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Una gelosia distruttiva

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Illustrazione di Agrin Amedì
Erano una bella coppia di studenti universitari, arroganti figli del boom economico. Lei di ottima famiglia con il padre direttore di banca, figlia unica amatissima, bel viso, capelli sulle spalle, gambe lunghe da ballerina.

Questo racconto è stato scritto durante il laboratorio di autobiografia
diretto da Rossana Campo per la Scuola Omero.

 

 

Erano una bella coppia di studenti universitari, arroganti figli del boom economico. Lei di ottima famiglia con il padre direttore di banca, figlia unica amatissima, bel viso, capelli sulle spalle, gambe lunghe da ballerina. Bravissima a scuola, spintissima dal padre, non temeva le sfide e aveva deciso di fare la ricercatrice nella facoltà più prestigiosa della università di Roma, a Fisica, che in quegli anni era al vertice della fama, anche internazionale. Nelle aule della “Sapienza”, nell’Istituto subito entrati a destra dall’ingresso principale incontrò il suo destino nella persona di Franco, giovane studente del convitto nazionale, già arrabbiato per conto suo prima del terremoto del 68, che poi li colse, in prossimità della laurea, con tutto il suo potenziale eversivo.

Appena laureati si sposarono, trovarono lavoro e iniziarono quella vita cui erano destinati come figli privilegiati della buona borghesia cittadina. Avevano molti amici, ex compagni di liceo o di mare o di settimane bianche. Anche le idee nuove di libertà erano ormai molto popolari specialmente quelle in tema di libertà sessuale. Franco era molto in difficoltà, estremamente incuriosito, innamorato e tormentato da una tremenda gelosia per la moglie che era molto bella e abituata ad essere corteggiata. In quel clima morbido i discorsi erano molto liberi, le allusioni frequenti e ovunque si proclamava la rivoluzione nelle abitudini e la presunta libertà sessuale.
Nei confronti dell’autorità genitoriale e famigliare poi la rivolta era completa, ogni ruolo era rovesciato e ogni esperienza rifiutata. Nel caso in questione la situazione era poi da manuale. Il contrasto tra il suocero e il genero non poteva essere più palese. Il padre della sposa stravedeva per la figlia e non aveva del genero, così diverso, arrabbiato e geloso, una grande opinione, anzi interveniva sempre in aiuto della figlia, anche non richiesto, di fatto umiliandolo con i suoi mezzi economici. Dopo avere soddisfatto ogni esigenza materiale dei due nuovi sposi: automobile, casa al mare, grande appartamento in città, arrivarono due bambine, molto belle che divennero la gioia contesa dai doppi nonni con una corsa sfrenata a riempirle di regali di ogni tipo.
Quindi, per conquistarsi la benevolenza e l’affetto della moglie e della figlia, i due maschi rivali, il marito e il padre sul palcoscenico famigliare, condussero una partita senza esclusione di colpi per prevalere. Chi era costretto a una battaglia in difesa era il marito geloso, che perdeva in casa non potendo competere sul piano economico dei regali cui la moglie era abituata dall’infanzia.. Come si poteva rifiutare la casa al mare per le nipotine, la seconda macchina per la figlia perché potesse rincasare in anticipo, il pagamento della baby sitter e così via. Era costretto a dire di si a queste offerte fatte, apparentemente senza ricatti, ma da lui vissute con rabbia e umiliazione. La moglie ovviamente accettava tutto con gratitudine e non si preoccupava della gelosia di Franco verso suo padre e la sua famiglia, del rancore assurdo che andava crescendo in lui, che si sentiva umiliato.
“Tuo padre sempre in mezzo si mette! E’ impossibile competere con lui quando decide di fare qualcosa. Se vuole comprare una casa al mare per le nipoti, lo fa senza badare a nulla, come il nonno “Paperon dei Paperoni” che umiliava sempre il povero Paperino. Io, per lui conto meno di nulla. E tua madre poi, umilia la mia, con la sua lista dei regali della Nonna! Sempre con le loro amicizie altolocate e i loro amici importanti! Ma, quest’anno farò io la festa di fine estate per tutti, compresi gli amici dei tuoi genitori. Farò vedere loro io, come si mangia alla mia tavola!”
E si buttava in un’avventura senza fine per una cena colossale e sorprendente per ottenere qualche misurato complimento e sorriso di compatimento da parte degli amici più fedeli e comprensivi che lo conoscevano bene.
La moglie accettava con tranquillità le attenzioni che i genitori le tributavano. Era stata figlia unica tanto desiderata e abituata ai privilegi. Con i genitori di lei, lui riusciva ancora a farsi rispettare, a vendicarsi, simulando rabbie e punizioni per le nipotine o divieti irragionevoli facendoli passare per la invocata autorità paterna.

Ma dove era sempre perdente, era nei confronti della vita esterna della moglie, dove era senza appigli e sospettava di tutto e di tutti, dove lei era molto apprezzata e stimata con il suo comportamento da gran signora moderna ed emancipata. Cresceva la sua voglia di controllo e si buttava nelle situazioni cercando di gestirle. Avevano costituito un gruppo di amici, in parte di famiglie già conosciute, tutti della stessa estrazione sociale. Molti erano coppie di medici e la loro famigliarità e amicizia era di lunga data. In quegli anni post settanta i costumi erano cambiati e diventati molto più tolleranti e liberi. Per Franco la situazione era diventata più difficile. A tormentarlo con la gelosia erano ormai arrivate anche le figlie adolescenti nei cui confronti la madre voleva essere più moderna e attraverso loro ingelosiva e destabilizzava il marito concedendo loro ogni libertà. Lui aveva fatto di tutto per gestire la situazione fino a farsi promotore anche di giochi erotici pur di potere conoscere e controllare ogni tresca. Non sembrava avere trovato pace perché era anche giustamente convinto di rimetterci nelle “combine” erotiche, perché sua moglie era molto più bella ed elegante delle altre, cosa che lo faceva impazzire di rabbia.
Era Franco che aveva avuto un’infanzia faticosa , a fine guerra stentata, con difficoltà fino al successo della madre che aveva dato alla famiglia sicurezza e presunzione. Era divenuto sospettoso e diffidentissimo e rancoroso.
La tensione saliva con il passare degli anni. Le novità e i rapporti cambiavano e si consumavano e l’alleanza tra la madre e le figlie divenne rapidamente un altro duro campo di contrasto. La situazione per la moglie diventò ancora più pesante e non sopporta più i continui divieti, sospetti e insinuazioni del marito. Non riusciva a liberarsi, troppo viziata, dipende da lui in tutto, anche nei giochi erotici e senza la forza di difendersi.
Lui sempre più delirante era convinto di gestire tutto il gioco ma ne era la prima vittima. Si muovevano all’interno di un circolo vizioso difficile da interrompere per loro così abituati a ogni privilegio.

La circostanza sembrava senza via d’uscita quando, come un colpo di fulmine, viene diagnosticato alla moglie un tumore del seno. La situazione diviene drammatica. Immediatamente cambiò ogni scenario, Tutto venne rivisto alla luce di questa nuova prospettiva con la protagonista in preda alla paura e alle raccomandazioni dei medici curanti. La vita di famiglia fu sconvolta e fortemente drammatizzata. Lei divenne preda dei profeti di sventura, frequentava uno psicanalista specialista di casi estremi, e cominciò a frequentare persone nella sua condizione che affrontano mali terminali. Il suo medico curante cercò di farla ragionare, di sottolineare come il suo caso fosse stato preso all’inizio, citò le statistiche delle guarigioni, ma ormai lei era entrata nel delirio. Questa nuova situazione non li riavvicinò, come spesso succede, ma fece emergere tutto il rancore nei confronti del marito verso cui lei sembrava volersi vendicare, frequentando questi nuovi amici con cui diceva di capirsi meglio, di avere più cose in comune, cose che lui non poteva capire, di fatto dichiarandolo fuori dalla propria vita e allontanandolo al riparo della malattia. Arrivò infine anche a parlare di divorzio e in ogni caso dichiarò di desiderare un nuovo amore diverso, più rispettoso, meno opprimente. I litigi, le recriminazioni ripresero su uno sfondo e con obiettivi diversi, ma con la stessa acredine. Tutta la famiglia era coinvolta e si accentuò ancora l’ostilità tra i due protagonisti maschili cosa che non faceva bene a nessuno.
Finalmente arrivò il momento dell’intervento che fu un successo. Il medico curante era molto ottimista per la tempestività della diagnosi e pronosticava una guarigione definitiva.
Ma la presunta guarigione, che richiedeva tempi di attesa, non cambiò il comportamento dei vari protagonisti, Il litigio continuò e la moglie voleva sciogliere, a tutti i costi il matrimonio. La paura e il trauma le avevano dato la forza di opporsi e, spalleggiata dal padre, si sentiva sicura e, con i di lui avvocati, continuò un litigio che durò alcuni anni. Nel frattempo trovò modo di vendicarsi ulteriormente, si fidanzò con un compagno collega di università molto perbene e appena possibile si sposò come per mettere un punto fermo, In parallelo correvano le convulse trattative per la divisione del patrimonio famigliare con colpi mancini per addossare l’un all’altro le colpe della separazione. Lui citava con una certa soddisfazione il film “Kramer contro Kramer” come esempio di litigio esemplare. Gli amici non approvavano quella inutile, lunga, rissosa litigata, che danneggiava il rapporto con le due figlie. Ambedue dicevano di amarle, le viziavano, le coccolavano ma erano un pessimo esempio per loro..

Passarono molti anni, la rabbia diminuiva ma mancava qualunque elaborazione della vicenda. Ambedue restarono ancora sostanzialmente convinti, ciascuno di avere avuto ragione. Lei è scivolata poco per volta verso una forma di religiosità di tipo caritatevole, legandosi a un gruppo di volontari di matrice religiosa che la avevano distolta dalle frequentazioni precedenti e allontanata completamente dall’immagine di prima. Quest’ultima trasformazione, inconsapevole o voluta, era stata molto efficace verso l’ex marito, essendosi lei messa fuori completamente dalla mondanità, rinunciando a essere in alcun modo oggetto di desiderio, permise a lui di citarla e commentarla come una doppia vittoria personale. Lui, il marito, poco cambiò e conservò intatta quella visione del modo possessivo di rapportarsi con le compagne, conservando intatto per molto tempo, il rancore verso la famiglia della ex-moglie e la convinzione di essere stato ingannato dalla sua perfidia.
Solo dopo molti anni, in occasione dei matrimoni delle figlie quando la vide in chiesa così devota e legata al sacerdote che gestiva i volontari, prese coscienza del di lei cambiamento profondo. Era inginocchiata davanti alla croce intenta a pregare, con le mani giunte davanti al capo chino, un abito serio da signora, e sui capelli quella che le religiose chiamano una “veletta”. Ebbe difficoltà a riconoscerla e, con un certo sconcerto, si rese anche conto che tutta la gelosia che aveva avvelenato la loro vita, non avesse ormai più senso. Come si poteva essere gelosi dell’amore verso il Dio ?
Per la prima volta ebbe la sensazione di avere sbagliato tutto con la propria ostinata intransigenza.

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