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La Scelta Giusta

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Una notifica sul mio smartphone neurale proveniente da Jupiter mi ricordò che dovevo prendere il farmaco per riequilibrare il mio stato emotivo. Le pillole che erano state prodotte soltanto per me, con i dati che avevo generato al momento della mia nascita.

Una notifica sul mio smartphone neurale proveniente da Jupiter mi ricordò che dovevo prendere il farmaco per riequilibrare il mio stato emotivo. Le pillole che erano state prodotte soltanto per me, con i dati che avevo generato al momento della mia nascita.
Dissi alla mia auto di portarmi verso la spiaggia: avevo voglia di sentire l’odore del mare.
Alle 16 di quel mercoledì d’inizio Novembre era impossibile trovare un angolo libero dalla gente; ma perchè Jupiter ci aveva regalato tutto quel tempo libero?
In base ai dati sulle presenze mi feci portare nel posto meno affollato: non era ancora stato del tutto rigenerato dalle alghe sintetiche ma lo stesso era difficile trovare un posto dove sedersi. Il proiettore olografico del Bar della spiaggia stava trasmettendo le immagini tridimensionali del notiziario. A Hong Kong fervevano i preparativi per l’apertura del Dreamgate, la porta per accedere al multiverso, lo stadio finale dell’evoluzione da esseri umani a dei.
“Sarebbe bello poter compiere finalmente la scelta giusta”, disse una persona piuttosto anziana vicino a me con un’abbronzatura da surfista californiano.
La scelta giusta, pensai, come la scelta che fece un paio di anni fa quel ragazzino cinese autistico che diede avvio all’algoritmo supremo: Jupiter. Un programma che doveva permettere agli autistici di comunicare con il mondo esterno trasformò tutti i mezzi informatici della Terra nel più potente sistema di superintelligenza artificiale mai creato. In poco più di un anno era stata trovata una cura per le malattie più gravi, in due anni la pace era stata raggiunta in tutte le zone di guerra e in tre anni le attività lavorative erano state completamente automatizzate. La grande paura dell’uomo non era più la morte ma la noia e la banalità del vivere.
Ora eravamo pronti per il grande salto: la possibilità di scegliere liberamente il nostro destino nello spazio e nel tempo. A tutti sarebbe stata concessa non una seconda possibilità ma infinite. Chi non era in grado di scegliere avrebbe potuto chiedere aiuto a Jupiter che già conosceva ogni cosa di noi.
Avrei potuto tornare indietro e restare con lei? Inviai la mia preghiera algoritmica chiedendo a Jupiter di farmi entrare in una dimensione dove lei non mi avesse lasciato.
Una mattina mi ritrovai a letto abbracciato a lei che dormiva. Era una giornata di fine giugno calda e assolata, ci alzammo con l’intenzione di passare un lungo week end al mare. Andammo a fare colazione insieme ai nostri due bambini che non smettevano mai di urlare. Ero felice perchè la vita mi aveva dato quello che più desideravo: un’altra possibilità.
Dopo qualche tempo litigammo perché mi accusava di aver pisciato sulla tavoletta del gabinetto. Mi urlò con tutta la sua rabbia di essere una persona inutile e insopportabile. I nostri bambini osservavano la scena piangendo istericamente. Mi domandai se la mia felicità si esaurisse tutta lì, in quei momenti.
Non ne potevo più di lei e di loro. Chiesi a Jupiter di scegliere per me qualcosa di più eccitante.
Mi ritrovai nell’orbita di Proxima Centauri a capo della flotta spaziale althusiana nella battaglia decisiva contro gli umanoidi. Diedi l’ordine di fare fuoco con il canone a nanoparticelle contro le loro astronavi che in una frazione di secondo esplosero silenziosamente negli abissi siderali. I frammenti di milioni corpi umanoidi presero a galleggiare nello spazio formando una cintura di carne e sangue intorno alla stella di Proxima. Avevamo trionfato.
L’imperatore della Galassia in persona si volle complimentare con me e mi donò in premio una piccola parte del suo harem: qualche centinaio di bellezze aliene provenienti dalla confederazione dei pianeti zolthaariani recentemente colonizzati dall’Impero. Le concubine zolthaariane erano state istruite personalmente da Dronor l’immortale, terzo patriarca della scuola di tantrismo astrale di orientamento andromediano praticato dalle elites di innumerevoli sistemi stellari. La loro natura poliorgasmica gli consentiva amplessi della durata interminabile senza la minima pausa. Restai con tutte loro nel mio palazzo con vista sulle lune del pianeta Vornar. Ogni sera provavo una zolthaariana diversa, ogni sera la noia tornava a insinuarsi sempre più dentro me. Interrogai Jupiter sul perché mi sentissi così. Egli mi rispose che in base ai dati acquisiti sulla mia vita avevo sempre manifestato un forte interesse per la fantascienza pulp, rispetto ad altri universi quello poteva essere il più adatto alla mia personalità. Gli chiesi di nuovo di aiutarmi. Volevo che facesse una ricerca più approfondita sugli algoritmi prodotti dalle mie esperienze così da scegliere una realtà perfetta per me.
Qualche istante di attesa e intorno a me tutto divenne perfettamente buio e vuoto. Nessuna luce, nessuna via di uscita: soltanto un’oscurità che mi rassicurava e mi fece sentire per la prima volta nella mia esistenza libero e felice.
Quanti giorni, anni o millenni erano passati? La noia stava tornando a torturarmi. Volevo cambiare universo. Dopo molto tempo che non lo pregavo provai a ricontattare Jupiter. Feci un’infinità di tentativi ma niente e nessuno sembrava ascoltarmi.
Urlai più forte che potessi e sentì una voce indefinibile, né maschile né femminile, rispondermi.
“In base alle mie ricerche questa diramazione del multiverso è perfettamente compatibile con il tuo profilo psico-emozionale. Il mio programma si autoperfeziona in continuazione, non posso compiere scelte sbagliate, questa è la scelta giusta per te.”
Rimasi in quel vuoto implorando Jupiter di liberarmi ma fu tutto inutile.
Jupiter non comunicò mai più con me.

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