Condividi su facebook
Condividi su twitter

La crepa nel passato

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Leandro Pirri, geometra in servizio al Comune, guardò l’orologio proprio sopra la sua scrivania che segnava le 18. Si alzò, prese la sua cartella di cuoio, spense la luce della sua lampada da tavolo e uscì dall’ufficio.

Leandro Pirri, geometra in servizio al Comune, guardò l’orologio proprio sopra la sua scrivania che segnava le 18. Si alzò, prese la sua cartella di cuoio, spense la luce della sua lampada da tavolo e uscì dall’ufficio.

Da 30 anni faceva gli stessi gesti, salutava il portiere che sempre gli ricambiava il saluto toccandosi la visiera del berretto, prendeva lo stesso autobus, comprava il latte nel bar sotto casa e rientrava nel suo appartamento alle 18.30 precise.

Appena arrivato si toglieva i vestiti dell’ufficio, indossava una comoda tuta grigia lisa sulle gambe, aggiungeva mangime nella gabbia dei canarini e prendeva il libro che aveva lasciato il giorno prima con il segnalibro ad una certa pagina.

La sua vita in casa scorreva così da quando, tre anni prima, sua moglie era morta.

Quel giorno, però, sentì qualcosa che stonava. Alzò la testa dal libro, la rigirò da tutte le parti, arricciò il naso: c’era uno strano profumo di fiori. Ecco, sì. Era profumo di petali di rose misto a quello di fumo ma non di sigaretta, di erba.

Annusò guardandosi intorno, vide una crepa nel muro che non c’era prima o almeno non se ne era mai accorto. Si avvicinò e sentì che il profumo proveniva da lì. La crepa era piuttosto profonda, che quasi si scorgeva luce al di là della parete.

La crepa, per un motivo sconosciuto, continuava ad allargarsi. Il geometra non si dimostrò particolarmente preoccupato per il probabile cedimento della struttura, ma avvicinò un occhio vedere.

All’interno Bob Dylan cantava Forever young da un vecchio giradischi mentre due giovani giravano stringendosi tra loro. La ragazza in minigonna con il viso illuminato dalla lampadina che dondolava dal soffitto con il giovane dai pantaloni a zampa di elefante, si voltarono.

Leandro riconobbe in lui il giovane sé stesso con sua moglie.

“Anna…” mormorò in un soffio. Sembrò che lei non sentisse, “Anna…” gridò ad alta voce. Non sentì lo stesso.

La crepa continuava ad allargarsi e, stranamente, contro ogni legge della fisica, la parete resisteva e non crollava. Si allargò talmente tanto che Leandro avrebbe potuto entrarci facilmente. Si guardò intorno, tremava. Chissà se per paura o per gioa. In fondo, che timore  avere, non aveva nulla da perdere.

Con questi pensieri che si affollavano nel cervello si decise. Allungò una gamba nella crepa, tirò dietro l’altra e fu dentro.

Il pavimento non c’era, ma non si intravedeva il piano di sotto. In trasparenza si potevano scorgere mucchi di fiori, soprattutto rose: rosse, rosa, bianche… Camminava tranquillamente senza cadere di sotto. Non aveva nessuna paura, si sentiva bene avvolto da fumo profumato di erba. I ragazzi non si accorsero di lui, sembravano non vederlo.

Anna era proprio bella. Quanto la aveva amata… E quanto gli era mancata!

Si ritrovò a danzare sulle note di Dylan:

May you stay forever young,

Forever young, forever young,

May you stay forever young.

Vide se stesso baciarla sulle labbra, baciare la sua ragazza, sua moglie, tutto. Lei sorrise. Lo prese per la mano, accompagnandolo a sdraiarsi a terra. Lo abbracciò. Chiusero insieme gli occhi.

Trascorse quasi una settimana prima che qualcuno si preoccupasse per la scomparsa del geometra Leandro Pirri, in servizio presso il Comune.

Lo ritrovarono sdraiato a terra senza vita, con le braccia allacciate intorno a sé.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'