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Maledetti ciclisti

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Illustrazione di Agrin Amedì
In certi casi un po’ di delicatezza ci vorrebbe. Ma come glielo dici a una persona che sta per morire: “Guardi sa … si potrebbe dare il caso che lei non arrivi al prossimo Natale.” “Ah! Che culo! Quest’anno risparmierò di sicuro sui regali!”

Questo racconto è stato scritto durante il laboratorio di “Dialoghi”
diretto da Enrico Valenzi

 

In certi casi un po’ di delicatezza ci vorrebbe. Ma come glielo dici a una persona che sta per morire: “Guardi sa … si potrebbe dare il caso che lei non arrivi al prossimo Natale.” “Ah! Che culo! Quest’anno risparmierò di sicuro sui regali!”
Questa stronza avrebbe potuto prenderla alla larga, tanto per indorare un po’ la pillola. Dirmi che ne so: in quale giorno della settimana preferirebbe morire? Tanto per fare un po’ di conversazione. Mostrarsi quanto meno un po’ interessata all’argomento. Il labbro si tira in una smorfia che sembra un sorriso e lei mi guarda, compassionevole. A guardarla bene somiglia tanto alla mia prof di matematica. Facevo pena anche a lei. Saprei bene io dove infilarvela la vostra compassione! Mi resta del tempo. Posso ancora fare tante cose.
“Stia calma! Torni a casa.”
Dice la cretina e mi guarda con gli occhi a panda, teneri teneri e cerchiati di nero. Altro che calma in questo momento potrei battere Mennea sui duecento metri. Bella forza lui è già morto. A proposito di correre, ho appena rinnovato l’abbonamento in palestra. Tanto non ci sarei andata comunque. I soliti buoni propositi. Quelli che faccio a settembre quando torno dal mare e mi rendo conto che il culo mi arriva ai talloni. Ma chi se ne frega della palestra! Dai. Possibile che non riesci a pensare a qualcosa di più intelligente? Dov’è l’uscita? Questi corridoi sono tutti uguali e gli ascensori non funzionano mai.
“Non ne combini mai una giusta!” diceva mia nonna. Infatti lei è morta a 84 anni nel sonno. Neanche la fatica di svegliarsi. Le chiavi della macchina dove le ho messe? Possibile che non si trovi mai niente in questa cazzo di borsa? Perché proprio a me? Accendo una sigaretta. Altro buon proposito: smettere di fumare. Non si fa così. Se esisti è la prima cosa che ti dirò. Perché tanto prima o poi dovremo trovarci faccia a faccia. Voglio proprio sentire che scuse ti inventi, caro il mio Dio… Sai dirmi cosa ti ho fatto di male? Ok, con questa vita non ci ho fatto granché, ma vedrai alla prossima, non sprecherò un minuto, lo giuro! Peccato io non sia tanto convinta che ci sia una prossima volta. Potrei incominciare a credere nella reincarnazione. E se mi reincarnassi in un animale? Magari il cane con il cappottino della signorina Patty, pigro, obeso. Cazzo sarebbe una gran vita, amato e coccolato come un bambino, senza la rottura di palle di essere un bambino e di dover ricominciare tutto da capo: l’adolescenza, i brufoli, la matematica. Oppure vorrei rinascere maschio per togliermi lo sfizio di fare la pipì in piedi all’angolo della strada. INVIDIA DEL PENE, tuonerebbe il mio analista. Sai le risate che si farà quando glielo racconto. Ridi poco, testa di cazzo. Perderai una delle tue migliori clienti. Smetto di pagarti il mutuo della casa al mare. Adesso ridi! NO! Non Oggi! Non adesso
Eccoli. In fila per tre. Strizzati nelle loro tutine ridicole. Ciclisti! Vogliamo fare un giochino? Io faccio la palla, voi i birilli. Giochiamo a bowling? Vi va? Dovrei essere più buona se esistesse davvero quel posto chiamato paradiso. Non vorrei giocarmi il posto per una partita a bowling. Suono, con delicatezza. Vuoi che si dica di te che l’ultima cosa che hai fatto è di aver investito una schiera di ciclisti stronzi? Perché sono stronzi; non si scansano nemmeno se gli suoni con la fanfara dei bersaglieri a due palmi dal culo.
Saluta tua sorella! Sto per scoppiare… Mi devo fermare, devo necessariamente fermarmi e scendere da questa macchina. Mi fermo qui, magari arrivo al ciglio della scarpata. Il bordo frana sotto i piedi e diventa pericoloso. Guardo giù il vuoto. Il salto nel buio di un mondo tutto nuovo e sconosciuto. E’ questo quello che mi aspetta.
Voglio provare il brivido di chi ancora può decidere se vivere o morire. Ma io non ce la faccio. Mi siedo ai piedi del mio nulla. E’ solo qui che posso piangere. Perché nessuno mi vede. Tranne loro… Maledetti ciclisti!

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