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La musica dalla A alla Z

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Cos’è la musica se non il tentativo ossessivo di ricomporre il caso, di restituirgli forma e logica. Ma può il caso lasciarsi dominare? Può la scrittura musicale riuscire a contenere l’imprevedibilità del destino?

Esiste un tempo per suonare e un tempo per scrivere; un tempo per mettere ordine in questo mondo caotico e privo di senso e un tempo per lasciarsi travolgere dalla confusione. D’altronde cos’è la musica se non il tentativo ossessivo di ricomporre il caso, di restituirgli forma e logica. Ma può il caso lasciarsi dominare? Può la scrittura musicale riuscire a contenere l’imprevedibilità del destino? Il talento di Alfred Brendel è tutto qui: nel rigore quasi maniacale con cui cerca una risposta a questi interrogativi, gli stessi che turbano il sonno di ogni musicista e di ogni scrittore. O almeno di quelli bravi.

Scrivere di musica è sempre un compito ingrato perché un buon musicista non è mai un bravo scrittore. Non è il caso di Brendel che è riuscito a destreggiarsi con consapevole maestria nel mondo della letteratura, senza tralasciare il suo primo mestiere. Anzi, si potrebbe dire che tutta la sua carriera da pianista abbia incontrato nella scrittura una naturale evoluzione, senza subire pericolose cadute di stile. Ascoltarlo o leggerlo, significa abbandonare sterili tecnicismi per immergersi nella complessità della forma.

Abbecedario di un pianista(Adelphi) è un libro di 151 pagine che inizia con la A di “Accenti” e finisce con la Z di “Zarzuela per pianoforte solo” (se non sapete cosa sia andate direttamente all’ultima pagina): in mezzo un concentrato alfabetico della musica, in cui Brendel si sofferma lievemente sui compositori più importanti, ma anche sulle parole, sul gusto, sul piacere del suonare. In questo libro non troverete tutto quello che c’è da sapere sulla musica, né tantomeno tutto quello che vorreste sapere: l’alfabeto di Brendel serve solo a stuzzicare l’appetito, a incuriosire l’animo dei profani e a far riflettere i pianisti, che spesso non hanno tempo di farlo, troppo presi dal memorizzare la diteggiatura di un pezzo. Brendel conosce perfettamente le insidie della professione e non gli basta ammonire i giovani: a 87 anni può permettersi il lusso di spargere con grazia frasi, metafore, giochi di parole e aneddoti. E anche di rivelare scomode verità: “Esistono musicisti che non amano la musica? Temo di sì. Esistono musicisti che non amano il compositore? Ma certo! Il compositore è nostro padre”.

 

BOOKLIST

Piero Rattalino Alfred Brendel. La tartaruga (Zecchini)
Ludwig van Beethoven Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari. A cura di Michele Porzio (Piano B edizioni)
Kay Larson Where the Heart Beats: John Cage, Zen Buddhism, and the Inner Life of Artists (The Penguin Press)

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