrebbero chiamata la “nemesi storica”. Oltre a un curriculum di tutto rispetto, infatti, l’esimia studiosa aveva collezionato un cursus honorum tale da proiettarla nell’Olimpo mondiale della zoologia contemporanea. Aveva, infatti, all’attivo una trilogia di pubblicazioni di etologia a forte carattere divulgativo che contribuivano non poco a scardinare tra i più radicati pregiudizi esistenti sul mondo animale: La logorrea del pesce, La seduttività della cozza, ma soprattutto L’eleganza del verme con statistiche sulla passione per i gioielli dei più comuni anellidi; erano stati bestseller mondiali. Poi aveva concluso quelle due ricerche di oculistica applicata sull’incidenza della cataratta nelle linci e sulle tecniche di trapianto del cristallino nelle talpe, infine il sogno che ogni studioso spera di realizzare: una nuova scoperta rivoluzionaria. Anzi, due, perché altrettante erano le specie animali fino ad allora mai classificate che individuò in una delle sue spedizioni: la iena piangens e la vongola feroce. Non stupisce, dunque, che avessero scelto proprio lei – con la crisi alimentare globalizzata e l’unica speranza per l’uomo riposta nell’alimentazione a base di insetti quale arma contro la propria estinzione – come massimo esperto in grado di catalogare nuove popolazioni di ragni particolarmente proteici che si sospettava vivessero nell’Amazzonia peruviana. Fin qui niente di strano, tranne il fatto che la dottoressa Pucci negli anni dell’università non aveva mai sostenuto l’esame di entomologia poiché aracnofobica. Quel 30 e lode era, logicamente, stato acquistato al mercato nero e nessuno lo aveva mai scoperto. Aveva provato di tutto per superare un limite che proprio non avrebbe potuto permettersi, perfino l’agopuntura, ma con risultati nulli. Neppure l’ipnosi in salsa freudiana che dal cannibalismo del ragno indagava a ritroso su un presunto insano rapporto dell’individuo con la madre l’avevano aiutata. Lei, poi, adorava sua madre. Però si sa, certi treni passano una volta sola nella vita – e probabilmente anche certi aerei -, perciò la dottoressa Pucci non esitò a saltare su quello per Lima, confidando sul vecchio detto del ragno che porta guadagno e sperando di trovare sulla sua strada il proverbiale aracnide a sette zampe, raro quasi quanto un quadrifoglio in un campo di trifogli e perciò portatore di una rispettabile quantità di fortuna. Quello che segue è il contenuto della relazione finale che la dottoressa inviò all’ente commissionante la ricerca il giorno prima di sparire.

Individuate tre nuove specie di ragno, classificate come segue:

  1. La vedova seria: ragno di piccole dimensioni dal comportamento particolarmente docile e dal temperamento domestico, tanto da essere considerato completamente innocuo per i suoi simili. Si nota, infatti, una particolare mutazione genetica nella femmina che, dopo aver ucciso il primo maschio con cui ha portato a termine l’accoppiamento, ravvisa una sorta di pentimento evitando di reiterare il comportamento per cui è nota osservando un prolungato periodo di lutto.
  1. La malmignotta: sottospecie della malmignatta comune, da essa si distingue per il morso non più semplicemente doloroso, bensì letale. Si riconosce dai dieci punti sul corpo che nella suddetta sottospecie assumono l’aspetto di vistosi pois viola piuttosto kitsch, dal pesante trucco verde sugli otto occhi e dalla ragnatela a forma di borsetta realizzata con filo di chewingum.
  1. La terontola rosa: grosso ragno dalla peculiare pelliccia a strisce nere e, appunto, rosa. Presenta un singolare comportamento che utilizza per spaventare i predatori: li insulta con epiteti della tradizione dialettale. Prediligendo come habitat una vasta area di confine tra la foresta e la collina, è per di più onnivora, in grado di cibarsi di quello che trova in natura, siano essi pici all’aglione o tagliatelle al tartufo.

Con queste considerazioni sull’alimentazione della terontola, la dottoressa Pucci terminava la sua relazione bollata e firmata. Da allora più nulla si è saputo di lei. Le malelingue raccontano che si sia dovuta ricoverare in manicomio dopo aver vissuto così a lungo tra gli esseri che più odiava sulla faccia della terra, ma c’è anche chi ipotizza sia stata morsa da un ragno radioattivo e giura di averla vista volteggiare tra i grattacieli di Manhattan a caccia di Norman Osborn avvolta in una succinta tutina blu e rosa.

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