Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una paura del diavolo

di

Data

Suona il campanello, troppo lontano dalla mia poltrona. “Pina vai tu?” “Sono a stendere i panni, vacci tu!” È il postino. “L’Oscuro Signore?” “Sì sono io, dica.”

Questo racconto è stato scritto durante la full immersion di Castel Sant’Angelo 2018
a cura di Alice Felci e Luigi Annibaldi

 

Suona il campanello, troppo lontano dalla mia poltrona.
“Pina vai tu?”
“Sono a stendere i panni, vacci tu!”
È il postino.
“L’Oscuro Signore?”
“Sì sono io, dica.”
“Ho una raccomandata con deceduta di ritorno, metta una firma qui, grazie.”

Caro Signore del Male,
ogni sera la nonna mi fa dire le preghiere e poi cucina la zuppa di ceci, perché ci abbiamo pregato sopra ed è un peccato buttarli. Io però voglio guardare i cartoni e mangiare il Mars ma quando glielo dico lei mi strilla e mi spruzza con l’acqua santa perché sono gli strumenti del diavolo e tu sei brutto e cattivo. Però a me mi stai simpatico perché anche a te piacciono i cartoni e la cioccolata e voglio diventare come te e fare paura a tutti, soprattutto alla nonna. Quindi vienimi a prendere, io ho già preparato i panini con la Nutella.
Abito a Mulazzano in via degli Asparagi 18. Se vieni dopo le dieci fai attenzione: nonna mette le pentole dietro la porta che c’ha paura dei ladri.
Cattivissimo tuo,
Callisto.

È tanto che non ricevo una lettera. Da quando il satanismo non va più di moda mi capitano solo adolescenti che vogliono un selfie. Questo ragazzo è promettente, uno che si chiama Callisto pure ai suoi genitori doveva stare antipatico. E poi non c’ho molto da fare, la partita a bocce con San Pietro è saltata perché ci partono sempre le madonne e Maria si incazza che deve stirare e non può scendere ogni volta.
“Pina, io esco! Vado da una potenziale anima dannata! Dove hai messo le fialette di zolfo per il mio ingresso da dio degli inferi?”
“Guarda nella scatola rossa in corridoio, Saty!”
“Non vedo nessuna scatola… e non chiamarmi Saty, io sono Satana il Devastatore, ecchecazzo!”
“È vicino alla scarpiera degli zoccoli estivi… e smettila tu di chiamarmi Pina, il mio nome è Proserpina e sono la tua sposa e Signora, per la Madonna!”
“Per carità non mettere in mezzo quella, che già sta incazzata per la storia delle bocce.”

Rientro senza far rumore. Per fortuna Cerbero non è un gran che come cane da guardia; gli bastano tre polpette ed è felice. Ora devo solo raggiungere il bagno senza che…
“Saty sei tu?”
“Si sono io, ma ti ho già detto di non chiamarmi così.”
“Ti sembra questa l’ora di tornare? È quasi l’alba!”
“Senti, ho quarantamila anni, sono l’Oscuro Signore e faccio come diavolo mi pare!”
Pina compare in salotto con la vestaglia e i capelli sibilanti, da quando va dalle Gorgoni a farsi la piega ha la testa come un covo di vipere. Ma non sarò certo io a farglielo notare.
“Dove sei stato fino adesso? E cos’è questa puzza orrenda?”
“Mi sa che tra le fialette di zolfo ce n’era una di carnevale…”
Mi sono fermato dietro il divano in pelle umana di poltronesofà. Lei avanza.
“Non ti avvicinare Pina, sono ricoperto dalle frattaglie della battaglia… è stato un lavoraccio che non ti dico, ma ho trionfato alla grande!”
“Hai preso l’anima dannata?”
“Quasi. Sai, sono entrato dalla finestra del bagno e scivolavo lungo il corridoio con eleganza, inesorabile come la…”
“Sì sì, vai avanti.”
“Non vorrei spaventarti donna, il devastatore è capace di mostruosità indicibili…”
“Sei tu quello terrorizzato dai crocifissi perché ti fa impressione il sangue. Arriva al punto, Saty.”
“Ti ho già detto di non chiamarmi così! Dunque, scivolavo eccetera eccetera, quando un essere mostruoso mi ha attaccato alle spalle.”
Pina si avvicina a Saty.
“Chi? Un demone antico? Un Titano? L’idra dalle otto teste?”
“La nonna.”
“…”
“Sì ma dovevi vederla eh, un essere terribile! Con le unghiette affilate e gli occhi iniettati di sangue e cataratta; si è lanciata contro di me come una delle Furie!”
“Ah bravo, domani è il compleanno della più grande; ricordati gli auguri… quindi, l’hai ridotta a brandelli? L’hai spezzata in due con la potenza del tuo mignolo?”
“Quasi. Ho provato a dirle che ero il Signore delle Tenebre e insomma, un po’ di rispetto ma niente, continuava a tirarmi padellate in testa. Poi è arrivato il ragazzo e ha cominciato a urlare.”
“E cosa hai fatto? Li hai stritolati con il tuo flusso demoniaco?”
“Quasi. Ho fatto un figurone eh! Ho tirato le fialette di zolfo e ho urlato Sono Satana il Signore degli Inferi, fermi tutti porca vacca!
“E?”
“Mi è arrivato un crocifisso in fronte. Per essere vecchia c’ha un’ottima mira. Ma il ragazzo sicuro l’ho impressionato, gli ho lanciato il mio biglietto da visita e sono certo che chiamerà.”
Squilla il telefono.
“Vedi? Non si può resistere al richiamo degli Inferi.”
Pina alza la cornetta.
” Sì? Sì, è qui… un attimo.”
Copre il ricevitore con la mano.
“È Dio.”
“Oh Gesù”
“No, il padre, quello dell’attico. Ci sono due che dicono di aver sconfitto il demonio e vogliono la santificazione espressa; gli stanno intasando la casella vocale… tu ne sai qualcosa?”
Non rispondo. Non mi sentivo così depresso da quando l’Arcangelo Michele mi ha battuto a scopone scientifico. Si è sparsa la voce e i media hanno ricamato sulla faccenda, disegnandolo sopra di me armato di lancia. Che in realtà era una scopa. Una figuraccia.
“Gli ho detto che lo richiami dopo. Ah, ho parlato con Maria, Pietro ti aspetta per la solita partita a bocce.”
Mi mette una mano sulla spalla.
“Come mai sei tutto bagnato?”
“La nonna mi ha spruzzato di acqua santa. Con il liquidator.”
Pina sorride.
“Vai a farti una bella doccia, io ti preparo la colazione, ok?”
“Ok.”
Mi incammino verso il bagno.
“Saty?”
“Sì?”
“Perché hai la zampa incastrata dentro una pentola?”
“Mentre scappavo dalla porta ho inciampato nella trappola contro i ladri… questi affari proprio non li sopporto.”
“Sì lo so lo so, mi hai fatto sparire tutti i coperchi. Dai che ti faccio i pancakes.”
Si dirige in cucina.
“Proserpina?”
“Dimmi.”
“Mi fai quelli a forma di anima perduta?”
“Certo terrore mio, certo.”

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'