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Ma come ti sveglio io, Giova’?

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Illustrazione di Agrin Amedì
Quando entra al bar suscita più ripugnanza che paura. Non lo teme nessuno, né le bariste, né il cassiere, né tantomeno i clienti. Non i clienti abituali, almeno, non quelli del quartiere. Perché, certo, le ragazze giovani soprattutto, se non l’hanno mai visto prima, lo allontanano. O lo ignorano. O lo evitano.

Quando entra al bar suscita più ripugnanza che paura. Non lo teme nessuno, né le bariste, né il cassiere, né tantomeno i clienti. Non i clienti abituali, almeno, non quelli del quartiere. Perché, certo, le ragazze giovani soprattutto, se non l’hanno mai visto prima, lo allontanano. O lo ignorano. O lo evitano. “Va a sapere, coi matti c’è poco da scherzare”. “Certo! Come con i cani, no? Ti dicono: stai tranquillo, il mio è buono, e poi lo stesso azzanna”.
“Esagerazioni. È solo un pazzerello”.
Gli danno l’acqua, lui la beve. Sistematicamente qualche goccia rimane sul bancone, le mani nei capelli, e se ne va.  Poi torna. Gli danno l’acqua, lui la beve. Inevitabilmente si sbrodola un pochino, le mani nei capelli, e se ne va. E poi torna, ancora ancora e ancora.
E alla fine va alle Poste. C’ha un lavoretto lì. E non fa male a nessuno.

Prima mica era così. Dice che è diventato così perché la mamma è vecchia e non si ricorda più di dargli le pasticche. Ma secondo me è lui che non le vuole, le pasticche. Neanche gli occhiali voleva. Diceva che lui, tutto sommato, non voleva vedere proprio tutto tutto.
Prima mica era così. Prima lo chiamavano l’Armadio. Era alto, massiccio, forte. Ma non come quelli che vanno in palestra tutto il giorno; non con tutti quei muscoli che devi camminare a gambe larghe e braccia alzate. Lui no, lui aveva i muscoli giusti al posto giusto. Quando arrivava al Bar si voltavano tutti. Certo, le ragazze giovani soprattutto, se non l’avevano mai visto prima cominciavano a ridacchiare, bisbigliare e ammiccare. Ma pure le signore e pure i papà e i nonni, insomma, proprio tutti. Perché, poi, aveva pure un bel sorriso. Proprio un bel sorriso e gli occhi dolci. Pure quando tornava dal turno di notte c’aveva ancora un bel sorriso e gli occhi dolci.
Stava sull’autoambulanza lui. In autoambulanza uno così ti serve proprio. Soprattutto di notte.

Pure stamattina, come tutti gli altri giorni è passato al bar. “Ancora acqua Giova’? Ma un caffettino? Non te lo faresti un caffettino?”. Ha ciondolato un momento, poteva essere un no, e si è avviato all’uscita. Ma poi tutto a un tratto un piccoletto su un passeggino ha cominciato a piangere. Ha continuato ancora a piangere. E pareva una sirena. E io non lo so, io non lo so se è per quel bambino che piangeva, ma Giovanni, tutto a un tratto pure lui, s’è buttato a terra e ha cominciato a scalciare: urlava, si teneva la testa tra le mani, e poi tirava i pugni; e poi di nuovo scalciava e piangeva. E non sembrava più neppure un uomo. Pareva un ragazzino. L’Armadio che pareva un ragazzino. I clienti si sono dileguati in fretta, qualcuno fuori avrebbe chiamato la polizia, ma “cosa c’entra la polizia? Esagerazioni. È solo un pazzerello”. E infatti non ha fatto male a nessuno. È rimasto lì a scalciare e piangere finché si è addormentato.

E io l’ho lasciato dormire.

Perché mica lo sa la gente. Ma è da quella volta lì che lui non dorme più. Sta sempre sveglio, per quello deve prendere le pasticche, perché non può stare sempre sveglio, sennò crolla, pure lui che è un Armadio. Ma non vuole dormire. Chissà, forse perché non vuole sognare, non vuole sognare proprio tutto tutto. Oppure, dice qualcuno, “non vuole dormire perché dormire è la sua colpa”.
Ma mica è stata colpa sua. Lui mica si era addormentato sull’autoambulanza. Lui è svenuto. Una botta in testa così, tutto a un tratto, butta giù pure un Armadio. Giovanni stava tutto concentrato con quel ragazzino in braccio. Pareva una Madonna con gli occhi dolci e quel ragazzino in braccio. Neanche le mani fra i capelli si metteva. Io lo so cosa gli passava per la testa: se non lo poteva salvare, lo poteva scaldare. Se non lo poteva salvare, lo poteva calmare. Non piangeva più quel ragazzino. E Giovanni sull’autoambulanza che saltava e traballava lo teneva in braccio, fermo fermo, più fermo che poteva. Una mano sul cuore, l’altra, calda, sul pancino. Il “pancino” diceva lui. “Ti scaldo il pancino”. E pareva una Madonna.
Era il padre che aveva chiamato il 118. Dice che biascicava, blaterava e che non si capiva bene che voleva. Poteva essere un tossico, poteva essere un balordo. Non lo sai mai cosa trovi davvero quando arrivi a casa della gente. Ma se c’è un ragazzino di mezzo te la rischi. La chiamata la prendi. Per quello hanno mandato Giovanni. Perché lui, pure con gli psichiatrici, ci sa fare. In autoambulanza uno così ti serve proprio. Soprattutto di notte.
Insomma, il padre sale in autoambulanza con noi, che neanche si potrebbe, ma se c’è un minore sì che si può fare, anzi si deve, e io non lo so mica se questo è sconvolto o strafatto, però sta lì che il ragazzino non lo guarda neppure: non c’ha gli occhi dolci; c’ha gli occhi fissi e spalancati. E sta zitto: non urla, non piange, non trema. Ma poi, tutto a un tratto, tira fuori un ferro dalla giacca e gli dà una botta in testa a Giovanni. Io ho sentito la botta, una specie di urlo, la caduta, lo sportellone che s’apriva, quello che scappava, ed è durato niente e lì per lì non c’ho neanche capito niente. Dopo ho capito.
Tu non te lo ricordi, Giova’, ma io me lo ricordo. Quando sono arrivato in cabina c’avevi ancora il ragazzino in braccio. Avevi già perso i sensi, ma tenevi ancora il ragazzino stretto in braccio. Mica è colpa tua Giova’, credimi. Mica ti sei addormentato. E c’avevi ancora la mano sul pancino. E io, invece, io davvero non sapevo più che fare. Che potevo fare, io? Non ho neanche trovato il coraggio di scuoterti, di chiamarti, di svegliarti. Se t’accorgevi che il ragazzino era morto, mi morivi pure tu.
E io t’ho lasciato così.
Ho chiamato aiuto, ho chiamato i dottori; la polizia no, non l’ho chiamata io la polizia, ma ho chiamato i dottori. Ma neanche loro hanno capito tanto di più. Continuavano a dire che col cervello non si scherza, che non si poteva sapere se ti svegliavi o no. E poi, quando ti sei svegliato, che però eri un tantino così, un po’ “pazzerello”, hanno cominciato a dire che magari non è stata la botta in testa, ma piuttosto che non ti volevi svegliare del tutto. E a me è venuto in mente di quando dicevi che tu gli occhiali non li volevi, perché tutto sommato, non è che volevi vedere proprio tutto tutto.

Ma a me mi manchi tanto, Giova’.
Mi piaci pure adesso, per carità, così come sei; un tantino così, un po’ pazzerello. Almeno, turno o non turno, ti vedo tutti i giorni che passi al bar e chiedi l’acqua. Ma, Giova’, non potresti svegliarti un pochettino? Svegliati, Giova’! Svegliati!… Tanto, occhiali o non occhiali, ormai abbiamo visto proprio tutto, tu ed io. Ma come ti sveglio io, Giova’?

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