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Parliamo di Westworld. Una “serie” non è un film, ma si somigliano molto (prima parte)

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Westworld. Una serie tv “di culto”, rinnovata con altri dieci episodi nel 2018, dopo lo strepitoso successo dei primi dieci del 2016. La resistenza iniziale di un cinefilo doc seguita da sorpresa e ammirazione. La visione continua..

Questo è un articolo che avrei voluto leggere già fatto. Avrei voluto che qualcuno lo avesse scritto per me, su un argomento che poco conoscevo. D’altra parte, se l’attenzione non è stimolata, certe cose neanche si vanno a cercare.
Quando qualcuno ce ne ha parlato, un mio amico e io abbiamo dovuto fare tutto il lavoro… Per farla breve, l’articolo non c’era, così me lo son dovuto scrivere da solo: l’antefatto, il fatto e le implicazioni future.
Ma cominciamo dall’inizio.

Noi siamo tra quelli che qualche mese fa la consigliera grillina – (giustamente ex-) vicepresidente della Commissione Cultura del Comune di Roma – ha chiamato “feticisti di cinema”. Vediamo vecchi film (o non tanto vecchi) cerchiamo di smontarne i meccanismi (fino a un certo punto): sostanzialmente ci piace il “cinema-cinema”.
Questo per spiegare perché abbiamo qualche pregiudizio e una certa resistenza verso “il nuovo che avanza”. Nel caso specifico: le serie televisive.
Un altro tassello importante che ci caratterizza è che entrambi siamo stati, in età adolescenziale, grandi appassionati di fantascienza.
Mettiamo tutto nel conto e riusciamo a capire perché siamo arrivati relativamente tardi alla scoperta di quel fenomeno che sono le serie tv; soprattutto di quelle ben fatte; in particolare di questa, della HBO (Home Box Office, una costola della Time Warner Inc., erede della gloriosa Warner Bros), e distribuita su SKY: Westworld – Dove tutto è concesso (titolo americano: Westworld) 

Di cosa racconta Westworld (WW)
Westworld (dieci episodi nel 2016; altri dieci in programmazione per il 2018) è una serie sulle storie che si svolgono in un parco tematico costruito su uno spazio molto ampio; una cittadina in stile vecchio West, dei canyon e le colline intorno fino ad includere anche qualche città vicina.
“I residenti” del paese sono androidi (con fattezze, reazioni, capacità di sanguinare e morire come se fossero umani, solo che possono essere “rigenerati”). Non sono consapevoli di essere in una fiction.
“Gli ospiti”, che pagano una cifra molto alta per l’intrattenimento, arrivano su un trenino sbuffante “vecchio West” e sono consapevoli che si tratta di una specie di gioco “dove tutto è concesso” (dice il sottotitolo italiano); sanno anche che non possono essere uccisi.

Qualche informazione terminologica può essere utile ai non addetti ai lavori, per districarsi tra i vari aspetti della via artificiale…
L’androide è un essere artificiale, un robot, con sembianze umane, presente soprattutto nell’immaginario fantascientifico. Differisce dal cyborg, il quale è costituito da parti biologiche insieme ad altre artificiali. Per l’aspetto esterno androidi e cyborg possono essere indistinguibili dall’essere umano (come vedremo nei due trailer allegati).
“Androide” deriva dal greco antico e significa “di aspetto simile all’uomo”. Il termine menzionato per la prima volta da Alberto Magno nel 1270, fu reso popolare dallo scrittore francese Auguste Villiers nel suo romanzo del 1886 Eva futura; il termine «android» appariva comunque nei brevetti statunitensi già nel 1863 in riferimento ad automi giocattolo in miniatura con fattezze umane.
Il corrispettivo femminile del termine androide, a rigore “ginoide”, sempre dal greco, non ha avuto lo stesso successo, per cui si parla di “androide donna”.

Actroid-DER, un androide per eventi e dimostrazioni sviluppato da un’azienda giapponese,
fotografato durante l’Expo 2005, tenutosi in Giappone (…e parliamo del 2005!)

Il termine robot – attualmente piuttosto in disuso – deriva dal termine ceco robota, che significa lavoro pesante o lavoro forzato. L’introduzione di questo termine si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale usò per la prima volta il termine nel 1920 nel suo dramma teatrale I robot universali di Rossum; il vocabolo comunque non sarebbe stato coniato da Čapek ma risalirebbe, almeno, a quasi un secolo prima di questa sua attribuzione.

Il robot Robby nel film Il pianeta Proibito (vedi in seguito). Robby at an exibition. L’evoluzione della specie

Alle radici letterarie e cinematografiche di Westworld
Sul versante letterario (science fiction detta comunemente fantascienza, ma suddividibile in numerosi filoni: tecnologica, utopica e distopica, catastrofica, apocalittica e post-apocalittica, sociologica, umanistica, viaggi nel tempo, cyberpunk, xeno-fiction… e altri), i riferimenti ad esseri costruiti dall’uomo con sembianze umane sono numerosi: dal Golem della mitologia ebraica, un gigante di argilla forte e ubbidiente cui è stata infusa la vita, a Frankenstein di Mary Shelley (del 1818).

Per giungere ad autori e temi più vicini a noi e al nostro argomento, l’autorità riconosciuta in materia di robot è Isaac Asimov (1920 – 1992). E’ stato lui a formulare in Io Robot (I, Robot), una raccolta di racconti di fantascienza del 1950, le tre leggi auree della robotica:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
(Manuale di Robotica, 56ª Edizione – 2058 d.C.)

Sempre nella fantascienza degli anni d’oro (1950 e segg.), in City (Anni senza fine) di Clifford Simak (1904 –1988) incontriamo il fedele Jenkins, il robot primigenio creato dai Costruttori umani quando erano i padroni della Terra, rimasto a fare da guida ai cani parlanti, e poi alle formiche nel futuro della Terra quando gli umani da secoli hanno abbandonato il pianeta natale.
Anche qui, ancora, l’idea di robot buoni e servizievoli; ma dagli anni ’50 del secolo scorso tempo è passato e anche l’immagine del robot – cyborg – androide è andata cambiando.

City (Anni senza fine) di Clifford Simak

Impossibile non citare, negli antecedenti letterari della serie Westworld, il poderoso ciclo Mondo del fiume (Riverworld) di Philip Josè Farmer (1918 –2009) ambientato su un pianeta immaginario simile alla Terra, in un futuro non determinato. Questo Mondo, creato o alterato artificialmente è costituito da un’unica vallata in cui scorre un fiume enormemente lungo e profondo, che nasce dal polo nord del pianeta, lo percorre irregolarmente tutto fino all’altro polo, per poi ritornare all’origine lungo l’altro emisfero. Lungo il fiume vivono 37 miliardi di persone, “resuscitate” dai vari secoli della storia dell’umanità (con molti personaggi storici tra cui sir Richard Burton, esploratore e avventuriero del XIX sec.; lo scrittore Mark Twain e anche Alice Lyddel, ispiratrice di Alice nel paese delle meraviglie).
Ciascun resuscitato si risveglia con le proprie memorie intatte in un corpo equivalente al proprio all’età di 25 anni, in condizioni perfette e praticamente immortale, dal momento che quando un corpo è troppo danneggiato per sopravvivere e “muore”, il giorno dopo si trova risorto in un corpo nuovo, da qualche altra parte lungo le rive del fiume (ci sono personaggi che adottano la morte mediante suicidio come stratagemma per spostarsi lungo il Fiume; sir Burton per esempio “muore” 777 volte!).
Pur nella sua complessità e lunghezza è un’opera affascinante, per le storie avventurose che descrive, il riferimento a personaggi storici che agiscono in un contesto diverso da quello in cui li immaginiamo e per la ricerca costante delle ragioni per cui il mondo del fiume è stato creato e da chi, che finisce con il diventare una ricerca delle ragioni e dello scopo della vita stessa.

Cosa racconta Westworld
In WW succedono tante cose, le storie e le interazioni sono molto ben congegnate, i piani della narrazione molteplici. Delle scene avvengono nel paese fittizio costruito come in fondo ad un’immensa voragine; altre si svolgono al livello superiore, nell’ambiente iper-tecnologico dei costruttori, programmatori e riparatori.

Gli attori sono grossi nomi.
Antony Hopkins (star di innumerevoli film; basti citare il Premio Oscar al migliore attore protagonista per l’interpretazione di Hannibal Lecter, lo psichiatra cannibale de Il silenzio degli innocenti e le altre tre candidature all’Oscar rispettivamente per Quel che resta del giorno, Gli intrighi del potere – Nixon e Amistad). In WW 2016 interpreta Robert Ford, il brillante fondatore e direttore creativo.
Evan Rachel Wood (“faccia d’angelo” o “Alice nel paese delle meraviglie”, ha cominciato con le serie televisive American Gothic (1995-1996) e Ancora una volta (1999-2002), passando poi al cinema: Thirteen – 13 anni, Down the ValleyThe WrestlerLe Idi di Marzo).
Tandie Newton era una giovane donna quando fece L’Assedio con Bertolucci (1998); è una splendida quarantenne adesso. Altri suoi film Mission Impossible II, Crash – Contatto fisico, La ricerca della felicità. Nella serie impersona Maeve, la maitresse del bordello.
Ed Harris, famoso attore da ruolo-del-cattivo, ha recitato tra gli altri in The AbyssApollo 13A History of Violence ( in The Truman Show (1998), aveva il ruolo del creatore – vedi in seguito). In WW è il cavaliere nero.
Jeffrey Wright, visto in Basquiat, in Boardwalk Empire o nei film di Hunger Games. Nella serie 2016 interpreta Bernard, il capo della Divisione Programmazione di Westworld e creatore di persone artificiali.

È possibile nelle serie – accade in questa in particolare – che il regista cambi per ogni episodio. E così lo sceneggiatore. Cadono due importanti punti fermi che abbiamo mutuato dal cinema.
Il creatore della serie è Jonathan Nolan (insieme alla moglie Lisa Joy), il fratello minore di Christopher Nolan (Memento (2000), Inception (2010), Dunkirk (2017).
Jonathan ha scritto il soggetto di Memento, uno dei primi e più apprezzati film del fratello; ma è anche stato co-sceneggiatore di quasi tutti i film di Christopher Nolan, da Prestige, agli ultimi due della trilogia di Batman (Il cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) a Interstellar. È stato produttore, sceneggiatore e regista della serie tv Persons of interest (2011-2016).

La colonna sonora di WW è del compositore tedesco iraniano Ramin Djawadi, lo stesso autore della colonna sonora di Game of Thrones (altra serie di culto).

 

Perché ci è tanto piaciuto
WW racconta di androidi, ma parla degli uomini.
Di come si comportano “gli ospiti” con “i residenti”, rivelando i loro peggiori istinti: disprezzo, violenza fino all’omicidio e allo stupro.
E degli uomini anche loro con vizi (soprattutto il potere), e (le poche) virtù che fanno funzionare il “Parco”, ideandone le trame e le dinamiche e riparandone i guasti, tra cui i numerosi androidi “caduti in azione” (più simile a una sala operatoria che a un’officina meccanica, infatti viene chiamata “la macelleria”).

Bernard e Robert Ford

La trama è un caleidoscopio di combinazioni; le immagini del mondo superno come quelle del villaggio western sono estremamente raffinate e curate (se ne può avere un’idea dal trailer in fondo all’articolo).
C’è molto sesso e violenza (come mi dicono in molte serie HBO), ma senza particolare morbosità.
“La sospensione dell’incredulità” – la caratteristica richiesta a tutti gli spettatori al cinema – non differisce troppo da quella di una serie tv, una volta accettata una certa maggior lentezza (ma non pare il caso di WW).
E i dialoghi non sono mai banali, a volte decisamente eccezionali.

Dolores

Ci siamo tutti innamorati di Dolores (Rachel Wood) alle prime puntate di WW, bravissima nel mostrare la psicologia dell’androide che diventa sempre più umana; e siamo rimasti sgomenti quando Robert Ford, il decano dei costruttori (Antony Hopkins) le rivela in una seduta di “analisi” che lei è una delle più longeve “residenti” del parco, protagonista di innumerevoli trame nel corso degli anni.
E quando lei soavemente gli dice: – Allora si può dire che siamo come due vecchi amici? – lui la gela con – Non credo proprio!
Il mondo di Bernard (Jeffrey Wright), il programmatore capo, che cova il grande dolore della perdita del figlio e mostra una pietas che viene facile condividere.
Come ci attrae Maeve (Tandie Newton) nel suo percorso di autocoscienza, dall’incredulità alla reazione… E quando costringe i suoi programmatori a portarle gli indici comportamentali al massimo (dotandola di una super intelligenza), capiamo che ne vedremo delle belle…

Maeve

[Parliamo di Westworld (1) – Continua qui]

La prossima settimana le radici cinematografiche della serie e i rapporti tra tv e cinema.

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