Legge 104

«I signori Rengoni?» Una voce dal fondo del corridoio ci chiama. «Potete entrare.»
«Benissimo, grazie, arriviamo subito», grido. Poi assottiglio lo sguardo e fisso papà: «Mi raccomando, pa’. Non fare cazzate.»

Creazione

Ho regalato a Lola un coltello da intaglio. Lei voleva provare a scolpire qualcosa dopo aver visto un documentario sui mestieri perduti. Superato lo scetticismo iniziale, decido di accontentarla.

La chitarra invisibile

Ero appoggiato sullo stipite della porta, con la mia vestaglia di raso rossa e nera, il mio pigiama di lino e le pantofole che mi aveva regalato mia moglie. Quelle con l’imbottitura pelosa. In una mano il mio tè verde e nell’altra il giornale.

Voglio mettermi gli occhiali, per favore!

Ed ecco che per l’ennesima volta Beth ci costringe a strizzarci per poter vedere meglio la lavagna.
Se c’è una cosa peggiore di quando, stile sfida, ci usa per giocare a ‘chi fissa più a lungo il sole’ è quando per non sfigurare davanti a quel tale di nome Andrew non usa i nostri cari amici Occhiali.

L’ultimo dei congiuntivi

Era l’ultimo, e lo sapeva. Era stato molte volte sul punto di crollare ma era sempre riuscito a cavarsela. Aveva visto però il suoi compagni cadere come birilli, uno alla volta. Ricordava come era iniziato. Tutti lo ricordavano. Era stato uno chock collettivo.

Il paese

Partivamo a giugno per le vacanze estive e tornavamo a fine settembre per l’inizio della scuola. Padre, madre e tre fratelli al colmo dell’eccitazione, in una 600 con i bagagli legati sul tetto dell’auto insieme all’ombrellone e alla grossa tela blu contenente l’indistruttibile canotto.

Flash fiction: il concorso europeo

La Scuola Omero seleziona per l’Italia racconti di 100 parole (in italiano!) per partecipare a un concorso di scrittura multilinguistica che coinvolge scuole di scrittura in tutta Europa. Leggi il regolamento  e clicca nel box qui sotto per accedere al form! In palio 600 euro e un soggiorno a Bruxelles di 2 notti. Clicca nel […]

In-Fame I

Una riflessione raccontata tra versi e immagini sul dolore universale dell’umanità racchiusa in un giardino incantato.

Il carcere dentro

Il sole tramontava e le luci della città iniziavano a riflettersi sul cielo. In quel momento ricordava l’ultima volta che aveva visto le stelle. Non a Roma, di questo era certo.

Oltre il possibile

Caro Spock,

non so dove tu sia in questo momento, ma sono sicura che con i tuoi poteri vulcaniani potrai in qualche modo percepire la mia richiesta. Tu non mi conosci, ma tu per me sei un mito, un idolo.

La fisica celeste

Dalla finestra del suo appartamento continuava a fissare l’incrocio della strada sottostante: un taxi aveva travolto e trascinato per un paio di metri il corpo di un uomo e intorno si era radunata una folla che non smetteva di vociare e chiedere l’intervento di un medico.

Lettera al compagno Stalin

Caro Iosif Vissarionovič Džugašvili, eroico compagno Stalin, comandante Supremo dell’Armata Rossa durante la grande guerra patriottica, ti prego, ovunque tu sia, vieni qui a Roma a liberarmi dal mio vicino, questo piccolo seccatore arrogante, tossico, maleducato e pure fascista!

Sei giorni

Ha diciassette anni, ha freddo, ha braccia e mani enormi che tiene ben aperte per apparire ancora più grande, sta fermo, il sole di febbraio non scalda ma crea a terra un’ombra nera, un suo doppio venuto ad aiutarlo a difendere la porta.

Fame

Il cancello si apre appena lo spazio per lasciarmi entrare, al Carmelo si entra così, quasi chiedendo scusa per essere stati chiamati. Mi lascio alle spalle un tramonto esploso in un caos cromatico che ferisce lo sguardo, da medico ho bisogno di ordine.

La pagnotta

Sono vent’anni che faccio questo lavoro e tutto mi aspettavo fuorché di ritrovarmi in questa malga dove sono cresciuta, tra le mura della vecchia locanda di famiglia, dove mio nonno offriva agli avventori polenta, salsicce e quella pagnotta calda che non faceva a tempo ad ambientarsi sui tavoli di pino che già era sparita.

La bicicletta

Stamattina Carlo è in ritardo, esce di casa sbattendo la porta senza neppure chiuderla a chiave. Pensa che è tardi e che deve correre da sua madre. Prende di corsa la bicicletta dal garage e monta in sella.

Costanza sta dormendo

C’era una volta un città grande, che si chiamava Roma. C’era una volta, in quella città grande, un quartiere piccolo, che si chiamava San Lorenzo. C’era una volta in quel quartiere piccolo, dentro quella città grande, una casa piccola in cui viveva una ragazza grande, quasi sempre addormentata.

Atti alcolici in luogo pubblico

Ok, nessun problema. Che ci vuole. Ci passo attraverso senza neanche guardare, io. Ora, non mi si vorrà mica dire che, solo perché ogni tanto mi è capitato – non spesso, e certamente solo in condizioni psicofisiche di forte stress – come dire,

Vuler via

Un tizio in bicicletta per strada, a zonzo senza nulla da fare;
sul marciapiede opposto passa una gran gnocca, alta, tirata, smaltata, tacco 12, lato b fasciatissimo, andatura super-provocante
il tizio la guarda, sogna e pensa che lo sguardo sia reciproco;

Piccole stelle

Edda Preali era maestra elementare alla scuola Nino Bixio di Genova Foce. Sul lavoro aveva una carezza per tutti gli allievi, specie i più turbolenti, e una parola per tutti i genitori, all’uscita.

Il segno di Rayuela

I miei capelli sono neri, nerissimi, come le ali di un corvo, sono cosi neri che i miei amici, quando ci incontriamo per strada, mi dicono “Hey Nera!”. Li porto lunghi fin da piccola e non ho mai lasciato che qualcuno gli avvicinasse delle forbici.