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Agente Sean: Commissione segreta

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Missione impossibile? Sean non accettava nulla di meno. Donne splendide e inavvicinabili? Troppo facile e noioso, altrimenti. Uscì dal Grand Palace Hotel verso le 20 di una serata alquanto fresca per la fine di aprile.

Missione impossibile? Sean non accettava nulla di meno. Donne splendide e inavvicinabili? Troppo facile e noioso, altrimenti. Uscì dal Grand Palace Hotel verso le 20 di una serata alquanto fresca per la fine di aprile. Meglio così; sentiva il cravattino appena un po’ lento, e lo sistemò subito. La chioma era a posto.
I fari bianchissimi di un costoso jeep Hummer lo illuminarono, incorniciando una figura a dir poco invidiabile, iconica nell’inappuntabile completo. Era all’aperto solo da tre secondi, e altrettanti bei colli femminili si erano già volti verso di lui. Una statuaria ereditiera gli sorrise, uno schianto con gli highlight rosso-fucsia lo scrutò, e un’imprudente barboncina quasi lo fece inciampare.
Su e giù per il marciapiede tirato a lucido viaggiava una media di 100 milioni di euro in vestiti, gioielli, rendite, titoli, conti offshore e chirurgia estetica. Sean ricambiò il saluto dell’usciere e prese il via verso l’obiettivo: un chilo di ravioli.
Sì, c’era frustrazione nei suoi occhi azzurro-ghiaccio. «Stasera, cucino io per te!» aveva proclamato Adèle, raggiante. Le aveva preso le misure quando erano entrati in contatto al tavolo del Blackjack. Era un ottimo giudice della personalità, lo era sempre stato, e malgrado tutto alla fine lei aveva prevalso. Meglio accontentarla; in fondo si trattava di una piccola commissione.
Ma cosa c’era dietro? Dietro agli occhioni scuri e al corpo scultoreo di Adèle si celava una scienziata mercenaria: l’aveva inseguita in giro per il mondo, e ora doveva reclutarla. Solo lei poteva rintracciare tutte le valigette atomiche del Dottor Nott.
Cosa dire dei ravioli? O del ripieno, piuttosto. Esplosivi? Minuscoli data drive nascosti? Microcapsule contenenti droga? Uranio? Adèle gli faceva fare il lavoro sporco? Lo teneva d’occhio con un drone, comodamente distesa sul letto in albergo?
Mentre camminava per il Corso, Sean s’interrogava sulle mille insidie della missione, e valutava una serie di scenari. Per quanto fosse concentrato, il sesto senso da spia era attivo in ogni momento. Non per niente in agenzia lo chiamavano “Mr. Multitasking”. Piccoli, incriminanti particolari potevano rivelare un agente nemico! Denti stretti, occhi fissi su di te per un secondo di troppo, giornali letti all’incontrario, armi automatiche celate sotto impermeabili neri. Aveva appena imboccato una stradina sonnacchiosa, quando sentì l’impulso travolgente di schivare. Si mosse appena in tempo per evitare un micidiale proiettile organico. Il pennuto si era liberato di un peso proprio sopra di lui, in un fetido attentato alla pulizia della giacca. Non parliamo nemmeno dei capelli.
Una bambina di passaggio notò la prodigiosa acrobazia:
«Mamma!», saltellò entusiasta. «C’è il circo! Mi porti?!»
Sean sorrise benevolo, ma lo sguardo vigile era già fisso altrove. Si avvicinò una donna formosa fasciata dall’abito da sera, e in equilibrio su tacchi smisurati. Minaccia o risorsa? «Scusi» disse, avvolgendolo in una cappa di profumo. «Non avrebbe un fiammifero?» La frase era in testa al manuale segreto, ma la donna aveva qualche chiletto di troppo per essere una spia di grosso calibro. Con un ampio gesto, Sean esaudì immediatamente la richiesta. La sondò per un minuto in cerca di segnali o frasi in codice, e fu presto ovvio che la giovane cercava solo un cavaliere per la serata. Sean dovette sfilarsi, con delicatezza: la missione veniva prima di tutto.
Rientrò su uno dei Boulevard più “in” della città, scacciando il pensiero di quelle curve invitanti, e varcò la soglia di “Alfredo, Gastronomia italiana di lusso”. Pacificamente, si mise in fila. Dopo aver imparato l’arte della pazienza sotto le armi, nelle Forze Speciali si era abituato a interventi brevi e incisivi: Afghanistan, Sudamerica, Operazione Atlantide. Oggi deponi un tiranno sanguinario in 10 minuti, domani te ne stai in fila mezz’ora per un chilo di ravioli: Sean sbuffò. Poteva chiamare il capo della Ricerca & Sviluppo per una partita a scacchi via smartphone…
L’attempata ciarlona davanti a lui nella corsia VIP aveva messo all’angolo Alfredo. Millantando una sfilza improbabile d’intolleranze, la cliente pretese spiegazioni sul 90% della merce in esposizione. Insoddisfatta, chiese buone ricette per i tortellini. Se li fece impacchettare, e all’ultimo cambiò idea. L’agente segreto trasalì vedendola andar via con gli ultimi 2 chili di ravioli. Comprò subito da Alfredo il pacchetto di tortellini, e la intercettò all’uscita.
«Scusi», disse, in una ventata di fascino maschile. «Ho davvero bisogno di un chilo di ravioli per stasera. Possiamo metterci d’accordo?»
L’anziana signora si voltò, senza dissimulare lo sforzo enorme che le costava rispondere a quell’incauta interruzione.
«E lei chi sarebbe…?» Si aggiustò il costoso cappellino rosa, e lo squadrò dall’alto in basso. Sean fece uno sforzo per mantenere il tono conciliatorio. Le propose di acquistare il chilo di cui aveva bisogno al quintuplo del valore. La donna esplose in una risata denigratoria e irritante, come chi ascolta la barzelletta più stupida mai inventata. «Vuole scherzare, giovanotto? A parte il fatto che potrei pagare questi ravioli dieci volte tanto, non ho la minima intenzione di deludere il mio Jean-Philippe. Va matto per la pasta ripiena».
Sean nascose la frustrazione sotto la rinomata, inespugnabile faccia da poker.
«Le auguro una buona serata», concluse l’interlocutrice, senza alcuna simpatia.
Le coincidenze erano troppo nette per non risultare sospette. Il codice etico della super-spia limitava enormemente le opzioni di Sean, se il bersaglio era una pensionata. Molte vite dipendevano da quei ravioli, e lei rappresentava il corriere perfetto. A chi doveva consegnarli?
Prese il cellulare, e lo schermo riportò il messaggio di Adèle, «Dove sei finito!?», accompagnato da tre faccine adirate. Lo fissavano come armi spianate: una minaccia terribile per la missione. Fuggì dai loro sguardi accusatori per collegarsi alla rete satellitare. Chiese un controllo incrociato sulla sospettata e in un minuto, il super-computer dell’agenzia s’infiltrò in ogni database del mondo, assetato d’informazioni. A opera conclusa, evidenziò la pomposa pagina Facebook con le foto dell’amato cocker spaniel, Jean-Philippe. Non c’era altro da segnalare. Eccolo, il divoratore di ravioli. Era in yacht, sdraiato sul bordo di una piscina, e inforcava occhiali da sole di Louis Vuitton.
Sean sollevò lo sguardo dallo schermo. Meraviglioso… Ora doveva contendersi la cena con un cane. Un momento. Dov’era finita, l’adorabile padrona? Accelerò il passo e regolò al massimo i recettori oculari. Sparita.
Si era fatto seminare da una vecchietta? Doveva essere una veterana del KGB. Quale addestramento aveva ricevuto? Il profilo Facebook, Jean-Philippe… poteva essere tutto falso. In effetti il Dottor Nott in persona appariva su ogni profilo e biografia come un tranquillo e amabile botanico. Sean sudava freddo: era colpa sua. Questo succede, se sottovaluti l’avversario; doveva piazzarle un segnalatore direttamente in negozio, metterle un satellite alle calcagna. Immaginò il viziatissimo cane che si avventava su una ciotola di squisiti ravioli, mentre il primo fungo atomico del Dottor Nott spuntava in una metropoli. Tutto perché aveva preso sottogamba quella “piccola commissione”.
Sean trovò rifugio nel famoso contegno professionale: poteva ancora salvare la situazione. Con un gesto attivò il mini-drone di sorveglianza nascosto nell’auto, mentre camminava nella direzione più probabile. I minuti evaporavano: bruciava tempo prezioso, e della donna non c’era traccia. Intanto l’ombra del disastro si stendeva su un mondo inconsapevole.
Il passo accelerò ancora. Sean, in corsa, schivava passanti interdetti, nella speranza che l’obiettivo non avesse imboccato una traversa.
Finalmente, assistito dalla sua buona stella o piuttosto dal suo infallibile istinto, posò lo sguardo sul famigerato cappellino rosa, una cinquantina di metri più avanti. Ora si trattava di chiudere la questione prima che capitasse qualcos’altro.

Un soffio di freschezza serale gli sfiorò il collo; da una delle ville giungevano le note di una dolce melodia. Il bersaglio camminava a ritmo sostenuto verso il porto vecchio.
D’un tratto inchiodò per redarguire un’affiatata coppietta in vena di tenerezze. Ecco l’opportunità: con Sean ai comandi via cellulare, il drone ronzante piombò in picchiata sul bersaglio, come un autentico eroe dell’aria. Si raddrizzò all’ultimo istante e colpì la donna con la punta dell’ala innescando un frenetico moto rotazionale. Sean sopraggiunse da dietro e col rinomato tocco da gentiluomo arrestò la trottola impazzita con un mezzo casquet. Alle loro spalle, il piccolo asso dei cieli riprendeva quota.
«Signora, le è caduta la spesa!» disse l’agente segreto, e premuroso le consegnò il sacchetto con i tortellini. Frastornata, la signora balbettò un grazie; la coppietta ridacchiava:
«Hai visto che figo, quel drone? Ne voglio anch’io uno così…»
La splendida auto in dotazione lo raccolse pochi istanti dopo, in guida automatica, per riportarlo in albergo. Sean chiuse lo sportello e partì. Quei ravioli dovevano essere speciali: la vita e la salute di tante persone non poteva dipendere da un piccolo, normalissimo sacchetto della spesa. Una volta a bordo, lo ispezionò attentamente con lo scanner segreto, e infine gli sfuggì un sospiro. Quei ravioli dovevano proprio essere squisiti. Già… si trattava solo di cucinarli bene.
Al rientro nella suite presidenziale qualche minuto più tardi, lo colpì in pieno l’aroma ricco di un ragù fatto in casa. Non aveva mai sentito nulla di simile. O forse sì? La prima cena a lume di candela, con la sua ragazza del liceo…? Per la prima volta quel giorno, rischiava di rilassarsi.
«Tesoro, eccoti qua!» disse Adèle, stretta in un tubino nero e impegnata tra i fornelli. «Non dimenticherai presto questa cena, te lo prometto!»
«Ci conto», rispose lui. Depositò la busta sul mobile della cucina, e si fermò davanti allo specchio per darsi un’occhiata. ‘Commissione compiuta’, pensò, sollevato. Di sicuro, non l’avrebbe dimenticata.

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