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Il dolore al ginocchio

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Illustrazione di Agrin Amedì
Oggi ho un ginocchio che mi fa male. E quando ho un dolore che non so spiegarmi, mi viene da pensare alla morte. Così, forse per portarmi avanti col lavoro. E allora penso: e se lasciassi detto di mandarmi in orbita, una volta morto?

Questo racconto è stato scritto durante il laboratorio di “Dialoghi”
diretto da Enrico Valenzi

 

 

Oggi ho un ginocchio che mi fa male. E quando ho un dolore che non so spiegarmi, mi viene da pensare alla morte. Così, forse per portarmi avanti col lavoro. E allora penso: e se lasciassi detto di mandarmi in orbita, una volta morto? E allora perché non farsi lanciare con un palloncino gonfiato a elio, lassù oltre l’atmosfera, una manciatina di polvere senza esagerare. C’è un posto a Sheffield dove lo fanno davvero. Per effetto della bassa temperatura le ceneri, dice il depliant, si cristallizzeranno e piomberanno verso la terra come una cascata di diamanti e una volta raggiunto il terreno si formerà un po’ di pioggia o un po’ di neve che insieme a piccole quantità di sostanze chimiche nutrienti faranno crescere alcune piantine in qualunque punto del pianeta i venti abbiamo portato il palloncino. Questo pensiero mi tranquillizza perché non devo fare nulla né gli altri dovranno far nulla, cioè telefonare per chiedere dove e quando ci saranno i funerali, farsi portavoce della triste notizia verso gli altri, mandare sms, fare telefonate, scrivere addirittura un necrologio, organizzare i fiori, un’offerta, preparare il pranzo o altre incombenze del genere. Una cosa privata e amen. E poi sarò solo erba o fiori o erbaccia o fuscelli di rami spezzati nel giardino di tutti, di chi conosco e di chi non conosco, di passaggio o per sempre. Qualcosa da ignorare oppure no, magari da curare. Magari. L’appuntamento per tutti sarà dopo. Dopo, quando mi avranno dato un posto con le coordinate. Qualcuno verrà a trovarmi con uno sgabello per stare comodo cinque minuti e pensare ai fatti suoi o pensare a me. Ma non andrebbe così. Che idea balorda, direbbero tutti, è proprio da lei, pure da morta ti deve rompere i coglioni, andare fino a Sheffield con quello che costano i voli aerei. Ma le cose potrebbero andare anche peggio. Per me. Avranno tutti una gran fretta di liberarsi di me, della vecchia stralunata. Ti ricordi quando diceva della mongolfiera di Sheffield?  Ringrazia il cielo se ti troviamo una buca. E questa sarebbe l’ultima cosa gentile che sentirei. Eh già, perché quando perdi tutto, e non solo la testa, gli altri possono fare di te ogni cosa, incluso buttarti in una buca. E comunque a pensarci bene, meglio una buca che il forno. Mi fa pensare a una punizione, un castigo; espiare i mali della vita, quelli che hai fatto a te stessa, quelli che hai fatto agli altri e alla fine la morte ti presenta il conto. E dunque morire nel fuoco come quello dell’inferno è davvero un pensiero terribile e temibile; ma se si vogliono liberare di te nel forno è meglio, poi alla fine sei un mucchietto dentro una bottiglia e chi se ne frega la fine che fa sta’ bottiglia e dove sta. Non vale nemmeno la pena metterla in qualche altarino pure a pagamento con una colletta, tanto chi verrebbe a trovare una boccia con della polverina grigia dentro.

Ecco. Adesso il dolore al ginocchio non lo sento più. Ha funzionato anche stavolta.

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