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Tranquillo, aspetto

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Illustrazione di Agrin Amedì
Io, lui, il nostro momento. Intorno a noi le file alle casse si fanno improvvisamente silenziose. E’ un’attesa che scioglie il tempo, rende i secondi liquidi ma la mia gola secca.

Io, lui, il nostro momento. Intorno a noi le file alle casse si fanno improvvisamente silenziose. E’ un’attesa che scioglie il tempo, rende i secondi liquidi ma la mia gola secca. Un solo scivolo, due possibilità. Imbustare prima che lui possa umiliarmi con occhi inquisitori o essere tanto veloce da renderlo un impacciato principiante agli occhi rabbiosi dei clienti in attesa.

I prodotti dal mio carrello sono sul roll e lui sta per fare la domanda. Inumidisce le labbra e schiarisce la voce, sta per chiederlo. Sa che non potrà perdere un istante, sa che da quel momento il tempo si condenserà in una danza. Schiude le labbra, gli occhi fissi sui miei:

-B U S T A?-

Il tango è partito.

La busta verde riciclabile volteggia in aria, la mia mano sinistra la afferra, la mia mano destra si inumidisce sulle labbra pronta a staccarne i due lembi, operazione chirurgica, non riuscire alla prima botta determina il collasso emotivo. Soffici i due lembi inumiditi dalla mia saliva si staccano. Lui ha qualche istante di vantaggio, mi fissa, lo fisso, ritorno sui prodotti che iniziano a rotolarmi tra le mani. Ha gli occhi di chi ne ha umiliati tanti. E’ anziano eppure dannatamente veloce.
Ricordo quando fece piangere un bimbo per aver rallentato la fila con un Kinder Bueno. Piroetta a ritmo il burro, i pisellini primavera, le acciughe, il patè di olive. E’ sicuro e deciso. Mi difendo. I clienti mozzano il respiro fissandoci impazienti, non si scorge pietà nei loro sguardi. Non vogliono attendere. Imbusto senza pensare se vi sia domani.

E’una sincronia musicale, un’opera prima di rara portata. Lui sorride sornione certo di spuntarla, ha denti bianchissimi.

Insisto. Nel mio lato la pasta integrale si accumula con le uova e il pane. Fatico. Respiro. Pomodorini pachino, melanzane, cipolle di tropea; come il canto impassibile di un monaco Shaolin, Il suono dei prodotti che sfilano rimbomba nel mio cervello.

Mantengo la calma di chi può detonare una bomba. Respiro. Le mani, le braccia sfrecciano, la sua professionalità mi sovrasta. Sento il fiato della sconfitta sul collo.
Mancano ancora salsa di pomodoro e vino bianco. E succede. Il tempo si cristallizza e succede. Il codice a barre del vino bianco è sbiadito, sbiadito dal tempo.

Tutto si ferma, il lettore ottico non emette alcun bip. Il tempo stesso prende forma e piomba impietoso sul cassiere sgomento. Una goccia di sudore scivola sulla sua fronte.

Dov’ è quel cagnaccio di sempre adesso? Dov’è quell’ eroe di strada? Penso.
Il vino non si sblocca, deve battere a mano. Dove è finito il boia di Emmepiù?

Il suo volto diventa paonazzo mentre le dita tremano sui tasti. Affondo, sono lama rovente e lui burro fuso. Muovo i capelli dagli occhi, mi concedo un respiro profondo. sorrido. E lo dico, posso dirlo:

-TRANQUILLO. ASPETTO.-

Mi sfugge un sorriso malefico. Lui si accascia, piange?

La musica è finita.

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