Condividi su facebook
Condividi su twitter

Amore in corto

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
E pensare che per tanto tempo sono stata te. Non solo dentro di te. Non solo parte di te. Difficile era distinguermi da te. Ma forse non te ne sei accorta. O forse ora non te ne ricordi.

Questo racconto è stato scritto durante il laboratorio di autobiografia diretto
da Rossana Campo per la Scuola Omero

 

 

E pensare che per tanto tempo sono stata te.
Non solo dentro di te.
Non solo parte di te.
Difficile era distinguermi da te.
Ma forse non te ne sei accorta.
O forse ora non te ne ricordi.

Si dice che l’amore materno sia quello assoluto, l’unico incondizionato. Ma quando, dopo nove amorevoli mesi di superprotezione, sono venuta alla luce è saltata la corrente. La donna che mi aveva portato in grembo e che aveva il vezzo di farsi chiamare Pupa pure da adulta si rivelò per la bambina che era. Atterrita dalla paura, implorò il cesareo e, ai primi disagi, si guardò bene anche dall’allattare me e mia sorella. Ci consegnò poi alla madre “tetesca” che sapeva solo rimproverarci, per giunta in una lingua dura e incomprensibile. «Heil Granny!» Per il resto, venimmo su abbandonate a noi stesse. Come erba.
Cosa succede quindi quando il flusso si interrompe e quell’amore lì non ci viene dato? Be’ una conseguenza del fatto che sei costretta a fare da madre a te stessa è l’importanza spropositata che assume il Super-Io nel teatrino della tua testa. Così, a volte finisci per rimproverarti le cose più assurde.

«E perché gliel’hai data subito la prima sera?»
«Sempre lì a criticare tutto. Perché mi andava, ecco perché.»
«E poi ti lamenti se non ti ha portato all’orgasmo!»
«Mi sta cazziando pure sull’orgasmo? Da non crederci! E “portato” de che? Mica è una festa!»
«Hai ragione, sono io che… Lo so dovrei farmi desiderare di più, ma…»
«Oh no! Adesso tocca alla vittima, pure questa proprio non la sopporto.»
«Ma se ci ripensava?»
«È vero: perché doveva continuare a essere attratto da te che segui la musica con la stessa grazia di un griffone quando incalza la preda?»
«Eh, ma quando lo trovo il tempo per imparare a ballare con lo studio e il lavoro e le ripetizioni…»
«Ho capito, ma se non lo seduci abbastanza non puoi aspettarti che faccia lo sforzo per soddisfarti!»
«Lo so, è tutta colpa mia!»
«Sai che ti dico? Te lo meriti di regalare pompini a destra e sinistra.»
«Sì.»

Ecco, ci sentiremo mai degni d’amore una volta che ci è mancato quel supporto primigenio? Io, quell’amore lì, lo posso testimoniare solo da mamma. È vero che voglio i miei spazi, che a volte la mia coscienza riesce persino a escludere il mio amato figlio dallo hic et nunc, eppure darei qualsiasi cosa per lui: ammazzatemi ora, non importa. Mentre a quella madre acchiappatutto, che da quando è nata non fa che pensare solo a sé, non le abbiamo cambiato la vita di una virgola io e mia sorella. Vanitosa e fanatica com’è ha continuato a comprarsi vestiti, giocare a carte, andare alle cene, fare viaggi, accumulare gioielli… E pensare che la donna della Vergine dovrebbe essere come Cornelia che preferiva i figli alle gioie! No, non è questo il caso di quella pupazza adornata come una Madonna. Aveva solo due giocattolini in più da mostrare alle amichette. “Bamboline”, così ci chiamava. Chiedeva alle sue scimmiette addestrate di mostrare quello che sapevano fare. Io leggevo le mie poesie, mia sorella faceva capriole e poi “via in camera vostra! Se fate le brave vi porto gli avanzi della cena. Sì, anche il dolce, se rimane”.

«A che giochiamo?»
«Gioca a quello che ti pare, io vado di là.»
«Ma non hai sentito mamma? Ha detto che dobbiamo stare qua!»
«Sì e l’ho anche sentita oggi pomeriggio quando ha detto che si vedranno un film.»
«Sì, ma ha detto pure che noi non lo potevamo vedere.»
«E che me ne importa? Io lo voglio vedere.»
«Dài, Didi, non andare, ti presto la mia Barbie.»
«E che ci faccio con la Barbie? Io vado.»

La parte più difficile era attraversare il corridoio buio e lungo. Anche dividendolo in 3 parti avevo sempre il terrore di ritrovarmi nel mezzo ingoiata dall’oscurità, senza poter andare avanti né tornare indietro. Per arrivare alla porta di nonna avevo deciso che ero un cavallo, il trucco era concentrarsi solo su quello e non pensare a nient’altro. Abortii un nitrito come toccai la maniglia, ora c’era il tratto più breve, ma più terrificante: avevo scelto di essere un gatto per passare flessuosa alla porta dei miei. poi senza soluzione di continuità diventai un elefante, così a passi giganteschi raggiunsi l’ultima porta, quella del bagno. Da qui fu abbastanza facile sgattaiolare nella tenue luce del proiettore fino allo sgabuzzino dei capotti. Ce l’ho fatta! Mi merito come minimo un cioccolatino a tappa. Devo ricordarmi di rubarne 3 dalla sala da pranzo. Dov’era quel buco che ho scoperto giocando a nascondino? Aspetta, mi ero messa dietro la mantella rossa. Ma perché sento solo il ronzio della pellicola?

«Frida!»
«Shhh, che ci fai qui?»
«Non mi andava di stare da sola. Che film è?»
«Mah, è muto, in bianco e nero, guarda.»
«Ma… L’attrice sembra nonna!»
«Fammi vedere, hey ma…»
«Che succede?»
«Si sta spogliando…»
«Ma che dici!»
«Mentre balla.»
«Fammi vedere! Sì, è nuda!»

«Was zum Teufel macht ihr zweii?»
Diavolo di una nonna, mi aveva fatto prendere un colpo! Cercavo di scuotermi di dosso la paura come un cane con l’acqua. E che le dicevo ora?

«Hem… Volevamo solo vedere se era avanzato il dolce.»
«Geht wieder in eure Zimmer!»
«Sì sì, torniamo in camera.»

Meno male che non indagò oltre. Anche perché a lei non si poteva di certo disubbidire, mentre quella madre sempre assente non sarebbe mai riuscita a piegarmi, ci doveva solo provare a ordinarmi qualcosa. Ma non ci provò mica. Si limitava a regole pragmatiche, come quella di non fare il bagno dopo mangiato, che puntualmente trasgredivo. O ero piuttosto io a imporle i miei principi, come quando a partire da 14 anni la costringevo a mettere me e Tami sulla corriera con destinazione Roma per non saltare i primi giorni di scuola, mentre lei restava a godersi il mare e la nostra assenza. Insomma sì, cercavo sempre più di andare verso una forma di anarchia in cui l’assenza delle sue regole coincideva con la proclamazione delle mie. E non mi accorgevo di stare in questo modo anche scolpendo la mia personalità. Nel frattempo, trovai anche altri pertugi da cui osservare il mondo e farmi delle idee sulla vita dei grandi, sui loro segreti, le loro bugie, le loro stranezze che non sapevo essere perversioni. Ma la rabbia permaneva. Quando poco poco la madre cesarea (un gradino sotto quella solo naturale) provava a ventilare, che so?, un coprifuoco, piuttosto, mi dicevo, mi drogo, piuttosto mi faccio scopare da un’intera squadra di calcio. Ma – fortuna? caso? destino? inconscio? – i propositi di autodistruzione non erano poi così facili da applicare.

«No, guarda, non sai che si è inventato Riccardo!»
«Che ha fatto stavolta?»
«Allora, ti ricordi che mi sono fatta dare la pillola?»
«Sì, al consultorio.»
«Insomma, sono arrivata con questa confezione, gliel’ho sbattuta lì, sul cruscotto e ho detto: “Guarda, se vuoi mettiti anche il preservativo, ma dobbiamo fare l’amore!”»
«E lui?»
«E lui non mi fa: “Ma la chiesa – giuro – ma la chiesa – cioè, dopo che mi aperto gli occhi e sono diventata atea grazie a lui – ma la chiesa è contraria ai rapporti prematrimoniali!”. Giuro!»
«Noooo, e tu?»
«Eh. Lo voglio lasciare. E tu?»
«No, io ho il problema opposto, lo sai che Federico me lo chiede sempre.»
«Chi c’ha il pene non ha i denti.»
«Ahaha scema, no è che io non sono poi così convinta di lui e…»
«Ma che ti frega? Almeno ti levi il pensiero.»
«No, lo sai che non la penso come te e poi mia madre ha anche detto che quando farò l’amore se ne accorgerà perché camminerò come una rana.»
«E le credi? A Isabe’ nel XIX secolo ancora ‘ste stronzate?»

Ecco. Quando paragonavo la mia non madre a quelle superingerenti cagacazzi delle madri delle mie amiche era lì che mi sentivo benedetta. Tornavo a essere la Pippi Calzelunghe della mia infanzia che a Villa Colle fa come le pare…

«Nooo, ma che è sto casino? E questo sarebbe un racconto secondo te? Ma fammi il piacere!No, senti, ma non si spegne mai?»
«Eh lo so, mi sono incasinata, ma sarebbe una cosa sperimentale… E come ti sbagli? Dove c’è una, dopo un po’ arriva anche l’altra.»
«Sperimentale un cazzo! Che stai giocando a fare, la Charlie Kaufman dei poveri?»
«No, è che io…»
«E poi tutta sta cagata delle ferite che sono feritoie non è in fondo solo il vecchio cliché degli ostacoli che sono un’opportunità?»
«Già, non è molto originale, io volevo solo… Essere autentica.»
«E che te lo devo dire io che la verità sa essere banale? Ti sei pure svenduta quella sorta di poesia su tua madre per questa minchiata!»
«Dici? Così l’ho sprecata, peccato!»
«Poi non capisco se vuoi mettere in relazione deterministica il filmetto osé e la tua voglia frustrata di promiscuità sessuale.»
«Be’ in un certo senso… Non funziona, vero?»
«Ma ce ne fosse una di cosa che funziona qua dentro, non si capiscono nemmeno le nostre voci!»
«Sono io che non funziono! Lo so che ho i miei limiti, forse dovrei proprio smetterla con la scrittura…»
«Finitela! Non riesco a dormire con tutto questo chiasso!»
«Finalmente! La mia preferita, adesso le sistema quelle due.»
«È arrivata la Bella Addormentata nel Cervello! Perché non eri sveglia?»
«Sarà stato quel bicchiere di Bordeaux. 2010. Paradisiaco.»
«Certo, se non è un’annata top lei non lo beve mica.»
«Oh! Ma avete visto che bella giornata? Adesso ci vuole proprio un sano caffè biologico e quel bâtonnet au chocolat dietetico.»
«“Cioccolato dietetico” mi sembra un ossimoro del cazzo! Ma mangiati le carote se vuoi dimagrire!»
«Non ti preoccupare, poi ce ne andremo a bruciare le calorie in piscina che è anche molto rilassante, un po’ come tornare nel liquido amniotico e…»
«Seee ma che te credi di fare? Mica vorrai partorire te stessa?»
«Bello! Perché no?»
«Bello? Ma lo hai letto ‘sto schifo di scritto?»
«Schifo? Io non giudico, lo sai, io accetto. Ti sei divertita a farlo? Hai imparato qualcosa?  Allora va bene così, Amo’, dài sbrighiamoci con la piscina che poi ci facciamo fare anche un bel massaggio.

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'