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L’ultimo salto del canguro

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L’esistenza di Edoardo viene sconvolta da due episodi: la sua inaspettata assunzione presso l’ufficio marketing e commerciale del Bioparco di Roma e l’apparizione nella propria vita di Gabriele, il nuovo fidanzato di Margherita, conosciuto durante il concerto del primo maggio a San Giovanni.

In questa rubrica pubblichiamo le prime pagine dei testi di nostri allievi che giungono alla pubblicazione, anche per farne apprezzare la qualità, per far comprendere a chi legge quanto lavoro viene fatto sulla pagina all’interno dei nostri laboratori. Ecco a voi  L’ultimo salto del canguro di Paolo Vanacore (casa editrice Castelvecchi, 2017. Prefazione di Andrea Carraro).

 

Uno

Quando qualcuno ti aspetta tutte le mattine è normale che ti venga da pensare che sia interessato a te. Per anni ho creduto davvero che Federico fosse gay e che mi amasse alla follia. Il mondo è crollato solo quarantotto ore fa quando, in mia assenza, sono arrivate Michelle e Florence, due foche molto fiche provenienti dallo zoo di Parigi che hanno risvegliato la sua eterosessualità. Ora Federico non mi saluta neanche. Succede quando gli etero, o pseudo tali, tornano in sé. Ogni giorno passavo a trovare questo meraviglioso esemplare di foca grigia prima di iniziare a lavorare. Lo chiamavo, lui si avvicinava al bordo della vasca e mi salutava con uno sbruffo. Avevo una sua foto in ufficio, un’altra sul desktop del mio computer, un primo piano sul mio cellulare e, infine, una a casa, sul comodino, in camera da letto. Lo perdono solo perché non parliamo la stessa lingua, sia chiaro.

Gabriele, invece, non lo perdonerò mai. C’è stato un tempo in cui la sua presenza obbligata ha costituito fonte di gioia e disperazione. Un uomo che ha cambiato non solo la mia vita ma quella di tutti noi.

Stamane sono passato nuovamente da Federico sperando di incrociare il suo sguardo anche solo per un secondo, come se fosse possibile cambiare la verità, e invece l’ho trovato lì, beato tra le foche, in una grande vasca che somiglia sempre più a un promiscuo bagno turco dalle mattonelle azzurro verdi. Florence lo guarda ammirato, lui si avvicina, la sfiora, la sorpassa disinvolto, poi, all’improvviso, si aggrappa alle pinne di Michelle che fugge spaventata, infine le afferra entrambe e le trascina virilmente a sé. E quelle due smorfiose lo lasciano fare. Un vero ménage a trois. All’epoca soffrivo di quel vittimismo tipicamente omosessuale per cui passavo la maggior parte del tempo a maledire il mio orientamento e a immaginarmi triste, vecchio e solo in una stretta e angusta cucina a pranzare direttamente dalla sportina di una delle mie amiche trentennali.

Di contro scoprii il piacere di lavorare al Bioparco di Roma è bello, soprattutto quando non sei un biologo o uno zoologo; non capire nulla di etologia e di animali costituisce una risorsa più che un limite. Conobbi Federico la foca proprio il giorno in cui sostenni il mio primo colloquio al giardino zoologico di Roma pochi giorni dopo aver incontrato Gabriele a cena presentato da mia sorella Margherita come il suo nuovo fidanzato. Mi avrebbero chiamato per ultimo quindi decisi di fare due passi all’interno dello zoo. A pochi metri dalla palazzina uffici, dopo gli elefanti, le tigri e i leoni, incontrai Federico che all’epoca viveva da solo. Era bellissimo e tenero. Così, senza pensarci più di tanto, dissi: “Ciao Federico la foca, tu fammi assumere e ti prometto amore eterno”.

Sarà stata la mia faccia da bravo ragazzo o il mio atteggiamento docile e ossequioso ma alla fine venni assunto presso l’ufficio commerciale del bioparco, anche se, tornando a casa, non avevo ancora capito che razza di lavoro avrei dovuto svolgere. Si trattava della mia prima vittoria, l’unica di tutta la mia giovane esistenza. Ironia della sorte avevo trovato lavoro proprio allo zoo di Roma mio abituale luogo di battuage clandestino, patria di effimere conquiste e speranze vane. Quella notte cercai di soffocare l’emozione e l’ansia del primo giorno di lavoro pensando ai benefici che avrei ricevuto dalla mia nuova vita da impiegato: uno stipendio, la tanto agognata indipendenza economica, meno preoccupazioni per i miei. Nonostante la bellissima notizia non riuscivo a smettere di pensare a lui. Mi sembrava di vedere ovunque il miglior acquisto di mia sorella degli ultimi tempi. Gabriele era educato, colto, gentile, disponibile, serio e, come se non bastasse, bello come il sole. Aveva una muscolatura tesa, nervosa, non artefatta dalle deformità di chi è vittima delle palestre Quella che indossava era indiscutibilmente tutta roba sua. La carnagione olivastra tendeva allo scuro; era alto quel tanto che basta a farlo spiccare sugli altri, aveva una folta massa di capelli neri e ricci che, ad ogni movimento del corpo, danzavano su se stessi per poi tornare magicamente al punto di partenza. Le linee del viso ben marcate, occhi verdi dallo sguardo malinconico e buono, infine spalle ampie da abbracci avvolgenti e rassicuranti. Non avevo mai visto mia sorella così appagata e felice.

Margherita aveva ricevuto questo misterioso regalo il primo maggio, a piazza San Giovanni, durante il tradizionale concerto. Gabriele era improvvisamente sbucato dal nulla. Le sue amiche galline si erano subito sbrigate a mettere in bella mostra la merce migliore ma era stato tutto inutile perché lui aveva scelto lei Margherita, Margi, come la chiamavo io, la mia bellissima e strampalata sorella maggiore dai grandi occhi blu. Dopo un quarto d’ora si stavano già baciando.

Ecco, io non ho ancora capito com’è che avviene questa storia dei colpi di fulmine, se è tutta un’invenzione oppure esiste davvero la possibilità che due persone si innamorino all’improvviso e soprattutto che sarà per sempre. Figuriamoci poi se è possibile individuarlo con certezza solo dopo averlo intravisto in mezzo a cinquecentomila teste.

Le prime settimane al bioparco furono traumatiche, poi, lentamente, iniziai a capire come avrebbe dovuto svolgersi il mio lavoro: accordi promozionali, scambi pubblicitari, sponsorizzazioni, rapporti con le agenzie di viaggio, agevolazioni, sconti per comitive e quant’altro. Ma il momento migliore, oltre al saluto mattutino che Federico la foca mi rivolgeva, era camminare in giro per il parco. Immenso; sulla mappa c’era scritto “diciassette ettari, circa mille animali appartenenti a duecento specie diverse, ogni giorno un’emozione nuova, una grande avventura”. E potevo andarmene in giro quanto volevo, anzi dovevo farlo. I primi tempi, infatti, il mio capo mi obbligò a perlustrare in lungo e in largo, mappa alla mano, tutto il giardino zoologico al completo perché reputava fondamentale che conoscessi alla perfezione il prodotto che sarei andato a promuovere e a vendere ma anche coloro che ci abitavano.

Il fatto che Gabriele fosse il fidanzato di mia sorella, ma anche la normalità della loro condizione, provocò in me un’invidia che fino a quel momento non avevo mai provato, dal momento che tutti gli ex di Margi non erano riusciti a suscitare in me lo stesso interesse. Pensavo a questo durante una delle mie prime passeggiate di lavoro quando incontrai Dario il casuario, una sorta di grande struzzo affidato al bioparco dal Corpo Forestale dello Stato, vittima del traffico illegale di animali esotici. Dario non era nato in cattività, veniva da un paese molto lontano, l’Oceania, non sapevo dove si trovasse di preciso questo posto ma, sicuramente, dopo aver conosciuto, capii che i suoi abitanti erano di mentalità aperta. Mi bastò, infatti, guardare il suo folto piumaggio nero, la cresta dorata, il lungo ed elegante collo azzurro pastello su cui si disegnava un buchino circolare, perfetto, posizionato sulla guancia. Per finire vi era una lunga fila di palline di carne pendula colore rosso fuoco che rivestivano sia la piccola criniera che la curva del petto formando una lunga ed eccentrica collana. Se a tutto questo aggiungiamo l’eleganza dei tratti, le folte sopracciglia e la camminata da gran signora, è facile capire come in breve mi rendessi conto di non trovarmi davanti a Dario bensì a Priscilla, la regina del deserto. Nel frattempo intorno a me si raccolse un folto numero di visitatori che cercava di scorgere Priscilla nascosta tra la vegetazione. A un tratto quella specie di struzzo comparve come la più grande delle star attraversando elegante il corridoio centrale del suo palcoscenico naturale. Se nel recinto ci fosse stata una scala, Priscilla la avrebbe percorsa con eleganza muovendo eroticamente le sue rotondità di base proprio come Wanda Osiris.

Nel frattempo continuavo a chiedermi come mi sarei dovuto comportare con Gabriele. Sperare che quella piccola cotta prima o poi mi passasse? Distrarmi, non pensare? Il problema non era fuori, lì bastava continuare a fingere. Il vero problema era dentro di me, nel mio intimo sentire, nei miei luoghi più nascosti, perché la verità è che col tempo iniziai a conoscere meglio questo ragazzo e ad apprezzarlo davvero aldilà del mio interesse. Gabriele si dimostrò essere una persona speciale. Esattamente come Margi. Come si fa a non considerare speciale una sorella cui non sfugge niente del proprio fratello? Una sorella con la quale non c’è bisogno di parlare perché ti sa guardare dentro? Paura.

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