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Voglio mettermi gli occhiali, per favore!

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Ed ecco che per l’ennesima volta Beth ci costringe a strizzarci per poter vedere meglio la lavagna. Se c’è una cosa peggiore di quando, stile sfida, ci usa per giocare a ‘chi fissa più a lungo il sole’ è quando per non sfigurare davanti a quel tale di nome Andrew non usa i nostri cari amici Occhiali.

Ed ecco che per l’ennesima volta Beth ci costringe a strizzarci per poter vedere meglio la lavagna.
Se c’è una cosa peggiore di quando, stile sfida, ci usa per giocare a ‘chi fissa più a lungo il sole’ è quando per non sfigurare davanti a quel tale di nome Andrew non usa i nostri cari amici Occhiali.
La nostra Beth è una bella bambina di nove anni, sin da quando siamo nati non facciamo altro che ricevere complimenti. Spesso ci paragonano a due zaffiri, incastonati in quel visetto angelico.
Io e l’altro, Destro, adoriamo Beth oltre ogni modo. Tranne quando, in casi come questi, ci costringe a sforzarci più del necessario. Che poi il lavoro lo devo fare tutto io, Destro è un pigrone.
Io e Destro spesso dialoghiamo con Cervello, per reclamare i nostri diritti da occhi.
In questo caso mi sto lamentando sul perché debba far comportare Beth così, e Cervello mi risponde “Sinistro, quando voi guardate Andrew fate andare in cortocircuito tutto il sistema nervoso e la nostra squadra di neuroni non sa più dove andare”. Mi alzo per guardare il soffitto in segno di sprezzo, gli avrei voluto rispondere che io e D guardiamo Andrew perché lui ci dice di farlo, ma sarebbe stato tempo sprecato.
Ci riconcentriamo sulla lezione, si tratta di storia e stiamo guardando le varie divinità egizie.
La maestra spiega che nei riti funebri egizi, i sacerdoti erano soliti asportare gli organi per conservarli in vasi appositi, sentiamo Cuore perdere qualche battito a tutte queste macabre informazioni ed ecco che Cervello ci comanda di guardare da qualche altra parte che non riguardasse mummificazione.
Destro, di solito lento, subito si gira a destra e come a farlo apposta ecco che ci troviamo Andrew nel mirino.
“Oh D sul serio? Andrew ora? Stiamo prendendo appunti per Beth!” protesto provando a rimettermi con l’iride puntata sulla lavagna. “Pensa alle pagliuzze tue Sinistro, Beth preferisce lui” replica D con fare annoiato, “ti sforzi troppo te” conclude. Riguardo il soffitto per la seconda volta in cinque minuti, “Cervello un po’ di aiuto qui?” tento invano. Nessuna risposta, ci sarà di nuovo quel corto circuito di cui parlava prima.
“Però ha un bel faccino” commenta D, “Ma dai, guarda il tatuaggio sul dorso della mano” dico facendo spostare l’attenzione su quel dettaglio, “è delle patatine e sta anche svanendo!” enfatizzo.
Sentiamo Beth sospirare in adorazione, evidentemente lei trova adorabile quel tatuaggio finto.
“Beth! Potresti prestare attenzione invece di stare con la testa tra le nuvole?” sentiamo la maestra che la riprende, Cuore inizia a battere all’impazzata per l’ansia e il sangue affluisce tutto sulle guance per l’imbarazzo. Io e D non sappiamo dove guardare e ci alterniamo tra la Maestra, il quaderno ed Andrew, il quale sta ridendo assieme al resto della classe.
Siamo in una brutta situazione, Stomaco è tutto attorcigliato e per l’imbarazzo le lacrime iniziano ad oscurarci la vista. Siamo senza speranza.
“Posso andare in bagno?” chiede Beth con voce flebile, evidentemente Cervello deve aver ripreso il comando dei neuroni. La Maestra acconsente ed ecco che davanti a noi appare la porta della salvezza, Beth la apre e il bianco delle piastrelle del bagno è quasi accecante.
Le lacrime che prima erano scese vengono asciugate via con i dorsi delle mani e il viso prima bollente per l’imbarazzo viene rinfrescato con l’acqua dei lavandini comuni. Io e D ci fissiamo nello specchio un po’ rovinato. Io, D e Beth ci fissiamo.
In questi momenti diventiamo un tutt’uno con lei, sono gli attimi di unione massima quelli dove Beth ci fissa per provare a guardarsi dentro.
Sebbene siamo tutti molto giovani e Beth non sia altro che una bambina, non è una bambina stupida.
Sa bene quando è il momento di dedicare tempo a sé stessa per rimettersi in sesto, questo anche grazie a Cervello che fa funzionare a dovere la sua squadra di neuroni. È un vero Sergente.
“Adesso basta essere presi in giro!” dice con risoluzione a me e Destro, o meglio a sé stessa.
Io e D fissiamo il nostro riflesso con intensità, come a darci uno sguardo di determinazione.
Non ci saremmo più fatti prendere in giro nemmeno noi due, Andrew o meno.
In quel momento Cervello deve aver dato un comando per rivedere le scene di prima, iniziano a scorrere le immagini della Maestra che ci riprende e di un Andrew che scoppia a ridere tronfio.
Nuovamente lacrime affiorano nelle palpebre e D ed io torniamo a non vedere più niente.
Avrei quasi voluto riprendere C per aver fatto soffrire nuovamente Beth, ma riconosco la necessità del vedere di nuovo certe cose, per avere più punti di vista. E avere punti di vista differenti come sappiamo io e D, è fondamentale.
Se il nostro lavoro fosse limitato a vedere con superficialità la vita scorrere dinanzi a Beth saremmo inutili come le ciglia che ci cadono dentro procurandoci solo fastidio. Per noi invece è fondamentale guardare, osservare con attenzione tutto ciò che circonda Beth. Fondamentale per la sua crescita, andare sempre oltre. E grazie al cielo lei ce lo consente, per questo possiamo affermare che Beth non è una bambina stupida. Perché consente con il subconscio a tutti noi organi di lavorare e dare il massimo.
Anche ad organi pigri come Destro, “Inutile che ti alzi al cielo, sai che ho ragione” gli dico percependo la sua reazione. Di tutta risposta si chiude facendo scendere le lacrime intrappolate, faccio lo stesso.
“Basta rendermi ridicola per Andrew” pronuncia le fatidiche parole Beth, e tutti noi ne gioiamo. Labbra si incurvano in un gran sorriso, io e D brilliamo estatici.
Posso quasi percepire i neuroni andare all’impazzata su e giù per il corpo portando messaggi di gioia.
La decisione è stata presa, ora dobbiamo solo agire. Ci guardiamo un’ultima volta nel riflesso, determinazione e orgoglio presenti nelle nostre iridi.
Beth torna in classe, apre con fierezza la porta e si dirige al banco. Guardiamo Andrew per un’ultima volta, ma ora con indifferenza.
Lo zaino appeso dietro la schiena viene aperto con un movimento rapido e così Beth prende la custodia delle meraviglie, la custodia degli occhiali.
Io e D quasi piangiamo di nuovo per la gioia. Vediamo le lenti con la montatura avvicinarsi, il tartarugato che avvolge le finestre per guardare il mondo in alta definizione. Sempre più vicine, ora è tutto offuscato e “wow!” penso, è tutto più definito.
La lavagna nera è ricoperta da parole non più sbiadite ma nitide di gesso, possiamo contare tutti i bottoni della camicetta di lino della maestra. Possiamo costatare che il tatuaggio delle patatine di Andrew non è poi così bello, perché per metà assente.
Beth è emozionata per aver compiuto finalmente questo gesto, Cuore sta battendo forte ma non per l’imbarazzo.
Ora Beth è felice, io e D stiamo festeggiando e ci guardiamo intorno come se rivedessimo tutto per la prima volta, Cervello tiene i corti circuiti sotto controllo e Cuore è gonfio di gioia.
Quel tale di nome Andrew non ci può dare alcun fastidio, e di certo io e D avremo qualcosa di più interessante da guardare. Il nostro riflesso con gli occhiali ad esempio, non è così male come Beth temeva.

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