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Il vaso cinese

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È una serata uggiosa, in pieno inverno, tra febbraio e marzo. Accendo i riscaldamenti perché fa un freddo allucinante, sembra di stare in Siberia. Fuori piove a dirotto. So già che quando piove, la mia parabola Sky e il mio decoder non funzionano, quindi non accendo nemmeno la TV in soggiorno.

È una serata uggiosa, in pieno inverno, tra febbraio e marzo. Accendo i riscaldamenti perché fa un freddo allucinante, sembra di stare in Siberia. Fuori piove a dirotto. So già che quando piove, la mia parabola Sky e il mio decoder non funzionano, quindi non accendo nemmeno la TV in soggiorno. È perfettamente inutile. Allora apro un libro dei miei autori preferiti. Mi siedo sulla mia poltrona preferita quando ad un tratto una voce con un tono non molto alto squarciò il totale silenzio della stanza.
“Ehi, ciao, ehi sono io, mi liconosci? Guarda, sulla tua destla!”. Io mi volto.
“Oh ciao!” Rispondo con immenso stupore.
“Sono il vaso cinese, che tua madle ha complato la scolsa settimana! Mi sentivo solo, volevo parlale con qualcuno.”
“Ma tu parli”?
“Natulalmente. Sono stato impoltato qui in Italia dalla Cina, 3 anni fa! Sono oliginalio della città di Shanghai! Mi manca un po’ la città dove sono nato sai”?
“Cosa ti manca”?
“I miei amici. Gli altli vasi che venivano plodotti nell’industlia di celamiche dove siamo nati.”
“Mi mancano gli altli vasi che elano stipati nel magazzino insieme a me, in attesa di essele acquistati. Facevamo tanti bei discolsi sai? E ognuno di noi era dipinto con colori diversi e ognuno di noi aveva dimensioni diffelenti. C’è chi ela più alto come me, c’è chi ela più basso e poi c’elano i piccolini, le miniature. Elano grandi come dei bonsai!”
“Capisco. Quindi hai un po’ di nostalgia? M vedrai che ti troverai bene anche qui.”
“Lo so, ma mi piacerebbe scambiale due chiacchiere ogni tanto come sto facendo con te ola. Dulante la giolnata tu e tua madle uscite e mi lasciate semple solo…”
“Non sapevamo che i vasi cinesi potessero parlare sai”?
“Davvero! Questa non la sapevo…da noi in Cina, gli esseli umani parlano con gli oggetti. Noi oggetti abbiamo un’anima come voi. E i cinesi lo sanno.”
“Bene, ora che lo so anche io, spero diverremo amici” dissi sorridendo.
“Lo spelo anche io. Sei un essele umano simpatico! Sei sposato o fidanzato”?
“No, non sono sposato ne fidanzato.”
“Lo sai, io quando elo nel mio Paese mi elo innamolato di un vaso femmina. Ela la più calina di tutte. Pultloppo sono stato poi poltato qui e non ho avuto il tempo di conoscerla bene.”
“Va bene ne conoscerai altre qui vedrai. A mia madre piacciono i vasi cinesi. Magari ne comprerà una femmina la prossima volta.”
“Magari!” Esclamò lui. Poi dice: “Ola sono stanco, sono le 23, ho bisogno di dolmile un po’”. Aggiunge inoltre: “Anche noi vasi abbiamo bisogno di lisposale sai?”
“Ma siete sempre fermi?”
“Si ma pensiamo tanto e questo ci fa stancale!”
“Ah ok, va bene.” Dico ridendo. E poi aggiungo: “Va bene dai, allora ci facciamo un’altra chiacchierata domani ok?”
“Va bene. Buona notte allola. Glazie di avelmi fatto compagnia.”
“Di niente. Buona notte e sogni d’oro”.
Finita la conversazione, ritorno sul mio libro e mi rimetto di nuovo a leggere. È un libro sulla Cina guarda caso. Arrivo a pagina 65 e vedo il vaso cinese che mia madre aveva comprato. La sua immagine è anche nel libro che stavo leggendo, mi fa una specie di inchino come per salutarmi!. Sorrisi. E poi stanco morto poso il mio libro e mi incammino verso la mia camera da letto.

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