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Vuler via

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Illustrazione di Agrin Amedì
Un tizio in bicicletta per strada, a zonzo senza nulla da fare; sul marciapiede opposto passa una gran gnocca, alta, tirata, smaltata, tacco 12, lato b fasciatissimo, andatura super-provocante il tizio la guarda, sogna e pensa che lo sguardo sia reciproco;

Un tizio in bicicletta per strada, a zonzo senza nulla da fare;
sul marciapiede opposto passa una gran gnocca, alta, tirata, smaltata, tacco 12, lato b fasciatissimo, andatura super-provocante
il tizio la guarda, sogna e pensa che lo sguardo sia reciproco;
non presta più attenzione alla bici e cade in un lavori in corso poco più avanti, travolgendo transenne e un passante con cane;
mortificazione e contusioni, mentre si scusa e tampona il sangue, alza lo sguardo e la vede tra i passanti che si sono fermati;
poi l’umiliazione produce l’incredibile

“Menga mel girer in bicicleina, clà vecia dal non, seinsa fer gninta… ma fer gnir mezdè l’è longa! Stamateina a ghè un sol ch’imbarbaja e ‘sti piuppeini, maledesa totti al primaveri! s’infilen in tal nes, m’impiastricen i occ… Gnanc con un queic bestemioun i se scosten!”

Ancora poche pedalate e il termine del viale di pioppi è in vista; dal lato opposto, annunciata da un ticchettio sottile, compare una giovane donna.

“Svirgola, bela fiola! ‘na bisteccouna… bianda! Piò elta che mè, ed sicur, do’ gambi chi finissen menga e al cul in d’la stanela strecca… un cul ch’l’è ‘na litania! E chi tac, lang e fin… averli ados, i punten in dal stameg, i t’fan mel, sì, ma un ‘leluja!”

Si volta a guardarla e gli pare che per un attimo gli sguardi s’incrocino.

“La me guerda!? Am provocherem menga, sgnureina, ch’a t’ selt ados e a te sconquass, premma al tetti, dap a t’infil du di’ in d’la sciupeda, totta bela bagneda, po’ a gariv col me strumentein, che menga per gninta i’ m’ disen “al flautesta”. Eh eh… at fag la festa! S’a ser i occ un momeint… la gà i cavi lang, biand, chi balen zo’ per la scheina nuda, signur che tedeum!”.

Gli occhi sono ancora chiusi, la strada è scomparsa e tutto accade in un attimo.

“Chi tira da bas? Un scianc… ‘sa suced? Al manobri… la roda… Mama, a’ chesc zo! Che sturleda!… Ah, la testa… Indove sunia fini? Al bus d’la tubasioun, ch’at vegna un cancher, i piuppeini e tot i lavor in corso!”

Alcuni passanti accorrono e gli domandano preoccupati come stia; uno scende e cerca di sollevare la transenna, travolta dalla bicicletta, che gli blocca le gambe; c’è un cane vicino a lui che guaisce e ringhia, il suo padrone lo sta chiamando.

“Sì, grassie, a stag bein, an preoccupev menga! Al braz, sanguina un poc… e la bicicleina, totta inturcineda, l’era quella dal non, a m’indespies… Ed chi el, al can? Ah, scultè, al me vol musger, prev tirerel fora? Al prova a sgagnerem!!”

Lo aiutano a uscire, qualcuno tampona il sangue della ferita al braccio; lui si guarda intorno, frastornato e, tra gli altri passanti che si sono avvicinati al crocchio, vede LEI.

“Che brot teater! La me guerda cum a dir: imbranè, menga ander in gir in bicicleina, a la to’ etè! Che figura! A’ vrev dir che a sun menga quel ed premma, a vrev pianzer da tant che sun sminti! L’è com un unghioun ch’al sfruguglia in gola… ”

Due uomini robusti tiran su la bicicletta e il padrone del cane scende per calmare l’animale inferocito; adesso tutti seguono l’evolversi della situazione nello scavo e nessuno presta più attenzione all’uomo seduto a terra, la testa abbassata tra le mani.

“Vuler via, ander luntan… Spol cambier tot? Magari… scumparir! Ecco, acsè… adesa am seint… stranì… divers… ‘Sa suced? sutilein e bianc… seinsa i’ braz, seinsa ‘i gamb… al veint me porta so… insem ai piupeini, in aria, luntan! A guerd in bas la gint c’la me zerca… e LE, la bela bianda, spasientida, la sposta la burseina su l’etra spala e principia la so’ streda, tic tic tic, chi tac, lang e fin, ch’im fan sugner!”

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