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La bicicletta

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Stamattina Carlo è in ritardo, esce di casa sbattendo la porta senza neppure chiuderla a chiave. Pensa che è tardi e che deve correre da sua madre. Prende di corsa la bicicletta dal garage e monta in sella.

Stamattina Carlo è in ritardo, esce di casa sbattendo la porta senza neppure chiuderla a chiave. Pensa che è tardi e che deve correre da sua madre. Prende di corsa la bicicletta dal garage e monta in sella. Mentre il vialetto di casa è quasi finito si rende conto che deve pulirlo dalle foglie ma in fondo non vuole. È il segnale di inizio, il rumore delle foglie frantumate sotto le ruote è il modo in cui riprende contatto con il mondo. Quel rumore gli ricorda ogni mattina che la giornata sta iniziando. Svolta a sinistra, come sempre, ma con una pedalata più decisa e nervosa. Si ferma al semaforo aspettando due minuti mentre cerca di pensare se sia necessario passare con il rosso o meno, pensa che il cibo che ha preparato per la madre si potrebbe freddare, giocherella con il pedale sperando che questo aiuti a mandare avanti il tempo. Avanti e indietro, avanti e indietro finché il pedale non colpisce la sua caviglia e decide di smettere. Prova una sensazione di fastidio quando non riesce a fare le cose con l’estrema puntualità che si è prefissato e corre contro il tempo convinto di poterlo sempre superare.
Non scatta il verde ma Carlo decide di passare lo stesso, fa pace con il pedale e riprende la sua corsa con tutto il fiato che ha risparmiato nell’attesa. Parte ma non ha il tempo per fermarsi, prova a frenare e a cambiare traiettoria velocemente, girando il suo manubrio completamente a destra ma la macchina non frena, non c’è possibilità di cambiare traiettoria, non riesce a farlo. Rimane lì, senza fare nulla, un secondo prima dell’impatto sperando che tutto cambi all’improvviso, sperando di potersi lanciare lontano, di poter volare, sperando che qualcosa, qualcuno, lo salvi da ciò che è ormai troppo vicino e così inevitabile. Carlo guarda a terra prima che la macchina lo colpisca, sente nella sua testa il rimbombo dell’urto con l’asfalto, non gli fa male, ha soltanto una strana impressione a guardare il mondo da così basso perché il cielo gli sembra ancora più lontano ma gli sembrano lontani anche i rami degli alberi sulla strada. Smette di guardare perché gli occhi gli iniziano a pesare e per un attimo gli sembra che tutto quello che osserva cada sopra di lui.
La strada è calda, pensa che sia strano, pensa che debba essere fredda perché è inverno e lui sente freddo. Inizia a sentire il caldo anche dentro la sua testa, immagina la sua testa piena di fiumi e torrenti d’acqua bollente, questi partono dalla cima e confluiscono tutti in un grande lago d’acqua calda. Se la immagina salata. Carlo pensa che dentro la sua testa ci sia tanta acqua salata e che adesso debba uscire. La vede. È rossa. Ed è così tanta, la vede uscire ma non capisce da dove, la vede scorrere sull’asfalto e formare il lago che immagina.
Carlo pensa a sua madre. Pensa a chi andrà da sua madre. Pensa che sua madre non dovrebbe vedere quel lago.
Carlo Avandei era nato alle sette di un giovedì piovoso di novembre, sua madre in ansia, stava per partorire il suo primo figlio, suo padre era preoccupato per il giradischi rotto. Carlo si ricorda di quanta fatica abbia fatto sua madre in tutti quegli anni da sola. Carlo non vuole lasciare sua mamma da sola, non vuole anche lui abbandonarla.
Si ricorda di quando lei accarezzava e curava i fiori del suo giardino, le rose la rendevano sorridente. Le annaffiava, le potava e le portava in casa sistemandole sul tavolo della cucina. Carlo si ricorda della prima nota che prese a scuola, di quanta paura avesse di portarla a casa da sua madre. Carlo si ricorda di quando Sara, la sua prima ragazza, si tagliò i capelli e lui non ebbe il coraggio di dirle che le stavano male. Si ricorda anche che il suo amico Stefano, lo aveva preso in giro per mesi interi perché era fidanzato con la più brutta della scuola. Carlo pensa che sia strano non averlo ricordato per tutti quegli anni perché in questo momento è così nitido quel ricordo, gli sembra di averli lì davanti, li immagina anche, vestiti con i loro panni da adulti, senza più grembiule e cravattino.
Carlo si ricorda di quanto furono rigidi e solitari gli inverni che erano passati davanti alla sua vita, lui non li osservava come non osservava la vita ma era la vita ad osservare lui. Carlo si ricorda di quando ogni tanto la sera, prima dell’ultima sigaretta, si accostava al lungo specchio verticale del suo salone e osservava con paura quello che il tempo stava facendo su di lui. Allora si aggiustava i capelli troppo brizzolati e crespi, cercando di sistemarli in modo da sembrarsi più giovane, non voleva ingannare gli altri, gli sarebbe bastato ingannare se stesso. Carlo si ricorda di quello che diceva ogni tanto sua madre:
“ Non c’è modo di vincere sul tempo, è così scontato che stia sempre un passo avanti a te”.
Carlo si ricorda di quando tolse da solo le rotelle dalla sua bicicletta. Si ricorda che aveva fatto una gran fatica ed era caduto molte volte. Carlo pensa a sua madre e alle volte in cui in giardino aveva provato a insegnargli ad andare in bicicletta ma lei sapeva che Carlo pensava a suo padre. Carlo si ricorda di tutte le volte in cui aveva rovesciato l’acqua ossigenata sulle sue ginocchia sbucciate. Carlo si ricorda che aveva imparato da solo, e che le sue ginocchia erano ancora piene di cicatrici. Carlo pensa a chi andrà ogni giorno da sua madre. Non ha paura di morire per se stesso ma per sua madre.
Con le ultime forze che ha Carlo guarda il suo lago rosso, pensa che avrebbe dovuto andarci più spesso al lago ma non gli è mai venuto in mente prima, così rimane a fissare il suo, fratello di tutti i laghi del mondo che non avrebbe mai visto.
Carlo sente sbattere lo sportello della macchina e vede una sagoma offuscata che corre verso di lui, urla, si agita e si guarda intorno ma Carlo non vuole che si agiti. Vorrebbe dirgli di non farlo, non servirebbe.
Vorrebbe dirgli che nessuno può vincere contro il tempo. Hai ragione mamma, pensa Carlo, non si può fermare il tempo ma Carlo immagina che qualcuno lo farà per lui.

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