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Una lasagna, un tributo al progresso!

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Illustrazione di Agrin Amedì
Penso che dovrei muovermi di più, fare un po’ di sport. Qualcosa di non troppo impegnativo. Una cosa leggera che salvi le apparenze. Che se uno mi dice “ehi, se continui così finisce che ti prendi il diabete e l’Alzheimer”, io gli possa rispondere “guarda che mi muovo sempre, almeno 3 volte alla settimana.

Penso che dovrei muovermi di più, fare un po’ di sport. Qualcosa di non troppo impegnativo. Una cosa leggera che salvi le apparenze. Che se uno mi dice “ehi, se continui così finisce che ti prendi il diabete e l’Alzheimer”, io gli possa rispondere “guarda che mi muovo sempre, almeno 3 volte alla settimana. Sono un atleta, io”.
Una passeggiata 3 volte a settimana. Una mezz’oretta, non oltre. Aria pulita, poco impegno e poco costo. Esco a prendere il giornale, allungo un po’ il tragitto, passo dal bar e in mezz’ora sono a casa. Al bar non mi fermo però, che se no il cornetto mi brucia subito il guadagno in salute. Solo due chiacchiere se trovo qualcuno che conosco. E il caffè, senza zucchero. Anzi con lo zucchero, che senza fa schifo, e quindi 35 minuti di camminata. Mi pesa, ma ci posso riuscire. Meglio ancora: 30 minuti di passeggiata e le scale, basta ascensore. Le scale fanno bene al cuore e posso scordarmi per sempre l’infarto. La sera al pub mi mangio patatine e birra e dico agli altri “cazzo me ne frega, non prendo più l’ascensore e faccio tutti i giorni le scale, c’ho il cuore che non lo fermi neanche con le coltellate”. Le scale sono faticose, però: sudore, fiatone, scarsa stima in me stesso e nel prossimo, amare riflessioni sulla vita… Baratto patatine e ascensore. Al pub, da oggi, solo centrifughe. Uno stile di vita sano, che mi faccia finalmente stare bene. Ricco di vitamine e minerali, pieno di energie positive, una lucidità mentale mai provata prima. Efficienza sul lavoro, efficienza in famiglia, efficienza nel tempo libero; orari regolari, basta grassi, basta schifezze. Che vita di merda. Mi serve uno sport che alleggerisca la coscienza. Uno sport che dopo averlo fatto io possa sfondarmi di cibo, che mi riempia di bonus per gli stravizi. Uno sport che tutte le volte che mi vedono mi dicono “ma come fai a essere così in forma? Mangi e bevi da far schifo!”. E io ogni volta, con un sorriso dolce e con compassionevole superiorità, gli dico “niente di che sai, solo un po’ di movimento. È che sono molto meglio di te. Così, naturalmente, senza sforzo”.
Correndo bruci tante calorie quanto pesi, ogni chilometro. Se corressi 10 km al giorno potrei fare un pasto in più tutti i giorni. O mangiare per 2: 2 pizze senza vergognarmi, 2 vaschette di gelato, 2 litri di birra guardando tutti dall’alto in basso, senza sensi di colpa. “Vi vedo da qua su, voi poveri mortali sempre a dieta; osservo le vostre misere vite di privazioni; io posso tutto. Voi invece, voi non potete raggiungermi qua su, voi non potete nulla”.
Ma correre fa schifo. Fa schifo per davvero. Dopo 2 minuti non ne puoi più, e nel resto del tempo ingaggi un duro confronto dialettico con Dio da cui esci pesantemente sconfitto. Potrei andare a correre al mattino: mi alzo presto, salto la colazione, corro, torno a casa, doccia e lavoro. La giornata è finita. Sono troppo stanco per lavorare, per parlare, anche solo per sedermi davanti al PC. Vado a correre la sera: torno a casa dal lavoro, mi cambio, corro, rientro a casa; è tardi, ceno ed è già ora di andare a letto. Che campo a fare? E poi devo comprarmi le scarpe, gli auricolari, il porta telefono da braccio, l’orologio con cardio frequenzimetro e GPS; mi costa più della palestra, e ci andrei ancora meno. La palestra poi, in fila per il parcheggio, in fila per le attrezzature, in fila per parlare con le ragazze. Una stalla umana di sudore, umori e pubbliche relazioni. E alla fine di tutto, la doccia: io nudo negli spogliatoi in mezzo a centinaia di estranei, gente che ha contratto chissà quali malattie, un branco di depravati! Non posso certo fare sport per ammalarmi. Devo fare qualcosa che mi diverta e che mi mantenga in forma. Una lieve attività fisica che non degeneri in fatica. Qualcosa di non violento, sicuramente. Le arti marziali e gli sport di combattimento sono esclusi, hanno un sacco di elementi negativi: allenamenti massacranti, palestre brutte e poi disciplina e sacrificio. Disciplina e sacrificio per cosa? Che me ne faccio? Il mio scopo è potermi tuffare nel vizio senza sensi di colpa; trovare la chiave che mi permetta di condurre una vita vergognosamente laida senza subirne le conseguenze; uno sport che mi dia disciplina, che mi spinga al sacrificio, è un paradosso logico che non ho gli strumenti per affrontare. Potrei provare con il ballo, ma lo vedo più come l’ultimo gradino prima del baratro. Un gradino pieno di uomini disperati, ammassati, compagni d’armi nell’estremo tentativo di conquistare una donna. Uomini disposti a dimenarsi e a sculettare in modo imbarazzante per raccogliere le briciole della vita, a barattare la dignità con un po’ di affetto. No, non sono ancora arrivato a questo punto, spero. Forse uno sport di squadra, una cosa tranquilla senza contatto fisico. Da limitare al minimo le probabilità di farsi male, che ormai ho una certa età e vorrei una vecchiaia scoppiettante senza malanni cronici. Potrei provare con la pallavolo: amici nuovi, spirito da caserma, battute grevi, “batti il 5” pregni di adrenalina. Ma io a pallavolo non so giocare. Non so giocare quasi a nulla, in ambito motorio sono pericolosamente vicino alla disabilità. E se poi sono il più scarso? E se mi prendono in giro? E se ogni volta che si fanno le squadre mi scelgono per ultimo? Non credo di essere pronto a riaprire questo vaso di Pandora che ha già distrutto la mia infanzia. E poi ancora posso cadere male e rompermi le caviglie, buttarmi per terra sbucciandomi le ginocchia per finire di nuovo sotto la doccia tutti insieme nudi e malati. No, sinceramente, la pallavolo va bene come sport sociale; due palleggi in spiaggia tranquilli, senza esagerare, per stare in compagnia. Ma ci sarebbe una soluzione straordinaria, quasi utopica per la sua bellezza: il bridge. È uno sport, ufficialmente!, e tutto quello che devi fare è stare seduto a giocare a carte per ore e ore. Se ti alzi è solo perché c’è un buffet strabordante di pizzette, tramezzini, torte, pasticcini; e mentre mangi stai facendo sport. “Sai, sono stanchissimo, ieri ho fatto un torneo di bridge e ho male dappertutto, mi sa che me ne starò tutto il giorno sul divano.” “Io prendo fiori di zucca fritti, carbonara, saltimbocca e tiramisù. Ho giocato 6 ore a bridge, devo recuperare.” Una vita da sogno. Una vita che infatti non è credibile. “Che bicipiti possenti! Ma come fai? Eh beh, gioco a bridge, uso le carte di ghisa, 20 chili l’una.” “Wow, che addominali scolpiti, qual è il tuo segreto? Che te lo dico a fare… 6 ore seduto tutti i giorni a giocare a Bridge, una faticaccia, ma i risultati si vedono tutti.” Il famoso fisico da bridgista: spalle strette, pancia larga, culo piatto. E un branco di groupie 70enni sempre appresso. Niente, non c’è scampo. Curiamo le peggio malattie, andiamo nello spazio, abbiamo televisori giganti in casa, ma non siamo in grado di trovare una soluzione al problema più angosciante: stare in forma senza sforzo. Però io sono un sognatore, un visionario. Troveremo qualcosa, una pillola tipo, che la prendi ed è fatta, sei a posto per tutto il giorno. Bruci l’esatto numero di calorie, assumi la perfetta combinazione tra carboidrati, proteine, vitamine e grassi. E stai in forma, sempre, col fisico e la mente al massimo. Non importa quanto mangi, quanto bevi, quanto stai sdraiato sul divano immerso nella tua stessa sporcizia: sarai comunque sempre bello, in forma. Ce la faremo, noi o l’Intelligenza Artificiale, ne sono sicuro. E questa lasagna è il mio tributo al progresso!

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