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Una sottile fetta di limone

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Illustrazione di Agrin Amedì
È fine giugno. Tira un leggero venticello, si sta bene. È sera e, come ogni sera di fine giugno, mi trovo in giardino. Nel grande, immenso giardino della casa al lago. Visto che mi sto annoiando, seduta da sola sulla sedia a sdraio a fissare la luna, penso.

È fine giugno. Tira un leggero venticello, si sta bene. È sera e, come ogni sera di fine giugno, mi trovo in giardino. Nel grande, immenso giardino della casa al lago. Visto che mi sto annoiando, seduta da sola sulla sedia a sdraio a fissare la luna, penso. Chissà perché, mi chiedo, sto qui da sola ad aspettare pazientemente un drink mentre potrei starmene a una festa in nave? No, macchè nave, uno yacht, ecco cosa ci vorrebbe! Con gli amici, la musica da discoteca e le luci stroboscopiche a fare da sfondo. E ovviamente da bere, quello non può mancare. Uno stuolo di camerieri in livrea che portano vassoi carichi di drink. Il mio sogno! E poi potrei rimorchiarmi il riccone proprietario dello yacht così da poter organizzare di queste serate ogni volta che ne ho voglia. Ma poi perché dovrei fare anche lo sforzo di andarmi a rimorchiare il riccone con lo yacht? Lo yacht è mio, via il riccone, tanto vale eliminarlo dal principio. Ecco, mi manca proprio uno yacht, devo dire a papà di comprarmelo. Ora starei sul ponte invece che a bordo piscina nel giardino della casa al lago seduta su una sedia a sdraio aspettando un nuovo drink e con il bicchiere vuoto sul tavolino di mogano intagliato con le rifiniture d’oro. Devo proprio chiedere uno yacht come prossimo regalo, tanto papà mi ha già pagato questa villa stratosferica per il mio ventottesimo compleanno, non si farà problemi a pagarmi anche lo yacht. Mia madre però farà mille problemi, lei non mi capisce. Dirà che non è il caso di comprarmi anche lo yacht, che dovrei fare qualcosa della mia vita invece di andare alle feste. E poi quel suo continuo lamentarsi con papà che secondo lei mi vizia troppo, ma che discorsi! Fosse stato per lei non avrei dovuto mettere le rifiniture d’oro sul bordo della piscina. Ma come facevo a rinunciarci? E infatti papà mi ha capito e me le ha fatte mettere. Non avrei potuto star senza ma la mamma non lo capisce. Crede che io sia solo una bambina capricciosa. E dire che ho dovuto anche insistere per far incastonare i diamantini svarowski sul corrimano delle scale, quel noioso di un operaio mi diceva che non era pratico, che mi sarei potuta incastrare o far male passandoci la mano e che forse era più sensato rinunciarci. Ma che cosa importa della praticità, gli ho risposto. Si vede proprio che lei non se ne intende di bellezza e perfezione. Che figura ci faccio con i miei amici se quando mi vengono a trovare non vedono i diamanti sul corrimano? E poi mica il corrimano può sfigurare, dato che ho fatto mettere la scalinata di marmo di Carrara proprio al centro della stanza. In più i diamanti si intonerebbero con quelli che ho fatto sistemare sui candelabri in sala da pranzo in modo che richiamino la lucentezza delle gocce di cristallo che scendono dal lampadario, come farei senza proprio non lo so. Per la divisa della domestica invece ho scelto le perle, decisamente più sobrie, adatte a una divisa direi. Non voglio mica farmi parlare alle spalle dai miei amici, direbbero di me che ho fornito alla domestica una semplice e scialba divisa di seta senza alcun abbellimento, ma che figura ci farei? Certo però, mica gliela faccio portare a casa, non mi fido di quella. A proposito della domestica – Da quanto è stata assunta? Due settimane? E già si vuole far licenziare? – perché mai ci starà mettendo così tanto? Le avevo detto di portarmi un altro drink già cinque minuti fa. Figuriamoci, quella mi sa che non mi capisce nemmeno quando parlo, chissà se ha compreso che nel bicchiere ci voglio poco ghiaccio, altrimenti mi blocca la digestione delle ostriche e caviale e della mousse al triplo, no quadruplo, cioccolato che ho mangiato per cena, e con una fettina di limone tagliata sottile. No, non ha capito proprio nulla altrimenti sarebbe già qui con il mio bicchiere pieno e non a spettegolare con la cuoca di quanto le piacerebbe essere al mio posto. Perché lo so che lei vorrebbe essere me, altrochè se lo so! Lei ha quattro figli da mantenere, sa dire solo questo! Non la sopporto, penso che alla fine della settimana la manderò via. Ma sì, solo perché mi va, per avere qualcosa da fare e non annoiarmi. Tanto che male fa? Le farà piacere cambiare datore di lavoro, tanto lo so che l’antipatia è reciproca. Prima di cacciarla però le farò servire il rinfresco per la festa di sabato, ho invitato tante persone, sarebbe poco pratico cambiare domestica appena prima dell’evento, con così tanti ospiti. Una scocciatura, ecco quello che sarebbe. Magari con l’occasione me ne faccio consigliare un paio, di nuove domestiche. Tanto qualcuna appena licenziata dai miei amici ci sarà, non riescono a tenersi un lavoro per più di un mese, è incredibile, e dire che noi facciamo tanto per loro, le assumiamo e diamo loro uno stipendio, un modo per mantenere i loro figli. Siamo i loro benefattori e guarda come ci ringraziano, sono già sette minuti che aspetto quel drink, insomma. Dove si sarà ficcata quell’inutile domestica? Non sopporto di aspettare così tanto solo per un bicchiere di vodka, chissà quanto farà aspettare gli ospiti alla festa di sabato per servire loro il pranzo! Devo assolutamente farle una ramanzina che se la ricorderà, altrochè se se la ricorderà! Entrerà nella storia delle ramanzine. Ma dove sarà, ormai sono dieci minuti che aspetto. Si sarà persa per i corridoi quell’inetta, se li confonderà. E dire che per distinguerli ho scelto carte da parati di velluti di colore diverso: quello che porta dalla cucina all’ingresso è di velluto verde con smeraldi incastonati agli stipiti delle porte, non è mica difficile da confondere con il rosso dei rubini o il blu degli zaffiri. L’oro dei topazi è al piano di sopra, impossibile che si sia confusa con quelli. A forza di starmene qui fuori seduta sulla sedia a sdraio a bordo piscina mi sta venendo una gran sete, non sopporto di aspettarla un minuto di più. La vado a cercare, ormai a dodici minuti ha raggiunto il limite massimo di sopportazione. Adesso vado e la licenzio, per sabato troverò una soluzione. Mi alzo piano dalla sedia e cerco la vestaglia di raso rosa, ma dove sarà finita? Ah eccola, si era appiattita sullo schienale della sedia. E ora come sarà il verso giusto, le maniche sono tutte rigirate, di solito ci pensa la domestica, quella stupida, ma risponderà anche di questo. Mi avvio verso la casa lentamente, ogni passo mi costa una grande fatica, la giornata è stata estenuante con tutte le persone da invitare alla festa e poi anche il sole che ho preso deve aver fatto la sua parte. Arrivo con fatica all’ingresso della cucina e apro la pesante porta divisoria con tutta la poca forza che mi è rimasta dopo la stancante giornata che ho passato. Sto facendo tutto questo sforzo per una semplice domestica, assurdo. Ma penso alla ricompensa che ne potrò ricavare: la licenzierò in maniera così plateale e memorabile che entrerà negli annali. Sabato lo racconterò a tutti, di come l’ho licenziata. Alzo la testa e raddrizzo la schiena, lo sguardo fiero così da terrorizzarla quando mi guarderà e capirà ciò che sto per dirle. Entro in cucina con passo deciso. I fumi e i vapori che escono dalle pentole sui fornelli avvolgono tutto l’ambiente. Non sembra esserci nessuno. Mi avvicino all’isola al centro del locale e cerco di capire dove può nascondersi quell’incapace, deve avermi sentito arrivare e si sarà rintanata da qualche parte per evitarmi, spera che me ne dimentichi, di questa sua trascuratezza ma no, non  me ne dimenticherò così facilmente. Scorgo un angolo della sua divisa in fondo alla cucina, eccola! Trionfante mi avvio in quella direzione caricandomi per poter rendere l’effetto ancora più drammatico e teatrale. Sono proprio brava! Non ha idea di quello che la aspetta! Arrivo al punto dove dovrebbe essere la mia inutile domestica ma trovo solo la sua divisa appesa al gancio sul muro. Perché se l’è tolta, sono confusa. Non ha ancora finito il suo turno! Deve occuparsi di me! Una sensazione sconosciuta mi sale in gola e mi fa venire le lacrime agli occhi. È a questo punto che, con la coda dell’occhio, scorgo sul tavolo il luccichio di un bicchiere. Mi giro, penso, ecco! Il mio drink, allora non è andata via. Ma poi mi accorgo che accanto al bicchiere da cocktail, con poco ghiaccio e la fettina di limone tagliata sottile sul bordo, ci sono le sue dimissioni. Si è licenziata. Da sola. Nessuna ramanzina memorabile, nemmeno questo piacere mi ha lasciato. Inutile donna. E ora dove la trovo un’altra domestica entro sabato? I miei amici rideranno di me che non sono nemmeno capace di licenziare una domestica, il suo personale si licenzia da solo, diranno, nonostante lo rifornisca di divise con l’orlo di perle vere. Allora dai miei occhi sgorgano le prime lacrime, non piangevo da molto tempo. Piango perché quella stupida mi ha lasciata sola e ora dovrò cavarmela senza di lei e anche perché non mi ha permesso nemmeno di licenziarla, sciocca che non è altro. Piango e le mie lacrime si aggiungono al liquido nel bicchiere preparato da lei, sfiorando una sottile fetta di limone.

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