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Tutti i giorni della mia vita

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Illustrazione di Agrin Amedì
Padre, Figlio e Spirito Santo. Meccanicamente apri la bocca e dici: Amen. Ti guardi intorno e scopri che tua moglie già si è seduta. Tua moglie. Quasi tua moglie.

Padre, Figlio e Spirito Santo. Meccanicamente apri la bocca e dici: Amen. Ti guardi intorno e scopri che tua moglie già si è seduta. Tua moglie. Quasi tua moglie. Gli occhi della gente alle tue spalle, siediti. Che starà pensando tuo padre? E tua sorella? C’è profumo, come si chiamano quei fiori? Concentrati. Sembrano quelli che vedevi sulle Dolomiti. Concentrati. C’è il fotografo. Quanto lo hai pagato? Tua moglie ha smesso di guardarti. Quasi tua moglie. Ecco, lo sapevi. Ancora il prete non ha detto le parole famose e già sai di aver fatto la prima cazzata. È una gioia vedervi qui, al cospetto del Signore. Non riesci a concentrarti. Sei distratto? Da cosa? Hai chiuso l’acqua prima di uscire? E hai spento le luci? Da domani sarete in due: uno si ricorda di chiudere l’acqua e uno le luci. Il prete ha la veste tutta verde, come l’Irlanda. No, basta con l’Irlanda, come quel monologo. Ti viene in mente un giorno, un paio di anni fa. Ti viene in mente quella lezione di scrittura creativa, quando dovevi scrivere un testo pensando a un momento importante della vita distratto da un altro pensiero da poco. Tu, seduto sulla tua sedia, le mani giunte, rendiamo grazie al Signore, un foglio di carta in mano e una penna. Il professore, vestito di verde, alzando le mani al cielo e benedicendo, leggeva testi e fate questo in memoria di Netflix. Forse hai fatto confusione. Guardala, è bellissima. Ma oggi giocava la Roma? Quel giorno della lezione giocava la Roma, me lo ricordo. Prometti di scrivere e onorarla per il resto della tua vita? I suoi occhi sono luminosi. E ora? Solita ansia da prestazione. È cosa buona e giusta. Respira, concentrati. Io accolgo te, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. La malattia: quanti ne hai persi. Oggi dovevate essere di più. Pensi al Natale, ogni anno a contare quanti eravate, gli ingressi e le uscite di parenti vecchi e nuovi. Sostituzioni, come a calcio, come la partita della Roma quel giorno di scrittura creativa. Col professore di verde, mani al cielo, chiedeva di raccontare un momento importante, una sfida da affrontare e scambiatevi un segno della pace. E tu pensavi che se scrivevi del matrimonio poi il giorno del matrimonio avresti ripensato all’esercizio. E pensando questo pensavi che il giorno del matrimonio avresti pensato a te che pensavi che avresti ripensato all’esercizio. E che ripensando all’esercizio alzatevi in piedi e prendetevi per mano. Ho perso il conto dei pensieri, mi sa che ho le mani sudate.
Il professore mi guarda, aspettano che continui, ma io mi sono fermato sui dolori, in salute ma soprattutto in malattia. Cosa fai, hai caldo? Che aspetti? Una persona tossisce, vorresti girarti per vedere chi è, ma pare brutto. Quando torni a casa devi cercare quella roba che avevi scritto e che non volevi leggere. Avevi la gola asciutta, quel giorno, all’inizio non usciva una parola. Tossisci tu. Guarda, ti sta sorridendo. E di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

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