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Illustrazione di Agrin Amedì
Guanti, guanti, sempre guanti e ancora guanti. Ma stasera no, non ce l’ho. Qualche giorno fa ho sognato che ero normale. È stato pure un bel sogno.

Guanti, guanti, sempre guanti e ancora guanti.
Ma stasera no, non ce l’ho.
Qualche giorno fa ho sognato che ero normale.
È stato pure un bel sogno. C’erano i grattacieli, io camminavo e non mi guardava nessuno. Ero uno di tanti. Insomma, camminavo e ho visto una ragazza seduta su uno sgabello che suonava la chitarra. Mi sono fermato per ascoltarla e mi sono accorto che non aveva le mani.
Allora le ho chiesto: “Come cazzo fai a suonare?”
E lei mi ha risposto che stava solo facendo finta, e ha lanciato un’occhiata ad uno stereo per terra, vicino ai suoi piedi. Poi le ho detto che pure io non ce le avevo le mani, lei mi ha guardato e mi ha detto: “Che cazzo dici?”, allora io mi sono guardato e…cavolo, aveva ragione, avevo due mani. Mani senza guanti.
Lì, sul più bello, mi sono svegliato.
Quella ragazza eri te. Magari dopo te lo racconto.
Adesso l’acqua è fredda ma non mi importa, entro lo stesso perché te stasera sei troppo bella.
Ci sono venuto tante volte qui da solo, ma con te è meglio.
Mi lascerai solo pure te, vero? Te ne andrai, dopo, vero?
Io ci andrei via da me. Anzi, scapperei proprio.
Quando l’altro giorno a scuola mi hai messo la mano sulla spalla, ho messo paura.
Io.
Eri te che dovevi avere paura.
Perché non hai avuto paura di me? Ce l’hanno tutti.
Non c’ho creduto quando mi hai detto che non sapevi della mia storia.
Quelli strani come me li conoscono tutti.
Quelli strani parlano poco e mangiano da soli.
Prima, quando siamo arrivati, hai voluto che ti facessi vedere quello che sono capace di fare.
Beh lo hai visto che fine ho fatto fare a quella sigaretta.
Migliaia di granelli di sabbia, in mezzo ad altri miliardi di granelli di sabbia in questa spiaggia.
Mi hai detto che questa cosa è fichissima.
Pensa che io invece mi detesto.
Sabbia.
Quello che le mie mani toccano diventa sabbia.
A due anni ho polverizzato il gatto.
E’ cosi che i miei lo hanno scoperto.
E pure io, mica lo sapevo, se no non lo uccidevo il gatto.
Se metto i guanti però non distruggo niente.
Sono innocuo.
Non distruggo e non costruisco.
Le mie mani non sentono il caldo, il freddo, le cose lisce, quelle ruvide.
Poi a sei anni in piscina ho perso un guanto. Ho preso la tavoletta per andarlo a riprendere e quella non si è disintegrata.
Nell’acqua non funziono.
Almeno lì.
E quando l’altro giorno a scuola mi hai chiesto se mi facevo le seghe nella vasca da bagno mi hai fatto pisciare sotto dalle risate. Poi vabbè, te hai riso più di me quando ti ho risposto di si.
L’idea di venire qui al mare ti è venuta in quel momento vero? Ma perchè?
Volevi essere la prima a scopare il ragazzo con le mani di sabbia.
Forse un pò lo capisco.
Fossi stato te forse ci avrei voluto scopare anch’io con uno come me. Quando ti ricapita?
Che poi, guardati. Sei perfetta.
Adesso che ti vedo entrare nell’acqua me ne accorgo ancora di più, anche se è notte.
Ti prego fa presto vieni qua che voglio toccarti.
Due bracciate e sei qui vicino a me.
I tuoi capelli sono alghe che galleggiano.
Adesso mi sembra che c’è un sacco di gente e invece ci siamo solo noi due.
Sei pronta, si?
Fa un bel respiro che t’aspetto sott’acqua.
1, 2, 3, giù.
Ho paura di farti male ma ti tocco il viso.
Hai le guance gonfie di fiato, sono tese.
Ti stampo un bacio sulla bocca.
Chissà perchè sorridi.
Risaliamo su. Respira.
Lascio fare a te.
Si, puoi prenderle le mie mani. Non avere paura ora.
Sulla tua pelle ci sono tanti piccoli puntini duri.
Mi dici che è per l acqua che è gelata. Quindi hai freddo. E’ così che diventa la pelle quando uno ha freddo.
Non lo avevo sentito mai.
Io non lo so mica se ce la faccio.
Rilassarmi.
Sì, una parola.
Ho le mie mani sui tuoi seni, c’entrano perfetti. Se li distruggessi ora sarebbe un peccato per il mondo intero.
Ok, non succede. Li stringo appena.
Mi metti le mani sui fianchi e mi avvicini.
Ti sto appiccicato. Che ridi? Te l’ho detto che sei bella.
Ora ho una mano tra le tue gambe.
Non so se è l’acqua o sei te, ma qui è tutto bagnato.
Sì ce la faccio. Mica mi pesi.
Ho le tue braccia intorno al collo, le tue gambe strette sui fianchi e io sono dentro di te.
Siamo una boa umana che galleggia. E cazzo quanto è bello.
Il mare è diventato mosso, gli avremo dato fastidio.
Adesso non lo capisco più se sono le onde o se sei tu che ti muovi.
Ok ora togliti! Togliti!
Scusa. Ho fatto troppo presto. Speravo di fare meglio.
Mi dai un bacio sulla guancia. Ho fatto schifo eh?
Però aspetta. Andiamo giù di nuovo.
Prendi fiato: 1, 2, 3, sotto.
Ti tengo le guance gonfie tra le mani. Ti accarezzo. Resisti ancora un secondo, lasciamelo fare che mi fa sentire giusto.
Ok usciamo.
Hai ragione te.
L’acqua è fredda.

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