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Piante tossiche, medicamentose, allucinogene: storie tra botanica e antropologia (3)

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Sandro Russo rispolvera le sue competenze di tossicologo (e viaggiatore) per dirci “tutto quello che avremmo voluto sapere della cannabis (e non abbiamo mai osato chiedere)”

Ci piace riproporre ai nostri lettori alcuni articoli di una rubrica tra le più seguite del nostro Magazine, che tiene insieme Arte e Natura. Contando che saranno apprezzati anche dai nuovi lettori del Mag O. 

22 giugno 2007

 

  If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinite
William Blake, in: ‘The Marriage of Heaven and Hell’ (1790)

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Le cosiddette “droghe” – ovvero sostanze in grado di modificare, ampliare o ottundere, distorcere in vario modo le capacità della mente – sono state utilizzate dall’uomo in tutti i tempi e in tutte le culture.

Mantenendo in una categoria a parte gli effetti del succo fermentato dell’uva e i suoi derivati, quelle di cui ci occuperemo stavolta sono le droghe di origine vegetale di un gruppo variamente denominato: “allucinogeni”, “droghe psichedeliche” o sostanze che espandono la coscienza: consciousness expanding drugs.
Antica è la consuetudine all’uso di queste sostanze, ma nel passato con finalità mistico-religiose e in genere con l’intermediazione di un ‘maestro’, guru o sciamano, con il ruolo di addestrare i nuovi adepti alla preparazione e ai primi passi nell’impiego di sostanze potenzialmente molto pericolose. Sono differenze fondamentali al confronto con l’attuale diffusione delle ‘droghe’ nella nostra società: a scopo edonistico, per la spinta al profitto economico da parte delle ‘multinazionali’ dei produttori e sotto l’influsso di mode; ma soprattutto per la scomparsa della figura del ‘maestro’, di una guida lungo il cammino della conoscenza.

Cannabis. Il motivo dell’inclusione della cannabis in questa presentazione sta nel fatto che il suo principio attivo (il ∆-9 tetra-idro-cannabinolo – THC), ad effetto inebriante e socializzante (empatogeno) a basse dosi, ha effetti allucinogeni alle dosi più alte.

L’uso voluttuario della cannabis si diffuse in Europa nell’Ottocento, soprattutto in Francia, al ritorno in patria dei soldati di Napoleone dopo le campagne nord-africane. Divenne presto di moda tra i giovani romantici parigini e nei circoli degli artisti. Il ‘Club des Haschischins’ fu forse il piu’ noto fra questi, con la partecipazione di letterati ed artisti dell’epoca, tra cui Gérard de Nerval, Théophile Gautier, Honoré de Balzac, Charles Baudelaire. Contemporaneamente si affermava un interesse scientifico per gli effetti della cannabis; nel saggio “Du haschisch et de l’aliénation” del 1845, il medico Jacques Moreau de Tours ipotizzava la possibilità di esplorare i meandri delle patologie mentali attraverso il suo uso da parte del paziente e del curante. Idea poi riproposta, molti anni dopo, anche per l’uso ‘terapeutico’ dell’LSD.

I derivati della cannabis sono usati da tempo immemorabile per fini ricreazionali; ma è importante fare chiarezza sulla nomenclatura delle preparazioni di cannabis presenti sul mercato, perché specie i più giovani – tra i quali farsi le canne” ha una diffusione altissima – spesso incorrono in errori grossolani, che possono essere molto pericolosi.

La Cannabis è una tipica pianta dioica. A differenza delle piante monoiche, in cui lo stesso esemplare porta sia i fiori maschili che quelli femminili, nelle piante dioiche i fiori sono portati da due piante distinte – come il kiwi, per fare un esempio – perché sia possibile che la pianta produca frutti e poi semi.

Foglie e infiorescenze femminili della pianta di cannabis (più ricche di resina; sono più appiccicose al tatto). Dal punto di vista botanico la pianta è la Cannabis sativa L. (L. sta per Linnei), della famiglia della Cannabaceae, diffusa in tutto il mondo, anche se nelle regioni calde la concentrazione del principio attivo (THC) è maggiore.

Cannabis: infiorescenze della pianta maschio

Spiegazioni nel testo

Il principio attivo è contenuto in concentrazioni diseguali nelle diverse parti della pianta, ma l’attività psicotropa dipende sempre dalla concentrazione di principio attivo (il Δ9 – tetraidrocannabinolo – THC) in esse presente.
Per definire una scala relativa di potenza, se attribuiamo convenzionalmente il valore di 1 al composto di foglie secche sbriciolate, l’attività degli altri preparati può essere valutata in relazione ad esso.
In particolare:
– Ne contengono quantità minime le radici e lo stelo (frammenti essiccati dello stelo costituiscono il bhang);
– quantità medie le foglie (le foglie essiccate e sbriciolate sono denominate marijuana ‘erba’); ad esse abbiamo dato il valore di unità di misura = 1  (Attenzione: è solo una espressione comparativa, non la percentuale in termini di concentrazione di tetraidrocannabinolo – THC in concentrazione percentuale);

– concentrazioni ancora maggiori di principio attivo possiedono le infiorescenze, soprattutto quelle della pianta femmina, che trasudano una sostanza resinosa. La ganja dell’India è una miscela fatta di foglie e di infiorescenze fiorite, il tutto essiccato e sbriciolato; la sua potenza è almeno tre volte maggiore rispetto al trinciato di foglie.
A differenza di quanto comunemente si pensa, l’India possiede una legislazione fortemente repressiva riguardo l’uso della cannabis, anche se il commercio illegale è molto diffuso. Bisogna usare però molta cautela perché gli spacciatori che avvicinano gruppi di turisti possono essere loro stessi informatori della polizia. Dal momento che – come in Italia del resto – la punibilità dipende dalla quantità di principio attivo presente nella sostanza consumata, un thè fatto con gli steli e la parti semi-legnose  della pianta è consentito ed esistono dei “Bhang shops”legali, per la degustazione della bevanda (…troppo dolce, comunque!). 

– la resina concentrata è chiamata charas (India, Afganisthan, Pakisthan), hashish (Turchia, sud-America), o kif (in Marocco), con differenze anche di rilievo riguardo la purezza, le metodiche di preparazione, le sostanze aggiunte (a volte del miele). I diversi preparati sono conosciuti dai consumatori con denominazioni di fantasia, spesso in relazione al paese di produzione: Pakistano neroAcapulco goldPanama red
Hashish e charas, costituiti da materiale resinoso essiccato in forma di panetti solidi, hanno potenza da cinque a otto volte superiore al trinciato di foglie;

– L’olio di hashish infine, che deriva dalla trasudazione oleosa delle estremità fiorali della pianta, ha una concentrazione elevatissima di principio attivo THC e una potenza di cinquanta-ottanta volte superiore alla marijuana.

Lo skunk è una varietà di Cannabis creata negli anni ’80 ibridando alcune varietà già al tempo esistenti. La skunk è incrocio C. sativa/C. indica. È attualmente una delle varietà più diffuse al mondo, la sua produzione di THC è media (10-12%) e possiede un odore molto pungente. La parola ‘skunk’ in inglese vuole appunto dire ‘puzzola’.

Ma la novità di questi ultimi anni è stata la selezione, con tecniche genetiche e agronomiche, di varianti di Cannabis sativa caratterizzate da un bassissimo contenuto di THC, ma di un contenuto maggiore di un altro cannabinoide, il CBD – cannabidiolo.
La Cannabis è una pianta molto complessa, da cui sono state isolate oltre cinquanta sostanze attive (fito-cannabinoidi, chimicamente terpenofenoli; per distinguerli dagli endo-cannabinoidi, sostanze endogene come l’anandamide). I più importanti e studiati sono appunto il Tetraidrocannabinolo (THC) e il Cannabidiolo (CBD).

Il merito della ricerca, a fini sia farmacologici che commerciali e legali, è stato aver selezionato una variante genetica della pianta – la Cannabis light, appunto – con un valore di THC inferiore allo 0,6% (che è il limite di legge) e un più alto contenuto di Cannabidiolo (intorno al 4 %). La maggior presenza di DBD (che può arrivare anche al 10% e oltre, nelle varie preparazioni) fa sì che che invece dei classici effetti psicoattivi dell’erba (imputabili prevalentemente al THC) si manifestino proprietà miorilassanti, antipsicotiche, tranquillanti (anche antiepilettiche, antiossidanti e antinfiammatorie).
In più, lo stesso CBD sarebbe antagonista di sostanze psicotrope (come il THCneutralizzandone o combattendone effetti), nei confronti dei neuro-trasmettitori oppioidi e a livello dei recettori cannabinoidi CB1 presenti nel cervello.
Poiché i test antidroga sono basati sul rilievo del THC, il possesso e l’uso della Cannabis light è del tutto legale.

La Legislazione sulla Cannabis varia da paese a paese. Una tabella (chiara ma incompleta) delle disposizioni relative, nei vari paesi, è riportata da Wikipedia.

In Italia… Con il termine cannabis legale light o canapa legale si intende quella tipologia di cannabis che ha un principio attivo (Tetraidrocannabinolo – THC) più basso dello 0,6%.
Secondo la legge italiana 242 approvata nel dicembre 2016 la sua produzione e commercializzazione sono legali qualora la cannabis abbia un contenuto di THC  che non superi lo 0,2%.

Art. 4 (comma 5) – “Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge” [cfr. nel Testo della Legge 242/16].
L’argomento è molto dibattuto ed è ancora fonte di prese di posizione piuttosto forti; il testo della legge si presta a fraintendimenti e interpretazioni diverse.
È attualmente possibile acquistare la cannabis persino dal tabaccaio. Naturalmente si parla della cosiddetta cannabis “light”, con un THC al di sotto dello 0,2%, e certo non si ottiene lo “sballo”.

Rajasthan, ganja field

Una delle immagini più belle della serie “Come l’uomo riesce a fare di ogni sua attività Paradiso e Inferno”, è legata a un ricordo dell’India del Nord (Rajasthan).
Da quelle parti la cannabis viene coltivata estensivamente, in pieno campo, a filari. Interi villaggi vivono di questa coltura, sebbene anche lì l’uso della droga sia illegale. Vengono selezionate le piante femmine, per la loro più alta produzione di resina. Le piante, alte fino a tre metri, a maturazione completa appaiono come pennacchi piumosi biancastri, appiccicosi al tatto per la resina che ne trasuda. Al momento giusto per la raccolta, vengono tesi dei grandi teli verticali, fatti di fibre di canapa tessute, su degli alti pali, al centro e parallelamente tra filari contigui. Il vento del pomeriggio agita le piante, le cui sommità fiorite sbattono contro i teli, che si impregnano così della sostanza resinosa. La lavorazione successiva avviene quando scende la notte. Al villaggio, tra grandi fuochi e suoni di tamburi, con i bambini e cani che corrono in un’atmosfera gioiosa di festa, i teli vengono strizzati dalle donne dai lunghi sari colorati e gli occhi neri ridenti, mentre gli uomini fumano in disparte.
Quello che si raccoglie, nelle grandi bacinelle di metallo, è l’olio di hashish, il derivato della cannabis a maggior contenuto di Thc, la cui concentrazione a parità di peso è da 50 a 80 volte maggiore del trinciato di foglie.

Cannabis coltivata a pieno campo

Si diceva dei rischi e delle insidie del mercato, collegati all’uso della cannabis. Oltre ai sintomi da sovradosaggio e alle conseguenze derivanti da una alterata percezione del pericolo, è diffusa nei giovani la tendenza a considerare poco pericolose le sostanze che si fumano: errore a volte fatale, perché anche la cocaina (crack) e l’eroina (kobrett) si fumano e le conseguenze possono essere devastanti.
Ne parleremo più avanti

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[Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (3) – Continua]

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