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Cari estinti

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Illustrazione di Agrin Amedì
Mio caro Mimmo, ti conosco troppo bene per non sapere che in questa situazione non riusciresti ad avere con me una conversazione sensata, perciò ti scrivo queste poche righe. Quando parlo di “situazione”, lo avrai capito perfettamente, intendo l’arrivo di quella là.

Mio caro Mimmo,

ti conosco troppo bene per non sapere che in questa situazione non riusciresti ad avere con me una conversazione sensata, perciò ti scrivo queste poche righe. Quando parlo di “situazione”, lo avrai capito perfettamente, intendo l’arrivo di quella là. Ti ho visto l’altro giorno farle la mano morta. Queste che ti scrivo non sono parole fini a sé stesse, ma pittisto un avvertimento. Seppur nell’aldilà, infatti, ti ricordo che siamo ancora marito e moglie e che sono stata io l’ultima persona che hai visto prima di dormire l’eterno riposo – che tu chiami con sprezzante ironia “il tuo sonno arretrato” – e ancora io ad averti tenuto la mano durante l’estremo passaggio. Ora, invece, devo sopportare che tu faccia la salma con quella. Che poi, l’hai vista bene? Con quel colorito pallido, non smorto… E poi dimmi, che cosa sai di lei? Nessuno conosce il luogo in cui è stata seppellita – non ne parla la novella defunta –. Girano voci, inoltre, che sia apparsa più di una volta ai suoi parenti… Mi spieghi come sia possibile che sappia farlo una che è morta da appena una settimana? Non ci riescono neppure rispettabili trapassati che hanno seguito l’intero corso di “Apparizioni nel regno dei vivi livello 1 e 2” tenuti dall’esimio prof. Tristo Mietitore! E lei, al contrario, non è capace neppure di far abbassare la luce quando si avvicina alla soglia di quello che per noi una volta era l’aldiqua, cioè il mondo dei vivi. Roba che saprebbe fare anche un neomorto. “Noi eravamo come voi, voi sarete come noi”. Ricordi? A me lei non sembra affatto come noi e questo, se ho ragione, sarebbe pericolosissimo Mimmo! Lasciare che i morti seppelliscano i morti, caro, è la prima legge della Repubblica della Tomba. O sei estinto da così tanto tempo che te lo sei dimenticato?

Tua moglie nell’eternità,
Adele

 

 

Cara Adele,

mi ha causato un profondo rammarico leggere le tue poche righe. Ma visto che è così che hai deciso di comunicare, allora così sia! Quindi eccomi qui a risponderti. Vorrei ricordarti che la formula che il sacerdote pronunciò il giorno del nostro matrimonio finiva con un bel “finché morte non vi separi”. Essendo questa ormai sopraggiunta – peraltro sia per me che per te -, credo a ragione di potermi ritenere ormai svincolato dal contratto; e se tu volessi fare altrettanto te ne sarei grato per l’eternità. Il nostro matrimonio, insomma, proprio come noi, è ormai morto e sepolto. Quanto alla “situazione” – come la chiami tu -, vorrei ricordarti che “quella là” ha un nome, e uno dei più soavi: Marianna. Quanto al suo colorito, posso ipotizzare che sia pallido e non smorto perché il destino ha riservato a lei una morte bianca oppure una morte dolce. Com’è già che si chiama con quel termine moderno? Eutanasia? Sì, insomma, è bella da far resuscitare i morti (me per primo), probabilmente perché non ha sofferto nella sua ultima ora o magari semplicemente perché il truccatore dell’impresa funebre era migliore di quello che hanno scelto quelle taccagne delle tue sorelle quando è arrivato il tuo momento! Quanto al resto, alle tue illazioni sulla sua provenienza e al corso del prof. Mietitore, quante volte ti avevo detto, mia cara, che non faceva per te? Ma perché non potevi fare come tutte le tue amiche trapassate? Ammazzare il tempo con un hobby meno complicato come la pulizia della tomba oppure con la cura dei cipressi… Il tuo umore sarebbe stato molto meno putrefatto e più soddisfatto di oggi, credimi. Quanto al resto, mia cara, non ti reputo neppure degna di qualsivoglia replica, sono solo fortunato a essere morto prima che tu mi rovinassi anche la vita terrena. 

Non più tuo,
Mimmo

Caro Mimmo,

forse non ci siamo capiti, tra una settimana sarà il mio compleanno per l’eternità e come sai è uno degli eventi più attesi di tutto il versante sud dell’Oltretomba! Inoltre coincide con Halloween, la notte dei morti viventi; perciò tutti si aspettano che sia un evento in grande stile e tale sarà! Quindi, se non vuoi che io ce l’abbia a morte con te per sempre o che non ti riduca in cenere adesso, visto che quando sei deceduto non ti ho cremato vedi di metterti il tuo vestito più elegante – quello con cui ti ho sepolto -, di assumere il look più cadaverico possibile e di venirci. Puntuale! Ovviamente quella morta di fame della tua amichetta non è invitata, rammentalo bene: stai giocando con la morte!

Tua, malgrado tutto,
Adele

 

 

Cara Adele, 

anche se francamente non capisco perché mi ostini a chiamarti “cara”. L’anniversario della tua nascita al cielo non è mai stato altro che un semplice ritrovo per zombie che giocano a tresette con troppi morti, altro che evento dell’anno! Sì, insomma, una morte civile, altro che festa, ammettilo! Nonostante ciò, dal momento che per i morti a volte si fanno cose che non si sarebbero fatte per i vivi ci sarò, ma ci sarò con lei. Sì, con Marianna! Rassegnati, è lei la mia compagna di morte adesso, e lo sarà nei secoli dei secoli. Amen. Cioè stop. Non ho più voglia di ritornare su quest’argomento con te. 

Mai più tuo,
Mimmo

 

 

Caro Mimmo,

in allegato troverai l’invito per il mio Party degli scheletri per te e per Marianna. Ci ho riflettuto e hai ragione tu: ti lascio libero di vagare come il fantasma di tua nonna in quel castello in Scozia – se non vuoi non posso mica tenerti legato a me con le catene! -. A proposito, alla festa sarò accompagnata da tuo cugino Gaetano, quello che è scomparso cinque anni prima di te, pur essendo molto più giovane. Te lo ricordi? Ci siamo rivisti per sbaglio e mi ha letteralmente trapassata con lo sguardo, così abbiamo ripreso il filo di un discorso interrotto una vita (e un paio di morti) fa e d’ora in poi sarà il mio cavaliere… Nero. Grazie di avermi aperto gli occhi che credevo chiusi per sempre.

Adele

 

 

Mia dolce Adele,

quello che mi scrivi m’infligge un dolore al petto più forte dell’infarto che mi ha ucciso. Mi duole ammetterlo ma avevi ragione tu, con Marianna mi ero fatto accecare dal fuoco della passione… Ricordi cosa diceva Burdin? «Il fatto che son morti non testimonia affatto che siano vissuti» Ebbene, per Marianna è stato il contrario. Non era morta, era solo in coma e dopo una settimana, proprio ieri, si è risvegliata! Se ne è andata così, all’improvviso, senza neppure lasciarmi un biglietto di scuse e ora è nell’aldilà (o aldiqua, non l’ho ancora capito) a godersi gli abbracci del suo marito mortale! Sono affranto, Adele mia, e non so come sopravvivrò – ovviamente si fa per dire – a tanto strazio; non posso neppure prendermi il lusso di suicidarmi! Insomma, non so proprio di che morte morire. Aiutami tu!

Ancora tuo se vuoi, e stavolta per l’eternità,
Mimmo 

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