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Candido suicida

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La fine di un amore ci ricorda che cosa sia il dolore e quanto pesi sui nostri stessi corpi. Lo spazio fisico che quella persona occupava nella nostra vita viene sostituito da un senso di estraneità e di distacco. Svegliarsi una mattina e ritrovarsi indifferenti anche a noi stessi, smarriti, stanchi, oppressi dal dolore e da quelle pareti che prima sembravano un rifugio sicuro e ora assumono la forma di una prigione.

La fine di un amore ci ricorda che cosa sia il dolore e quanto pesi sui nostri stessi corpi. Lo spazio fisico che quella persona occupava nella nostra vita viene sostituito da un senso di estraneità e di distacco. Svegliarsi una mattina e ritrovarsi indifferenti anche a noi stessi, smarriti, stanchi, oppressi dal dolore e da quelle pareti che prima sembravano un rifugio sicuro e ora assumono la forma di una prigione. È la sensazione più vicina alla morte che si possa provare, ma coscienti e consapevoli di ogni sensazione. È quel che accade al protagonista di “Candido suicida” (RoundRobin), romanzo di debutto della giovanissima Sofia Pirandello; cognome importante, che sembra però non pesare sulla sua identità letteraria come dimostra in questo libro dotato di una limpidezza disarmante. Perché la cronaca del dolore si serve di un linguaggio universale, capace di far riaffiorare il ricordo acquietato della perdita. Candido, il protagonista, raccontato in questo libro è costruito sulla falsariga di quello di Voltaire: un terremoto devastante come quello di Lisbona del 1755 gli ha rovinato la vita. Lara, altro fantasma carico di significati letterari, lo ha abbandonato. Ora lui è solo un’ombra, senza identità e senza ragione. I pensieri di un suicidio assumono la forma della normalità, ma quel che manca è il coraggio, la capacità di arrivare fino in fondo. La morte, in questo caso, corrisponde solo al desiderio confuso di volersi nascondere dal mondo e dal dolore. «Ci sono giorni che vorrei scomparire, essere visibile solo in controluce come la polvere» Ma la vita, malauguratamente, riesce sempre ad avere la meglio e così Candido si ritrova a girovagare per le strade di una Roma inaspettata, popolata da personaggi quasi kafkiani ma veri, che rendono la città ostile e accogliente allo stesso tempo. Incontri, discorsi, bicchieri di vino e una vita che ci ricorda che non abbiamo alcun controllo su di essa. Uno dei pregi di questa opera prima è sicuramente quello di aver saputo creare un linguaggio sul dolore, universale e condivisibile, ma che talvolta scompare per lasciare spazio a una trama rocambolesca che lascia senza fiato.

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