Condividi su facebook
Condividi su twitter

Gravità zero


di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Oh cazzo, cazzo cazzo cazzo! L’astronave trema tutta… Fortuna che sto con le cinture allacciate, potrei cadere dal sedile per quanto trema. Ma chi me l’ha fatto fare? Qui è pieno di monitor, ce ne sono tanti davanti e sopra la mia testa.

Oh cazzo, cazzo cazzo cazzo! L’astronave trema tutta… Fortuna che sto con le cinture allacciate, potrei cadere dal sedile per quanto trema. Ma chi me l’ha fatto fare? Qui è pieno di monitor, ce ne sono tanti davanti e sopra la mia testa. Sono circondato le spie verdi, ma tanto anche se fossero rosse i motori una volta accesi non si possono più spegnere: si parte o si esplode sulla rampa di lancio. Il rumore è assordante, in questa tuta sono in un bagno di sudore, paura e caldo tutto insieme, gli altri sembrano tranquilli. Il razzo vibra talmente tanto che non vedo più niente, ma è quello che voglio e che sogno da sempre. Il Comandante muove leve e preme bottoni, mentre io non riesco nemmeno a muovere un dito. Il blu che entra dai finestrini di fronte ai piloti è immenso, è bluissimo: stiamo per finirci dentro. Cerco di guardare gli altri due astronauti che mi stanno uno a destra e uno a sinistra, ma con il visore a specchio abbassato sugli occhi l’unica cosa che vedo è foschia, un’incudine, forse peggio. Un elefante s’è seduto sul mio petto e spinge in giù giù giù, ma non siamo esplosi sulla rampa; ci stiamo alzando. Il rumore è assordante, fortuna che ci hanno dato le cuffie per attutirlo, le vibrazioni mi distruggono. Un fiume di parole esce dalla radio, il comandante conferma che tutti gli indicatori sono ok e che ogni cosa procede secondo programma. E mi viene da ridere a questo punto, perché per riuscire a essere finalmente senza peso per una settimana devi prima essere schiacciato come uno scarafaggio, come se la gravità volesse comunque esser pagata per tutto il tempo in cui scomparirà. Su, devo sopportare ancora quarto d’ora… L’elefante non si è alzato. Anzi, spinge ancora sempre di più più più…
«Cosa vuoi da me? Vattene! Va via!»
Sì sì, lo so che ancora per un quarto d’ora quest’elefante non ci sarà verso di farlo andar via, poi però cadrà di sotto insieme ai razzi laterali che ci stanno portando su su su dove sarò libero di volare, finalmente.

D’improvviso un’esplosione di rosso sul display: compare un 05:30 lampeggiante e il rumore dei motori man mano svanisce, superato dal trillo di una sveglia. Una sveglia? Sì, la sveglia, quella sul comodino alla mia destra. Mi giro e con la mano sinistra la spengo. Mi alzo a fatica, mi stiracchio, ciabatto in bagno, mi siedo sul water e faccio pipì, mi attacco al bordo del lavandino e mi tiro su, vado in cucina, apro il gas e accendo la moka preparata ieri sera. Solita routine, anche se proprio ieri mi hanno accennato a lavoro della possibilità di passare al turno di notte; tornerei a casa alle 7:30 e starei tutta la notte in magazzino e non in giro di giorno a consegnare per Amazon in tutta la città.
A me piace andare con il furgone a consegnare i pacchi che i turnisti notturni caricano seguendo l’ordine che i server di Amazon calcolano in modo che il mio tragitto sia il meno costoso tra tutti i possibili; quello più breve, quello che un uccello farebbe se avesse bisogno di recapitare un pacco da un nido a un altro. Se potessi volare le farei in questo modo le consegne, leggero. Invece sono attaccato al mio corpo. Come tutti, vero, però io lo sono più pesantemente di tanti altri. Sono i 163,7 chili di Marcello, non sono mai riuscito a toglierne almeno uno; ci provo da vent’anni a liberarmi di questa massa che mi tiene fermo, incollato al pavimento. E visto che sulla Terra non c’è posto in cui possa sentirmi leggero, da allora sogno di viaggiare nello Spazio dove almeno per la durata della missione potrei finalmente fluttuare libero, girarmi su me stesso come una trottola, fare le capriole, nuotare nell’aria, inghiottire bolle di succo d’arancia, fare 100 flessioni tutte di fila senza avere il fiatone, saltare in alto fino a sbattere la testa sul soffitto, andare da lì a là con la spinta di un mignolo. Già… Ma invece non entro nella tuta e neppure nell’abitacolo. Però ogni tanto qualcosa mi riesce: quando la merce che consegno è molto fragile, Amazon la mette in una scatola molto più grande di quella che normalmente usa per gli oggetti “pesanti”. All’interno lo spazio vuoto è riempito da patatine di polistirolo e fogli di bolle. Il risultato è una scatola “enorme” per il suo peso, e io posso giocarci come se fossimo a gravità zero. Me la passo da una mano all’altra senza sforzo, il pacco atterra quasi senza che me ne accorga, chiudo gli occhi e mi sembra di essere in missione.
Fino a questo momento non mi è mai caduto nulla dalle mani; è vero che il mio contratto è “categoria protetta”, ma non voglio dare al capo finalmente un motivo per cacciar via un autista ciccione che per salire e scendere dal furgone ci mette 30 secondi più del normale e che ha l’esenzione dalle cinture di sicurezza.

Oggi, comunque, è davvero una giornataccia… Sembra una come tante, ma c’è anche qualcos’altro che non riesco decifrare. Sono a metà del mio giro, 5 consegne “pesanti” già fatte, pochi minuti a mezzogiorno e piove da un’oretta, un’oretta e mezza. Sono stanco, davvero tanto stanco. Allora scalo la marcia, metto la freccia e sorpasso un furgoncino verde, faccio la curv… E tutto quello che c’è nel mio furgone vola in aria: le penne schizzano verso il parabrezza, l’accendino e il pacchetto di Marlboro mezzo vuoto saltano su, il blocco notes sventola i fogli mentre gira su se stesso; anche lo scanner, pesante com’è, fluttua insieme alla scatola leggera che tengo sempre sul sedile… Eccola la mia missione! Mi attacco al volante e con un niente esco da lì sotto e nuoto verso il finestrino del passeggero, una bracciata e sono già con il viso sul vetro, una spinta col naso e riparto per un’altra vasca, le penne mi fanno da corsia mentre torno al posto di guida della mia astronave, questa volta per sempre, finalmente a gravità zero!

Peccato che giù sulla terra non ci sia nessuno in collegamento video con lo spazio, mi vedrebbero finalmente galleggiare leggero, felice, senza peso…

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'