Coco. Giocare con la morte, si può?

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Coco affonda le sue radici nella immaginifica e poetica tradizione messicana del culto dei morti. Il fulcro della narrazione è l’idea, profondamente radicata nella cultura messicana, che i morti continuano a vivere finché si mantiene tra gli uomini il loro ricordo.

Coco wins 2018 Golden Globe for Best Animated Motion Picture
The Pixar film won out over a field of other animated films, including Loving Vincent, The Boss Baby, Ferdinand, and The Breadwinner.

Può succedere che un film visto più di una settimana fa metta voglia di rivederlo e intanto lavori dentro e spinga a scriverne? È successo con Coco, film d’animazione della Walt Disney – Pixar, tuttora nelle sale romane.

Viene dal laboratorio di idee della Pixar, la casa di animazione nata con lo zampino di Steve Jobs e capitanata dal geniaccio John Lasseter [Toy story (1995), Alla ricerca di Nemo (2003), Ratatouille (2007); WALL E (2008); Up (2009); Inside Out (2015) per citare solo alcuni dei suoi successi] che con la fusione ha dato nuova vita alla gloriosa ma esangue Walt Disney Production.

È da un po’ che abbiamo l’impressione che i film di animazione siano diventato altro da quella categoria – intelligente intrattenimento per bambini – in cui li avevamo inseriti tanto tempo fa.
Basti pensare a Inside-Out, una storia affascinante che veicola un approfondimento delle più interessanti e aggiornate teorie in tema di funzionamento della mente e della memoria in particolare.

 

Inside-Out
Inside-Out

Coco [regia di Lee Unkrich, Adrian Molina (co-regia) (2017)] non è da meno. Affonda le sue radici nella immaginifica e poetica tradizione messicana del culto dei morti.
Il fulcro della narrazione è l’idea, profondamente radicata nella cultura messicana, che i morti continuano a vivere finché si mantiene tra gli uomini il loro ricordo. Ad essi è dedicato un giorno particolare – el dìa de Muertos, appunto -, in cui essi possono tornare non visti sulla terra e riunirsi ai loro cari.

Sarabanda di scheletri in una illustrazione

Mentre da noi la “Commemorazione dei Defunti” è un giorno di tristezza, riflessione e ricordo, in Messico è una festa gioiosa ed allegra: per el Dia de los muertos è quindi necessario farsi trovare preparati con i cempasúchil (si pronuncia “sempasucil”, noti come “i fiori dei morti” – sono i nostri tagete (*), che vengono sparsi a terra perché secondo la tradizione servono ad indicare la strada al defunto.

Tagete

Questi fiori sono dappertutto; vengono anche posti sugli altarini con le foto, soprannominati ofrendas, preparati sia a casa che dinanzi la tomba, con del buon cibo a base di carne e fagioli, offerte varie e i ricordi del defunto.

Maschere messicane per el dia de Muertos

Sugli altarini sono posti diversi elementi: la terra, i cui frutti nutrono le anime dei defunti, il vento rappresentato dal papel picado, una fine carta bucherellata, l’acqua versata in un recipiente in modo che le anime possano dissetarsi ed il fuoco attraverso candele e lumini, una per l’anima da commemorare ed una per l’anima dimenticata.

Dia de Los Muertos – Ofrendas

Le abitazioni rimangono aperte per permettere a tutti di rendere omaggio ai defunti. Addirittura c’è chi lascia dinanzi all’ingresso del cibo, bevande ed un cuscino in modo da consentire all’anima dei propri cari di rifocillarsi e riposarsi. Ovunque, si festeggia con fuochi d’artificio, pupazzi di carta pesta, musica e tanta gioia. Ed è anche, e soprattutto, una festa per i bambini.

Dia de Los Muertos – Ofrendas

Il film segue questa traccia attraverso le avventure di Miguel, un bambino messicano appartenente ad una famiglia di calzolai per un’antica scelta: quando dalle tradizioni familiari fu eradicata per sempre la musica e tutte le sue manifestazioni a causa di un tradimento subito. Solo che Miguel siente la mùsica en su sangre e contravviene ai disposti familiari, infilandosi in una serie mirabolante di avventure che lo portano nel regno dei Morti (e ritorno) per mettere a posto alcune ingiustizie che andavano sanate.

È un film affascinante e tenero, con la fantasmagoria che le tecniche di animazione oggi permettono ed il nucleo forte di un’ottima sceneggiatura. La tradizione messicana del culto dei morti, frutto di una “immersione” del gruppo creativo della Pixar in loco – la preparazione del film è durata sei anni – è rigorosamente rispettata, anche se sono stati inseriti ulteriori elementi fantastici, come gli “alebrijes” [vedi in nota (**)].

A Closer Look Into Alebrijes Pepita and Dante In Coco

Possiamo anche tentare di rintracciarne gli antecedenti filmici e letterari…

La sposa cadavere

Citerei tra i primi soprattutto La sposa cadavere (Corpse Bride), un film d’animazione del 2005 diretto da Tim Burton e Mike Johnson, trasposizione in epoca vittoriana di una antica storia folkloristica ebrea; sempre di Tim Burton è da ricordare The Nightmare Before Christmas del 1982.

The Nightmare Before Christmas

Fondamentale, sebbene in tutt’altro registro – Que viva Mexico il documentario celebrativo incompiuto del 1931-32 del ‘maestro dei maestri’ Sergej M. Ejzenstejn sul Messico e la sua rivoluzione del 1911 (dei cinque episodi quello dal titolo “Fiesta”).

Que viva Mexico

Sul versante letterario, il mito di Orfeo ed Euridice, ripreso dalla mitologia greca da parte delle culture successive, con innumerevoli versioni [da cui anche Orfeo negro (Orfeu negro) prezioso film del 1959, diretto da Marcel Camus, tratto da una pièce teatrale di Vinicius de Moraes] e – per la tradizione di Ognissanti in Sardegna – perfino il libro di Michela Murgia, Accabatora (del 2010: romanzo vincitore del Premio Campiello).

Coco, locandina

(*) – Nell’Italia meridionale i tagetes sono comunemente indicati come “garofani americani”; hanno la caratteristica di avere uno stelo corto, rispetto ai nostri garofani, una fioritura molto ricca (infatti sono utilizzati per bordure) e un profumo forte e penetrante, che non a tutti piace

(**) – C’è un ruolo nella trama del film per gli “alebrijes” o “spiriti guida animali” per accompagnare e proteggere le anime nel trapasso, chimere colorate in tinte sgargianti che a rigore non fanno parte della tradizione messicana della morte: draghi alati, farfalle con testa di leone, pesci con corni e zampe. Derivano da una forma di artigianato, diventata ormai tradizionale, che risale agli anni 30 del secolo scorso, per intuizione originale (sembra in seguito a un sogno) di un artigiano-artista, Pedro Linares (1906-1992) che cominciò a fabbricare figure fantastiche in pasta di carta macerata (papel maché) e colorata, e collaborò anche con Diego Rivera e Frida Kahlo. Tale artigianato, nato a Città del Messico, si è poi diffuso soprattutto nello stato di Oaxaca. Alla fine di marzo, a San Martín Tilcajete, si svolge una singolare fiera dedicata a queste creazioni.

Alebrijes
Alebrijes
Alebrijes
Alebrijes

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