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Effetti… SUPER!

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Indirizzo: Daily Planet, 220 East 42nd Street – 2nd – 3rd Avenue. Sig. Kent, le do del lei perché non ci conosciamo, anche se io so tutto della sua persona: dei suoi problemi con la Kryptonite, dei suoi amori, del suo lavoro e dei suoi super poteri. Ho un’intera libreria con le sue gesta.

Indirizzo: Daily Planet, 220 East 42nd Street – 2nd – 3rd Avenue.

Sig. Kent,
le do del lei perché non ci conosciamo, anche se io so tutto della sua persona: dei suoi problemi con la Kryptonite, dei suoi amori, del suo lavoro e dei suoi super poteri. Ho un’intera libreria con le sue gesta.
Adesso le spiego subito il motivo di questa mia lettera. Sono mesi che ci sto pensando, ma solo ora, presa dalla disperazione più nera, ho avuto il coraggio di farlo. Le sto chiedendo aiuto. Aiuto per fermare un’ingiustizia, aiuto perché da sola non ce la faccio…
Negli ultimi mesi non ho fatto altro che pensare a come uscire dalla mia triste situazione e nel dormiveglia mi è apparsa la sua immagine. Una specie di allucinazione: lei era davanti a me con il costume blu e rosso, ricoperto di muscoli, col braccio teso verso il cielo pronto a spiccare il volo. Così ho cominciato a delineare il piano per riscattare la mia vita. Anch’io credo di meritarmi un po’ di felicità… tutti ne abbiamo diritto… credo che su questo lei sia d’accordo con me, altrimenti non farebbe Superman come secondo lavoro.
E ora veniamo ai fatti. È importante che mi spieghi bene così lei saprà cosa deve fare. Già perché io do per scontato che lei mi aiuterà, perché non lascia mai una ragazza sola davanti al pericolo.
Il mio piano comincia da una festa che si svolgerà a casa mia, dove sono invitate alcune persone che mi stanno distruggendo, ma che sono costretta a frequentare: i miei famigerati colleghi di lavoro.
Così ho pensato di fare una sorta di cena con “rapimento”. Ho ingaggiato alcune persone che devono fingere di mettere in atto un attentato a casa mia e di prenderci in ostaggio. Deve essere una festa indimenticabile!
A un orario concordato, gli “attori” faranno irruzione tutti vestiti di nero e armati fino al collo e ci punteranno mitra e pistole, ci faranno stendere per terra e diranno che ci uccideranno tutti se non troviamo una bella somma di denaro in contanti entro ventiquattro ore. Sì, ho intenzione di terrorizzarli!
Dopo circa un’ora io urlerò: «Superman, ti prego, aiutami!» e lei entrerà in scena. Voglio proprio vedere la faccia che faranno… Sa, mi prendono tutti in giro perché alla mia età credo ancora a Superman. Dicevo, a questo punto entra in gioco lei: quando mi sente invocare il suo aiuto deve entrare in casa, meglio se sfonda la porta, così le cose sembreranno più reali. Deve prendersela con tutti quelli che sono vestiti di nero, tutti. Deve tirare fuori i suoi super poteri e fare le cose nel modo più scenografico possibile, non ne deve rimanere in piedi neanche uno. Credo che questo lei lo sappia fare bene, gliel’ho visto fare tante volte. Quando saranno KO, si deve avvicinare a me (mi riconoscerà sicuramente) e mi bacerà…
Le chiedo di accettare questa mia richiesta perché la mia vita, così com’è, è una tragedia.
Il piano è ben congeniato e tutto è predisposto nei minimi particolari: quello che deve fare lei è mettere KO tutte le persone vestite di nero. Facile, no?
Non mi resta che ringraziarla dal profondo del cuore e lasciarle il mio indirizzo con la data della festa.
Con immenso affetto,
Chiara

P.S. Indirizzo: via Dei Martiri 17, 48122, Ravenna, Italia.
Data: Venerdì 17/11/2017 ore 21,30.
Entrare in scena all’urlo: «Superman, ti prego aiutami!» e bacio appassionato finale.

 

Quando sentii il mio nome, entrai sfondando la porta (come mi era stato chiesto). Appena entrato, mi guardai intorno: c’erano una quindicina di persone e mi parevano tutte vestite di nero. Alla mia vista si bloccarono, come congelati e mi fissarono come se stessero guardando un fantasma. Beh, in Italia non sono abituati a vedermi dal vivo. Così ho iniziato a picchiare quelli che erano armati. Li prendevo e li facevo volare: due sono finiti fuori dalla finestra (mi era stato detto di fare le cose in maniera scenografica e indimenticabile), spaccando i vetri e urlando come se li stessi scuoiando vivi. Altri due li ho lanciati contro il muro: due botte assordanti e sangue che usciva dal naso e dalla bocca (mi era stato detto di metterli KO). Gli altri piangevano e urlavano, due donne sono svenute e una di loro continuava a dirmi che stavo esagerando, che non avrei dovuto ammazzare nessuno. Io non le ho dato ascolto, anzi ho guardato com’era vestita e siccome indossava un “tubino” nero l’ho presa per le gambe e l’ho fatta roteare alla velocità della luce. Qualcuno ha gridato e mi sono distratto, così è successo che a quella velocità sbattesse la testa sul pavimento. Per fortuna che la rotazione ha fatto in modo che le sue cervella finissero sui muri, sul lampadario, sugli altri invitati che mi stavano guardando e non sul mio costume, altrimenti sarei stato costretto a portarlo in lavanderia e a inventare chissà quale scusa per giustificare un costume da Superman sporco di sangue…
Lasciai quel corpo inerme sul pavimento e cercai con gli occhi il prossimo avversario: erano tutti vestiti di nero. Così cominciai a dare pugni, calci, a spezzare schiene… ne strangolai uno, a un altro gli infilai il setto nasale nel cervello e lanciai una donna dentro il camino. Insomma a uno a uno li misi tutti KO.
Soddisfatto del mio lavoro, mi guardai in torno e vidi una ragazza stesa a terra che piangeva. Era vestita di rosso. La aiutai ad alzarsi e mi accorsi che era veramente bella: il colore esaltava le sue forme e anche se il trucco le era colato, tra il nero del rimmel, risplendevano due occhi azzurri meravigliosi.
Così la guardai negli occhi e la baciai come Mastroianni bacia Anita Ekberg nella Dolce Vita. Le chiesi se era andato tutto bene, se avevo fatto le cose come mi aveva scritto nella lettera. Lei mi guardò allibita come se non capisse quello che stavo dicendo. A quel punto mi vennero dei dubbi, mi guardai intorno e vidi il caos che avevo creato: cadaveri, sangue, persone agonizzanti, pezzi di cervello, mobili e finestre rotte. Non potevo essermi sbagliato… Le chiesi come si chiamava. Dalle sue carnose labbra uscì un filo di voce: «Barbara».
Rimasi in silenzio per qualche secondo con i suoi occhi puntati addosso, tremava come una foglia. Le chiesi chi era Chiara. La ragazza indicò un corpo inerme sul pavimento, con un vestito nero attillato e con il cranio spaccato. I pezzi di cervello sparsi per la stanza erano i suoi. Allora capii che qualcosa era andato storto (forse è vero che in Italia non va mai bene niente…).
Pensai velocemente sul da farsi, non potevo rovinare in quel modo la mia reputazione e rischiare di tornare nella clinica psichiatrica per super eroi. Vi avevo trascorso gli ultimi sei mesi della mia vita dopo avere avuto un forte crollo nervoso (causato dalla morte di Lane incinta di nostro figlio) e questo era il mio primo incarico. Mi avevano detto che ormai ero guarito, che la mia zona oscura era rientrata e il bene aveva ripreso il sopravvento: ero di nuovo il supereroe buono. E così mi sentivo fino a mezz’ora fa. Non riuscivo a capire cosa poteva aver scatenato quella profonda ricaduta, così, senza avvertimenti. Provai a ritornare indietro con la mente per capire cosa mi era successo nelle ultime ore che potesse giustificare tutto questo. Ebbi un fremito e un brivido mi corse per la schiena… portai la mano destra in una mini tasca che mi ero fatto cucire sul fianco e vi introdussi due dita: avevo scordato di prendere i miei psicofarmaci. Il medico era stato chiaro, non dovevo saltare neanche una pillola e prenderle assolutamente all’ora stabilita, perché contenendo un milligrammo di Kryptonite, un dosaggio discontinuo avrebbe potuto causare un effetto opposto. I cosiddetti effetti collaterali. Ritornai in me. Ero sicuramente stato “vittima” degli effetti collaterali.
La donna stava lì, davanti, come pietrificata. Allora la guardai dolcemente, appoggiai le mie mani sui suoi fianchi e le scorsi fino all’altezza del seno, andai ancora più su, continuando a perdermi nei suoi meravigliosi occhi. Le mie mani trepidanti le accarezzarono il collo e poi le presero il volto con tutta la delicatezza che un uomo può avere di fronte all’amore… Le sorrisi e con uno scatto veloce le spezzai il collo.
Ecco, gli italiani avrebbero avuto altri delitti irrisolti che li avrebbero tenuti occupati per i mesi a venire e io non avrei rischiato di essere di nuovo rinchiuso…
Poi all’improvviso scoppiai a ridere e pensai che stavo proprio invecchiando (dimenticarmi di prendere le medicine!). Uscii dalla porta, alzai il pugno verso il cielo e spiccai il volo: dovevo sbrigarmi, Clark doveva finire un articolo.

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