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“United Stories of America”

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Amori non corrisposti, identità nascoste, vite che si interrogano sulla loro solitudine. Una generazione di scrittori spaventata dalla morte, dal dolore, ma soprattutto dalla crudeltà del caso.

Cos’è rimasto dell’America del 2007? Era l’anno della grande recessione e della presidenza di George W.Bush. L’anno di “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen, ma anche quello di “Juno” e di “Into the wild”. La ferita dell’11 settembre si era rimarginata, ma il lutto doveva ancora essere elaborato. Le certezze erano crollate e le speranze erano tutte riposte nel futuro. Un futuro che per la prima volta dopo tanto tempo appariva incerto e dominato dal caos. Il 2007 fu anche l’anno in cui la rivista letteraria “Granta” decise di selezionare i migliori giovani scrittori del momento, come aveva fatto 11 anni prima, nel 1996, e di farne una raccolta. Il risultato di questo secondo sguardo sulle nuove generazioni è nell’antologia di racconti “United Stories of America. 21 scrittori per il 21º secolo” (minimum fax). Giovani promesse, o giovani autori reduci dai loro sfolgoranti primi romanzi, come Jonathan Safran Foer e Nicole Krauss: racconti, inizi fulminanti di romanzi, tracce brevi di storie sull’orlo di un baratro. La sensazione che si ha è quella di una generazione di scrittori che non può fare a meno di misurarsi con la paura. La morte, la malattia, ma soprattutto la crudeltà del caso e la ricerca della propria identità. I protagonisti a volte sono uomini sperduti che vivono esistenze estranee, fatte di ricordi frammentati e dolorosi. A governare è il caos, il fato, la casualità. Lo sanno bene Imogene ed Herb, nel racconto di Anthony DoerrProcreate, generate”: la grande illusione è stato credere che la felicità fosse per tutti, che la vita fosse la regola e il nulla l’eccezione. E allora i tentativi di avere figli sono solo gli inutili echi di ribellione di una coppia convinta di poter dominare il caos. Tutto è casuale in questo mondo e in un attimo ci si ritrova a dover fare i conti con il vuoto che ci è capitato. La vita non è meritocratica, come ci ricorda Yiyun Li, nella sua storia su matrimoni e tradimenti: a volte si subiscono punizioni senza essere neppure colpevoli. Nell’America del 2007 si muore senza motivi comprensibili, come spiega Gary Shteyngart nel suo “Dai diari di Lenny Abramov”: la vita di una donna è di circa 77 anni. Gli uomini non sono così fortunati. Un attimo prima siamo bambini innocenti, subito dopo diventiamo figli irriconoscenti e irriconoscibili. Passiamo la vita sperando di aver lasciato il segno nei ricordi degli altri, per poi accorgerci di non essere nulla, come ci racconta Christopher Coake nello straziante “Quella prima volta”. Amori non corrisposti, identità nascoste, vite che si interrogano sulla loro solitudine. Una generazione di scrittori spaventata dalla morte, dal dolore, ma soprattutto dalla crudeltà del caso: l’incertezza dimora nella letteratura americana del 2007. Non resta che scoprire cosa ci sarà nel 2018.

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