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Bolle d’aria

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Illustrazione di Agrin Amedì
Al momento zero sarei potuto diventare qualsiasi parte del corpo umano. Un’incertezza, un ritardo, o per un preciso programma, sono diventato un polmone. Più corretto dire “siamo”, poiché ho un gemello, anche lui prigioniero come me in questa gabbia ossea.

Al momento zero sarei potuto diventare qualsiasi parte del corpo umano. Un’incertezza, un ritardo, o per un preciso programma, sono diventato un polmone. Più corretto dire “siamo”, poiché ho un gemello, anche lui prigioniero come me in questa gabbia ossea.
Ho cominciato fin da subito il mio lavoro da chimico, di esperto nella dinamica dei gas: lavoro che svolgo con una certa autonomia. Non è per invidia o gelosia che faccio queste affermazioni ma è un dato di fatto che il cuore come il fegato godano di una considerazione superiore alla mia. Non si dice, forse, “ha un gran cuore?” o “ha del fegato?” quando ci si riferisce a persone dotate di virtù come generosità e coraggio?
Perfino lo stomaco viene esaltato parlando di chi non si tira indietro nel fronteggiare situazioni poco gradite. Per non parlare poi dei dovuti riconoscimenti al signor Cervello; o dell’Occhio che tutto vede, anche quando a volte è solo un’allucinazione. Io lavoro senza pausa, giorno e notte. Scambio gas in silenzio, e con discrezione. Eppure anche per me, di questo son certo, arriverà il momento che mi vedrà protagonista della scena per un unico, irripetibile, momento. In quel preciso istante sarò lì, nel pensiero di tutti e nelle parole di colui che dirà: “Ha esalato l’ultimo respiro”.

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