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Integrità

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Illustrazione di Agrin Amedì
Il primo a cadere fu il mignolo della mano destra. Seguirono il naso, l’anulare sinistro e le orecchie. Luca si stupì non poco. Amici e parenti avevano sempre detto di lui che era un uomo tutto d’un pezzo.

Il primo a cadere fu il mignolo della mano destra. Seguirono il naso, l’anulare sinistro e le orecchie. Luca si stupì non poco.
Amici e parenti avevano sempre detto di lui che era un uomo tutto d’un pezzo. Alle elezioni aveva sempre votato i conservatori, ogni mattina la sua sveglia suonava alle 5.30 precise, sempre morigerato nel bere, mai fatto uso di droghe, donava l’8×1000 alla Chiesa Cattolica e tutti i mercoledì sera andava a giocare a calcetto con i colleghi dell’ufficio.
E ora eccolo che guarda impietrito i suoi incisivi che saltellano per tutta la stanza alla ricerca di un po’ di dentifricio. Luca tenta di riacchiapparli al volo tra le dita superstiti, ma le articolazioni dei polsi cedono e le mani iniziano a muoversi su e giù da sole, come le ali di un piccione. Un istante dopo le mani volano fuori dalla finestra che ha dimenticato di chiudere.
Poi è il turno delle braccia. L’orecchio destro, che è caduto tra i suoi piedi, percepisce un sonoro “stock” e i due omeri fuoriescono dalle capsule articolari, slittano sul loro piano trasversale e cadono in terra, dove iniziano a strisciare, come bruchi.
Prima che possa intervenire, Luca si ritrova completamente smembrato e i suoi pezzi si muovono liberi per la stanza. Poi vede nero. I suoi occhi sono scivolati sotto al letto, in mezzo alla polvere che gli provoca un fastidioso prurito. Vorrebbe grattarsi ma quando prova a muovere le dita sente solo una superficie dura e rugosa: le mani, dopo essere volate fuori dalla finestra, si sono incastrate tra i rami di una quercia.
Luca sente il rumore di un oggetto di vetro che si infrange contro il pavimento. Le gambe, camminando alla cieca, hanno centrato il tavolinetto basso davanti al divano.
L’unico pezzo che Luca riesce ancora a controllare è la testa, rimasta senza occhi, senza naso né orecchie esattamente al centro della stanza. Anche i capelli se ne sono andati e provano ad attaccarsi al pelo del gatto che soffia e scappa.
La testa di Luca comincia a rotolare. Sul suo tragitto incontra un orecchio, il naso, un ciuffo di capelli staccato dagli artigli del gatto, il suo indice sinistro, le sopracciglia, il piede destro e un braccio. Il tutto si riattacca alla rifusa sul volto. La testa di Luca urta contro il tronco di Luca, che è rimasto a dibattersi poco distante. Con uno sforzo riesce a riattaccare i due pezzi e a strisciare alla cieca per la stanza.
Luca sente all’improvviso un forte dolore ad un fianco. Sono le gambe che gli sono inciampate addosso. Si rotola su un lato e riattacca anche loro al tronco.
Riesce ad alzarsi in piedi. Si dirige a tentoni verso il punto dove immagina ci sia il letto, finché non inciampa e cade sul materasso. Si lascia scivolare sotto il letto e raccoglie gli occhi con la bocca. Striscia fuori e si rimette in piedi. Cammina barcollando fino allo specchio.
Guarda il mostro che lo spia dallo specchio. Vorrebbe gridare ma nella bocca tiene ancora gli occhi e il suono che ne fuoriesce è simile al guaito di un cane.
Pensa che deve recuperare le mani per risolvere quel disastro.
Si precipita in strada. Inizia a correre con passo sbilenco e a chiamare a gran voce le mani, noncurante dei passanti che lo guardano spaventati.
All’improvviso le vede: sono incastrate tra i rami di una quercia a quattro metri d’altezza.
Prova ad arrampicarsi ma cade per terra. Allora si rivolge ai passanti e dice piangendo.
– Aiutatemi vi prego! Guardate lassù! Le mie mani! Vi prego, qualcuno vada lassù a riprenderle!
Rumore di una sirena. Un’ambulanza si ferma a pochi metri. Scendono due gorilla bianchi che gli infilano una camicia di forza, lo caricano di peso e lo chiudono nel retro della vettura.
Luca spalanca la bocca per gridare ancora più forte e gli occhi rotolano sull’asfalto della strada.
– Fermi! Fermi! Non sono un mostro! Ridatemi le mie mani e sistemo tutto! Fermi!
Poco distante, un bambino che riprende con il cellulare la scena di quel signore ben vestito che urla in mezzo alla strada, pregustando il momento in cui mostrerà quel video ai suoi compagni di classe, scivola su quelle che sembrano due biglie.
Poi l’ambulanza accende motore e sirena e si allontana correndo.

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