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Piante tossiche, medicamentose, allucinogene. Storie tra botanica e antropologia (6). Il festival rock dell’isola di Wight

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Huxley, nella sua esperienza con la mescalina, aveva privilegiato soprattutto  gli aspetti visivi dell’esperienza “visionaria”; quelle uditive sono state invece di gran rilievo per tutta la musica successiva, la cosiddetta ‘musica psichedelica’ dagli anni ’60 in poi

Huxley, nella sua esperienza con la mescalina, aveva privilegiato soprattutto  gli aspetti visivi dell’esperienza “visionaria”; quelle uditive sono state invece di gran rilievo per tutta la musica successiva, la cosiddetta ‘musica psichedelica’ dagli anni ’60 in poi (King Crimson, Pink Floyd, e tanti altri) – generata nell’atmosfera culturale o dal reale uso di LSD – che di quelle esperienze portano il ricordo o gli echi (‘Echoes’ è un altro titolo dei Pink Floyd).

Copertina dell’album Meddle dei Pink Floyd, con il famoso primo piano ravvicinato di un orecchio sott’acqua, fotografato da Bob Dowling). L’intero lato B del vinile originale è occupato dalla lunga suite Echoes (Echi) della durata di 23’:31”

 

Questi nuovi aspetti del viaggio da ‘gli antipodi della mente’ (ma si potrebbe anche dire ‘the dark side of the moon’?) alle sue espressioni musicali, e viceversa, attendono ancora una analisi lucida e insieme appassionata come quella che per gli altri aspetti Huxley ci ha lasciato

 

Elaborazione grafica e vetrata ispirati alla copertina del famoso concept album dei Pink Floyd): The dark side of the moon (1973)

 

Sai cos’eee… l’isola di uàit… (è per noi / l’isola di chi / ha negli occhi il blu / della gioventù…)

Il campeggio di Londra sta a Crystal Palace, che sarà anche un posto famoso, ma lo saprò parecchio tempo dopo. Sono in tenda con un mio amico calabrese e abbiamo avuto l’ennesima discussione. Partiti da Roma per un viaggio in Fiat cinquecento, abbiamo attraversato la Francia e siamo nella ‘mitica’ Londra degli anni ’70 (…anche che sarà mitica lo scopriremo dopo). Ormai è quasi un mese che siamo fuori. Il motivo del contrasto stavolta è che per lui vacanza è ‘fare le vasche’ a Trafalgar Square, su e giù per rimorchiare, mentre io sono negato. È andata a finire che lui ha trovato un’austriaca focosa e passano tutto il giorno in tenda. Io mi organizzo; è ora che le nostre strade si separino per un po’. Così decido di partire con l’autostop per l’isola di Wight. Pare che ci sia un raduno, laggiù: un Festival o qualcosa del genere. In campeggio non si parla d’altro! Compro uno zaino di vimini e tela olona da un ragazzo della tenda a fianco; spazzolino e sacco a pelo, cinque sterline in tasca e sono pronto. Gli accordi sono che la (mia) macchina resti a lui; il resto dei nostri (scarsi) averi è al deposito bagagli della Victoria Station. Appuntamento sul molo di Dover di lì a una settimana per il ritorno in Italia. Il mio amico, con l’inseparabile girl-friend, mi accompagnano in macchina sulla London ring road, ed eccomi a scoprire le gioie e i dolori dell’hitch-hicking (anche la grafia della strana parola sarà una scoperta successiva).

È una fiumana di gente – scopro strada facendo (saranno 600.000  persone, alle stime ufficiali) –  che si sta raccogliendo per l’evento, il primo grande Rock Festival in Europa, nella piccola isola dalla parte occidentale del Canale della Manica (English channel).

Isola di Wight Mappa

 

Manifesti Isle of Wight Festival 26-30 August 1970

 

Manifesti Isle of Wight Festival 26-30 August 1970

 

Manifesti Isle of Wight Festival 26-30 August 1970: il più ricco programma della storia del Rock!
(1-2, 3-4, 5)

 

Dopo qualche breve passaggio, quasi subito un gran colpo di fortuna. Si ferma un grosso bus colorato dipinto a fiori, con le insegne di una casa discografica. Destinazione: Straight to Porthsmouth: esattamente il porto di imbarco! …Wow!

Il bus, per un timido hitchhicker alle prime armi, italiano per di più, è la filiale viaggiante del Paradiso. Musica a tutto volume, odore di fumo d’erba e ragazze bellissime – gonne gipsy e capelli lunghi ornati di corone di fiori – che offrono thè e biscotti allo zenzero …o all’hashish, non importa! …E si va come il vento! È questo il Nirvana? Sono queste le urì?

Ma ogni felicità è di breve durata; il vecchio bus comincia a sussultare, sbuffa, tossisce  Troppo fumo, qualcuno dice! – poi si ferma del tutto.

Tutti a terra – anche le urì – e di nuovo sulla strada… Ciascuno per sè: regola d’oro degli autostoppisti.

In qualche modo a Porthsmouth si arriva, ma i traghetti sono ingorgati; file lunghissime per l’imbarco. La notte si passa sul molo, raggomitolati nel sacco a pelo insieme agli altri. Imbarco e arrivo sull’isola alle prime luci dell’alba.
Altro trasferimento verso l’interno, una vasta area libera tra il villaggio di Afton Farm e la Freshwater bay.

Il sito del Concerto è una larga spianata delimitata da un recinto in lamiera ondulata. Su uno dei lati c’è una collina; al di là della collina c’è il mare!

 

All’interno del recinto del Festival (spettatori paganti). Sul palco si legge la scritta:
“3RD ISLE OF WIGHT FESTIVAL OF MUSIC 1970”

 

Foto dall’interno del recinto del Festival verso la collina prospiciente (Desolation hill) gremita di gente. Al di là del crinale della collina c’è la discesa che porta al mare di Freshwater bay

 

L’ingresso al rock-festival costa una cifra irrisoria (al senno di poi: solo tre sterline!); ma comunque al di fuori delle mie possibilità e interessi)). D’altra parte i paganti sono un’esigua minoranza; ad essi viene tatuato sul polso un segno con un inchiostro indelebile per la durata dell’evento, perché si possano muovere dentro e fuori il recinto. Il grosso del pubblico non pagante, cioè gli ‘uomini liberi’ si sistema sulla collina che viene presto ribattezzata Desolation Hill (ma anche Devastation Hill). La vista è ottima, anche se il palco è lontano, ma la musica si sente bene.

 

Foto dalla collina verso il sito del Festival e il palco delle esibizioni. Sulla sinistra della foto, parzialmente visibile, lo spazio per i servizi e la tendopoli. All’estremo opposto rispetto al recinto, c’è il boschetto della perdizione (non visibile nella foto)

 

Isle of Wight

 

Isle of Wight – tendopoli

 

Altre immagini del sito del Festival (4 – 5 – 6)

 

Dietro il recinto del palco c’è un boschetto; è lì che si sono accampati i primi arrivati, gruppi per lo più, o grandi famiglie. Ci sono delle strane  moto con il manubrio alto (…mai viste prima, ma diverranno famose!), e anche piccoli van adattati in modo fantasioso; tende di diverse misure e rudimentali cucine da campo. La notte diventa un posto fantastico, tra fumo e incensi indiani, lampade a petrolio e odori di cucinato. Circolano strane voci, a proposito del ‘boschetto’: di orge notturne e di droghe pesanti. È lì che sento parlare per la prima volta di ‘eroina’. A un ragazzino come me dà l’idea dell’anticamera dell’Inferno, infatti non ci metto più piede!

Ma la vita sulla collina non è meno avventurosa. A causa della pendenza ci si deve stendere in una posizione obbligata, con i piedi verso il fondovalle. La prima notte si sperimenta e si impara tutto in necessario per la sopravvivenza. La tecnica più rudimentale consiste nello scavare due buche, o una sola più grande, in cui piantare i talloni, ma anche così, nel rilassamento del sonno, si può perdere la presa. Nessun problema, ritrovarsi addosso a qualcuno: grandi pacche sulle spalle e qualche volte anche un invito a bere qualcosa insieme. Il giorno dopo compaiono piccole nicchie o terrazzamenti fatti lavorando di badile  (dig… dig…).

L’umidità notturna entra nelle ossa e sembra non ci sia modo di difendersi; i cartoni per coprirsi vanno a ruba. Ma la mattina dopo il tam-tam del campo annuncia che si vendono una specie di sleeping-bag, in cartone catramato a prova di umidità (Great!). Anche la musica può diventare un problema. E’ vero che sul palco si avvicendano i gruppi più famosi del momento – cioè di tutta la storia del rock – e ognuno dei presenti ha un suo preferito nel programma, ma la musica è continua, giorno e notte, con una brevissima pausa nel primo pomeriggio. Quando si vorrebbe dormire, il tumb… tumb… tumb… dei bassi diventa ossessivo e somiglia a un incubo.

Però ci sono anche gioie e scoperte. La più importante è l’atmosfera di libertà gioiosa del raduno; la togetherness che si sperimenta lungo i bordi del festival site, guardando le famiglie borghesi dei residenti dell’isola che vengono in gita con i bambini, il sabato e la domenica, a guardare… come si fa con gli animali allo zoo.

La copertina di un settimanale giovanile inglese con ampi resoconti dell’evento, all’interno. All’epoca il nudo in copertina faceva abbastanza scalpore

 

Poi c’è la scoperta del mare. La mattina, appena il sole comincia a scaldare, una  massa di gente da ogni parte del vasto campo risale la collina, scavalcando i corpi delle persone ancora addormentate e si riversa, come per una migrazione biblica, verso il mare, dall’altra parte della collina.

Discesa al mare

 

Discesa al mare

 

Sul bagnasciuga e sulla spiaggia pietrosa stanno tutti nudi; tutti parlano fluent english.

– Tu sei italiano, vero? – dice un gigante (forse) norvegese, preciso a Odino, come l’ho sempre immaginato. Cosa si può rispondere, quando un Dio nudo ti interroga?

– Beh! ..S..ssee

– E’ che sei l’unico che non si è spogliato!

– Gosh! Buuh…

Un (tentativo di) bagno nell’acqua gelida è da bloccare il respiro. L’aggregazione spontanea delle centinaia di persone in acqua, al suono di tamburelli, a formare la figura di un cuore [ritroverò la foto di quell’evento, al ritorno in Italia, su un settimanale che ne parla come di “teppisti”. La didascalia sotto, dice: “finalmente si lavano!”].

Finalmente si lavano

 

Finalmente si lavano

 

C’è anche la musica, è vero. Ma di quell’esperienza non è il ricordo più forte. Un po’ sono frastornato da tutto il resto, un po’ le mie conoscenze musicali all’epoca sono scarsine. Fatto sta che i grandi nomi – mai più rivisti tutti insieme sulla scena del rock – si confondono sul palco e nelle mie orecchie in un magma confuso.

Questo, molti anni dopo, costituirà un grande motivo di rimpianto.

Film Message to love. Murray Lerner 1970

 

Sul mitico raduno dell’isola di Wight del 1970 fu fatto anche un film documentario: “Message to love”, di Murray Lerner (1970)

Il Rock Festival ’70 all’isola di Wight è stato l’ultimo concerto pubblico di Jimi Hendrix prima della sua morte (18 sett. 1970), e anche l’ultima apparizione del gruppo dei Doors con Jim Morrison in Europa (‘King Lizard’ muore a Parigi il 3 luglio del ’71). L’eroina, le sue centrali e i suoi profeti divennero da allora e per sempre i nostri nemici generazionali. Si chiudeva una stagione esplosiva e anche il movimento hippie – che da noi in Italia sembrava ancora una novità – cominciava da lì il suo lento declino.

Ricordo molto bene la lunga strada del ritorno, sotto la pioggia. Quando più di mezzo milione di persone che erano arrivate in ordine sparso nel giro di una settimana, presero tutte insieme la via del ritorno. Sporchi, bagnati, affamati. Tanto dovevo far pena, che un buon vecchio signore inglese (…Dio benedica gli inglesi!) che mi dà un passaggio, non ha il coraggio di mollarmi per strada; mi invece porta a casa sua e insieme alla moglie mi offre un bagno caldo, una tazza di brodo e un letto per la notte…

Al porto di Dover arrivo puntale, ma il mio amico all’appuntamento non c’è, né ho idea di cosa possa essergli successo. Non solo… Ho speso gli ultimi soldi rimasti in lattine di birra inglese da portare in regalo in Italia, così mi ritrovo con lo zaino appesantito e senza una lira, per un’attesa che non so quanto potrà essere lunga.

La notte sta scendendo, sulle bianche scogliere di Dover…

Le bianche scogliere di Dover

 

Le bianche scogliere di Dover quasi notte

 

Aiutooo! …Mi sono perduto nel vasto mondo..!?

Telefono… Casa…

Ma questa è un’altra storia…

[Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (6) – Fine]

 

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