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Il nuovo stesso giorno

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Illustrazione di Agrin Amedì
Salgo velocemente al settimo piano del palazzo. La porta della casa è aperta e la donna è ancora lì. Ferma. In bilico tra vita e morte, tra speranza e follia. “Devo intervenire, non posso lasciare che succeda una simile disgrazia”.

Salgo velocemente al settimo piano del palazzo. La porta della casa è aperta e la donna è ancora lì. Ferma. In bilico tra vita e morte, tra speranza e follia. “Devo intervenire, non posso lasciare che succeda una simile disgrazia”. Immerso nei miei pensieri, cerco di mantenere la calma, ragionando sul da farsi. Ma non è facile, le mani tremano e le gocce di sudore ormai ricoprono tutto il mio viso. Alzo gli occhi. Mi avvicino con cautela alla donna che sembra sussurrare qualche preghiera, le sue ultime parole. La donna si lancia giù e atterra senza vita sull’asfalto della strada. “Accidenti, anche questa volta sono arrivato in ritardo, devo essere più veloce” esclamo, riavviando la missione del gioco sul mio televisore. “Ci riproverò domani” penso tra me e me. Stanco mi tolgo le cuffie, poso il joystick e mi metto a letto. Non faccio in tempo ad addormentarmi che vengo svegliato nel bel mezzo della notte da un urlo femminile. Sembra provenire da una donna del settimo piano. Spaventato mi sveglio. Tremo e rimango a pensare al peggio. Scendo dal letto. Facevo fatica a camminare nel buio della stanza. Più volte inciampo nei fili della mia console elettronica, tentando di accendere la luce vicino al televisore. Cerco di tranquillizzarmi con lunghi sospiri. Finalmente apro la porta e questa volta, davvero, mi trovo a salire di corsa le scale; quelle scale che mi sembrano familiari, quelle scale mi sembra aver percorso milioni di volte; quelle scale in cui mi sembra di aver perso il fiato a ogni salita. La porta della donna del settimo piano è aperta. Sapevo già cosa mi si sarebbe presentato davanti agli occhi. Lo scenario che conosco a memoria è ormai reale ed io so cosa fare, finalmente. Stringo i pugni, determinato a fare ciò in cui avevo sempre fallito. È arrivata l’ora della mia rivincita. Senza perdere altro tempo inizio a correre in direzione della finestra. Ma qualcosa di nuovo si presenta davanti ai miei occhi. Sul cornicione, in bilico, c’è una figura maschile. Una figura a me molto familiare. “No, non può essere” penso tra me e me. Non riuscivo a capacitarmi di ciò che mi trovavo di fronte. Incredulo mi accascio a terra, cercando di colpirmi la faccia con le mani, quasi per svegliarmi da quella strana situazione. Davanti a me, con un sorriso stampato in faccia, ci sono io. Sì, il me che è senza forze a terra, è anche lì, in bilico sul cornicione, e mi guarda. Dal mio alter ego esce la mia stessa voce: “Benvenuto nella prova finale” urla, mentre si volta verso fuori. Rimango a pensare, confuso. Poi, di colpo, inizio a correre verso la finestra. Ma lui sembra prevedere le mie mosse e come la donna, si butta giù. Confusione. Silenzio. Vedo tutto nero. Riapro gli occhi ma la visione non è quella che avevo prima. Sotto di me l’asfalto si avvicina velocemente. Cado a terra. Non sono riuscito a interrompere la maledizione, di nuovo. Prima di morire intravedo una coccinella. La fortuna non mi è mai stata amica.
Mi sveglio nel letto. Sopra il mio naso c’è un piccolo insetto rosso e nero. È iniziato un altro giorno, il nuovo stesso giorno.

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