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Lo scommettitore

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Al 67° Distretto arrivò tramite il 911 una chiamata che segnalava la presenza di un cadavere nella zona dei locali notturni del BRONX. Il detective Luke e il suo collega furono incaricati di andare a vedere.

Al 67° Distretto arrivò tramite il 911 una chiamata che segnalava la presenza di un cadavere nella zona dei locali notturni del BRONX. Il detective Luke e il suo collega furono incaricati di andare a vedere.
Era una zona malfamata e il locale in una strada oscura era pieno fino all’inverosimile. Luke fece chiamare il responsabile:
“Sei tu che hai chiamato il 911?”
“Sì, sul retro c’è il cadavere di un barbone.”
La musica era fortissima, dovevano urlare. Un rapper nero cantava accompagnato dalle percussioni a tutto volume.
Il responsabile li accompagnò nel vicolo sul retro,
“Lo ha trovato uno della cucina, quando è uscito a buttar l’immondizia.”
Il corpo era mezzo sepolto sotto dei sacchi neri, uscivano solo le gambe con ai piedi delle Nike rosse. Lo spostarono, fecero chiamare la scientifica e un’ambulanza. Era una persona anziana, ma non vecchia, con una grande barba e folti capelli grigi. Un viso segnato, ma non devastato, di un umo bianco vestito in modo stravagante e rimediato. Le mani erano in ordine e non presentava tracce evidenti di ferite.
La porta sul retro del Club era rimasta aperta per fare luce, continuava ad arrivare senza sosta la musica di quel rap ossessivo.
“Lo conoscevate?” chiese Luke “No, ma le strade attorno sono piene di locali dove si gioca, e non solo.”
Arrivò la scientifica e l’ambulanza e lo portarono via. Luke tornò nel locale per interrogare l’inserviente che lo aveva trovato. Non aveva visto nulla e nessuno, solo le gambe e i piedi del morto. Un’informazione la diede: era già uscito un’ora prima e il corpo non c’era ancora. Lo avevano portato tra le una e le due di notte.
Luke urlò nell’orecchio del responsabile, nel frastuono di quella musica indiavolata: “Tornerò domani con una fotografia per interrogare il personale. Devono essere tutti presenti. Mi raccomando!”
I giorno dopo tornò con la foto del morto di cui ormai si conoscevano le generalità. Le sue impronte digitali erano nel Data Base della Difesa. Il morto era stato un marine.
Era stato anche rintracciato un suo parente che sarebbe arrivato in città il giorno dopo per riconoscere il cadavere. L’autopsia era ancora in corso, ma la causa della morte sembrava un infarto, portava sul corpo segni di tortura. Lividi ed ematomi precedenti sul torace e ai polsi segni di corde.
Al Club il personale non aggiunse informazioni significative. Avevano visto il morto aggirarsi nel quartiere, parlare con altri senza tetto. Sembrava più presente e meno perso dei compagni e faceva parte dei giocatori di scacchi e degli scommettitori. Viveva ai margini ma non era un caso disperato.
Il pomeriggio Luke, con la scientifica, si recò all’ultimo indirizzo conosciuto, un bilocale in un cadente palazzo popolare. Le due stanze, in un disordine indescrivibile, erano piene di vestiti usati, stracci e altri oggetti rimediati.
In un vano segreto era presente un’enorme quantità di denaro, quasi un milione di dollari, presumibilmente frutto della sua attività di scommettitore, alcuni documenti, una lettera indirizzata alla figlia che la indicava come destinataria del denaro, e una foto, strana, inquietante di una giovane, forse la figlia. La scoperta del denaro dava un senso all’interrogatorio.
Arrivò il cugino per il riconoscimento della salma che diede altre informazioni sulla vita del morto. Confermò che la foto ritraeva la figlia della vittima.
Reduce dal Vietnam, insegnante di matematica, era stato devastato da una tragedia famigliare. Aveva perso moglie e un figlio in un incidente stradale. Rimasto solo con la figlia adolescente aveva cominciato a dare segni di stranezze.
Lasciato il lavoro, aveva preso a frequentare i bassifondi, a giocare d’azzardo e a frequentare la malavita dove era conosciuto con il nome di “Lo scommettitore”.
Luke capì che il suo obiettivo sarebbe stato anche quello di ritrovare la figlia sparita, a partire dalla foto in suo possesso.
Problema non facile data la stravaganza della fotografia. Luke si rivolse al profiler del distretto, che gli fornì la seguente analisi del reperto.

Reperto n. XX*

ANALISI DELLA FOTO
Reperto n. XX

La foto è di una ragazza giovane, circa vent’anni.
L’atteggiamento di “attesa” suggerisce di essere di fronte a un evento/decisione importante.
Priva di anelli o altro indossa una camicia tipo notte, senza biancheria.
Le mani sul petto denotano un atteggiamento sacrificale e la ciocca di capelli in mano fanno presumere che le vengano tagliate le chiome.
Due situazioni possibili:
deve farsi suora,
deve partire per il sevizio militare.
Entrambe le soluzioni rappresentano un forte cambiamento e una scelta definitiva.
L’aria smarrita del soggetto, farebbe pensare più ad una scelta verso la vita “monacale”. La scelta di una vita militare dovrebbe prevedere un atteggiamento più aggressivo.
Concludendo: la giovane sarebbe una “novizia” di fronte alla vestizione per diventare suora.

Luke decise di andare a visitare i vari conventi dello stato, unico indizio: la data di nascita della figlia del morto.
Parlò con la segreteria del Cardinale della città e si fece dare le indicazioni delle istituzioni religiose preposte alla ordinazione delle suore. Non erano molte, cominciò il giro di quelle vicine. Fu un lavoro lungo ed estenuante tra burocrazia e reticenze di ogni genere. Senza risultati.
A questo punto prima di estendere la ricerca fuori dallo stato, ricordando che il padre era stato un marine decise di esplorare anche la via dell’arruolamento militare.
Non fu difficile trovare le sue tracce, con la data di nascita e quella presunta di arruolamento, anche se era conosciuta con il cognome della madre. Arruolata tra i marine come il padre aveva partecipato alla guerra in Afganistan ritornando decorata e ferita seriamente.
Congedata, la donna lavorava, part time, in un’organizzazione che seguiva i reduci di guerra mutilati o traumatizzati per il loro ricupero alla vita civile, esperienza che aveva vissuto sulla propria pelle.
Luke andò a trovarla e le raccontò della morte del padre. Di come si trattasse di una morte per infarto, anche se portava le tracce di pestaggio precedente che era legato agli ambienti che frequentava, piuttosto pericolosi. Non esisteva un evento criminoso e con il suo ritrovamento l’indagine sarebbe stata archiviata.
La donna gli raccontò di come avessero rallentato i rapporti, non riusciva a sopportare le sue scelte e non si mostrò troppo sorpresa delle circostanze della sua morte. Dimostrò invece stupore alla notizia del denaro che suo padre aveva accumulato e che sarebbe diventato suo. Dimostrò rammarico per non averlo cercato, di essere stata troppo severa, di non avere avuto con lui la pazienza che ora usava nel lavoro di recupero dei reduci. Si era sentita tradita e abbandonata, L’esperienza della guerra e la ferita la avevano cambiata, ma ora era troppo tardi. Avrebbe usato il denaro inaspettato per riorganizzare la propria vita. Ringraziò Luke per la gentilezza e la pazienza messa per rintracciarla.
Come fu sola la donna si tolse il camice di lavoro, si cambiò e mise un vestito vistoso, si truccò e con un filo di rossetto salì in auto e si recò in città. Raggiunse il suo compagno, un ex marine anche lui, e gli raccontò dell’incredibile incontro avuto:
“Pensa che fortuna, non eri riuscito a farti dire da mio padre dove fossero i soldi e ora arrivano in modo legale. È andata veramente di lusso. Hanno anche chiuso l’istruttoria sulla morte e quindi nessun sospetto. Siamo finalmente liberi di rifarci una vita.”
“Te l’avevo detto di averlo lasciato vivo, malconcio, ma in buona salute dopo averlo interrogato. Tu sospettavi che fossi stato troppo duro. Meglio così,”
“A metterlo nel vicolo saranno stati quelli della bisca che lui frequentava e dove è morto.”

 

*Il racconto si è ispirato all’opera di Laura Makabresku

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