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Signor padrone

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Caro Signor padrone, Io piango! Sì Signor padrone! Piango perché mi piego e a piegarsi si piange. Ma non mi spezzo.

Questo racconto è stato scritto durante la full immersion di Baratti, 2018
Copertina di Luigi Annibaldi

Lettera che non ho mai scritto al mio Signor padrone

 

Caro Signor padrone,

Io piango! Sì Signor padrone! Piango perché mi piego e a piegarsi si piange. Ma non mi spezzo.

Se mi spezzo faccio notizia, finisco su tutti i giornali e voi Signor padrone fate ‘na figura da imbecille, ma imbecille vivo, mentre io da imbecille e pure morto.

Per questo Signor padrone ho deciso di piegarmi: per non morire.

Ma che ne sapete voi Signor padrone, ho una figlia, io, che vuole diventa’ poetessa. Signor padrone, v’ha fatto ‘na bella poesia in cui v’ha messo in rima co’ coglione. Sapete che cos’è ‘na rima Signor padrone? È ‘na cosa per cui due parole vanno in coppia. Per sempre.

Io piango perché vi vedo su Facebook in Costa Azzurra co’ la moglie, i figli e pure il cane e vorrei andarci anche io in vacanza, sulla barca.

Vorrei andarmene per un po’ da ‘sta casa che ho finito di paga’ dopo vent’anni di mutuo. E l’ho costruita io Signor padrone. Immaginate se me la dovevate costruire voi! Ma che sapete costruire voi, Signor Padrone?! Cuori di cemento, fragili pure loro. Senza fondamenta.

Vorrei anda’ su quella barca, rughe al vento, pelle arrostita, pesco un tonno e lo mangio tutto il mese. Con la lisca mi ci pulisco i denti, mi ci gratto la schiena e pure il culo. Poi voglio piscia’ al vento, che tanto so’ un puntino in mezzo all’oceano, ma almeno so’ libero che i puntini mica si piegano. E poi ci deve sta’ ‘no scoglio in mezzo all’oceano, ma no ‘no scoglio vero, ‘na testa, la vostra Signor padrone. Tanto è uguale a ‘no scoglio, che il casco me lo metto io sotto al sole a 40 gradi, ma siete voi che non c’avete i capelli, tutto pelato, liscio liscio. E c’avete pure ‘sta testa in mezzo all’oceano e io ci piscio su. Ah ah ah! Sarebbe bello…

Purtroppo, invece di partire in barca, resto qua, perché io lo so, appena m’ allontano voi andate da mia figlia a dirle che la poesia non serve a un cazzo e che fa schifo, soprattutto quella del padrone-coglione. E questo non lo posso accettare, a maggior ragione oggi che racconterà a tutti la storia vera: del padre carpentiere lavoratore, che voleva diventa’ pescatore e del suo pelato Signor Padrone, co ‘sta testa a forma di scoglio, in mezzo all’oceano, come un coglione.

Un padre carpentiere

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